L'Italia verso lo stato razziale? Domani a Roma per fermare la deriva

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di Mercedes Domenech Salinas

Ormai diversi anni fa Norberto Bobbio ricordava che il vero problema delle disposizioni amministrative o legislative che regolano i flussi di immigrati sta nelle sfumature, perché il razzismo, inteso come ideologia e non come sentimento, “può dare origine a quello che è stato chiamato lo Stato razziale”.

Sembra proprio questa la tipologia di organizzazione nazionale verso cui la Repubblica italiana sta andando alla deriva. Neanche le frequenti mobilitazioni del paese contro la dubbia costituzionalità di alcuni aspetti delle ultime leggi in materia di immigrazione hanno ottenuto la revisione, da parte di politici ed istituzioni, di quei progetti che si allontanano dai principi stabiliti nella Dichiarazione Universale dei diritti umani. Non solo, le sanzioni imposte dalla normativa per chi si trova illegalmente nel paese si sono andate indurendo gradualmente nel tempo. Già superate le leggi Turco-Napolitano, Martelli e Bossi-Fini, da luglio scorso è il cosiddetto “Pacchetto sicurezza” a determinare la gestione dei casi di permanenza irregolare nel territorio italiano.

L’opposizione alla nuova normativa è forte e diffusa e i cittadini hanno deciso di mobilitarsi. L’appuntamento è per domani a Roma, dove si aspetta che migliaia di persone da tutto il paese accorrano alla chiamata contro il razzismo e le norme che peggiorano le condizioni di vita degli immigrati. Nel frattempo, questa settimana la nostra città ha ospitato diversi appuntamenti di preparazione, come per esempio l’incontro pubblico presso la Casa del Popolo di Porta al Prato, dove, fra gli altri, Daniela Consoli, avvocata dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, che da 15 anni lavora gli immigrati, e Mercedes Frias, esperta in processi culturali dell’Associazione Punto di Partenza, hanno discusso sull’idoneità di questa nuova legge.

Secondo Daniela Consoli, il disegno di questa legge implica l’assunzione di due idee chiave:  la prima di esse deriva dell’assenza di “libertà di circolazione”, che converte in illegale tutti quelli che vogliano entrare in un paese senza autorizzazione, e la seconda sorge dall’idea che “il clandestino è un delinquente”. Pertanto, per i cittadini extracomunitari senza permesso di soggiorno “stare in Italia costituisce un grave delitto”, che è punito col rimpatrio o l’imposizione di multe che vanno dei 5.000 ai 10.000 euro. Allo stesso modo, con la legge si obbligano i funzionari pubblici a denunciare i clandestini, mentre tutti quei cittadini che affittano abitazioni a stranieri senza documenti rischiano una condanna da sei mesi a tre anni di prigione.

Indignata, Mercedes Frias ritiene che sia necessaria molta informazione su questa legge che minaccia i diritti fondamentali dell’essere umano. Gli ideologi della Lega e dell’estrema destra hanno formato un sistema di punizione discriminatoria legalizzato, attraverso il quale “i più vulnerabili ed i più sfruttati vanno a far parte di una nuova categoria sociale ubicata al margine delle condizioni normali di vita”, spiega Frias. Agli argomenti della politica, Consoli aggiunge che il problema non “è tanto lo sviluppo di questa norma”, bensì il fatto che “deplorevolmente” si sia promulgata una disposizione che mette a rischio “le misure di integrazione per i clandestini proclamate dall’Unione Europea”.

A dispetto dell’opinione comune, le disposizioni legali ed amministrative sviluppate in Italia non distano molto da quelle di altri paesi dall’Unione Europea, come la Spagna. Con l’attuale approvazione della riforma della cosiddetta “Ley de Extranjeria”, il governo di José Luis Rodríguez Zapatero intende limitare i diritti delle oltre un milione e 200.000 persone che risiedono oppure lavorano in forma irregolare nello Stato spagnolo. Le principali proposte avanzate dal premier, che due anni fa realizzò la maggiore regolarizzazione straordinaria di lavoratori immigrati nella storia spagnola, puntano ad ampliare da 40 a 60 giorni il termine di ritenzione dei clandestino ed a limitare il ricongiungimento familiare alla condizione che si possano dimostrare cinque anni di residenza legale. Così come si mira ad indurire le sanzioni per gli imprenditori che assumono immigrati irregolari e per i cittadini spagnoli che accolgono clandestini.

Davanti a questa situazione generalizzata, Mercedes Frias conclude con veemenza il suo intervento nella Casa del Popolo: “Si dovranno prendere delle misure contro questo sistema che avanza?”. Il silenzio del pubblico riflette la stanchezza di chi consuma energie in una lotta individuale, mentre dalla sua rabbia è chiaro quanto Frias odi gli indifferenti perché, come diceva Antonio Gramsci, “l’indifferenza è il peso morto della storia”.

0 Comments

  1. massimo parrini

    Ragazzi,
    finchè continueremo ad accettare tranquillamente il pensiero che l’essere umano è al di sopra di ogni altro essere vivente, è evidente che poi lasceremo porte spalancate a chi pensa che anche tra gli esseri umani ci sono quelli di serie A, serie B, serie C…

    Finchè si continuerà a pensare che “io sono più bravo di te” (e purtroppo in questo la sinistra italaina è molto brava) è ovvio che si lascia spazio al pensiero che c’è chi ha più diritti di altri…

    Insomma, cerchiamo realmente di dire no a tutti i razzismi, per primo l’antropocentrismo. Partendo da noi stessi, dentro ognuno di noi.
    Sennò poi diventa troppo facile dire che “sono loro i razzisti”…

    Quando la società recupererà il coraggio delle proprie responsabilità, allora potremo sperare di battere il razzismo, ogni razzismo…

    Max

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