L'ITALIA SONO ANCH'IO 8mila firme a Firenze. Ma il Comune dice no a chi nasce "clandestino"

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foto di Floriana Pagano

Cecilia Stefani per l’Altracittà

La campagna “L’Italia sono anch’io” si è conclusa in questi giorni con un buon successo: 110mila firme a sostegno di due proposte di legge, una sulla concessione di cittadinanza ai nati in Italia da genitori stranieri (sia pure a certe condizioni), l’altra per estendere il diritto di voto alle amministrative anche ai non italiani, se residenti in Italia da almeno 5 anni.

Le realtà promotrici della campagna si dichiarano ovviamente molto soddisfatte, in particolare a Firenze e provincia, dove le firme raccolte sono state 8mila. Fra le adesioni del resto si contavano anche quelle di diversi sindaci, con l’eccezione di Matteo Renzi, piuttosto tiepido sul tema. Invece il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, in più occasioni si è dichiarato assai sensibile al tema delle “seconde generazioni”, ovvero quei ragazzi stranieri figli di immigrati che, pur nascendo qui, parlando la nostra lingua e studiando nelle nostre scuole, devono aspettare la maggiore età per veder riconosciuto il loro diritto di cittadini.

E tuttavia, non è detto che ci riescano. Infatti, la legge attualmente in vigore, la n. 91 del 1992, ha istituito una specie di finestra temporale per cui, tra 18 e 19 anni, dovrebbe essere semplice e rapido ottenere la cittadinanza, facendo richiesta al Comune in cui si è nati e cresciuti. Nei fatti, però, le cose vanno diversamente, soprattutto da qualche mese. Ci riferiamo, per esperienza diretta, al Comune di Firenze, che ha negato la cittadinanza a neomaggiorenni inequivocabilmente nati in Italia e sempre presenti sul territorio, ma che sono stati regolarizzati o iscritti all’anagrafe successivamente alla nascita. Nascere “clandestino” diventa così una specie di peccato originale, da scontare per parecchio tempo.

Dietro a questi dinieghi c’è a nostro avviso un cambiamento di interpretazione, in senso restrittivo, della legge 91 rispetto al concetto di “residenza legale”. Malgrado circolari interpretative della stessa legge invitino con chiarezza a tutelare l’interesse del minore, certo non responsabile per le “colpe” dei genitori, a questi nati “irregolari” il Comune di Firenze dice no.

In occasione della visita del Ministro all’Integrazione Riccardi nella nostra città, una giovane fiorentina gli ha consegnato una lettera che denuncia questa situazione, forse legittima ma di certo ingiusta, ricordando fra l’altro da dove vengono i maggiorenni di oggi: “…nei primi anni Novanta (data di nascita dei giovani che fanno ora richiesta di cittadinanza) entrarono in Italia molti stranieri provenienti dalle zone della ex Jugoslavia colpite dalla guerra, in gravi condizioni di stress economico e psicologico, che vennero regolarizzati solo successivamente attraverso apposite sanatorie…”. L’ondata di profughi e immigrati che investì allora l’Italia trovò il nostro paese alquanto impreparato, sia dal punto di vista politico che sotto il profilo legislativo. La prima sanatoria che cercò di mettere un minimo di ordine fu decisa nel 1995.

Conclude dunque la lettera: “È quindi una manifesta ingiustizia negare il diritto di cittadinanza ai figli di questi stranieri, già presenti nel territorio ma “regolarizzati” successivamente, facendo così ricadere su di loro (…) le responsabilità, non solo delle eventuali omissioni o inadempienze dei genitori, ma anche della confusa situazione politica e legislativa al momento della loro nascita”.

In attesa dunque di una legge migliore, se e quando verrà, sarebbe già bello se si applicassero le leggi esistenti rispettandone lo spirito prima che i cavilli, e dando così un briciolo di concretezza a tanti bei discorsi sull’integrazione.

 

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