L'istruzione non si vende

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L’arrivo a Firenze del ministro dell’istruzione Letizia Moratti, martedì 27 novembre, ha destato il movimento studentesco fiorentino, negli ultimi anni un po’ perso fra blande manifestazioni di routine e canoniche autogestioni autunnali.”Benvenuta, ministro della privata istruzione”, l’hanno salutata così gli studenti del liceo Galileo. Contro le intenzioni privatistiche e riformistiche della Moratti è nata la mobilitazione, carica, oltre che del suo intrinseco significato di protesta, di contenuti e riflessioni portati avanti attraverso gruppi di studio ed assemblee.
Gli studenti puntano il dito contro i finanziamenti alle scuole private, strumento cardine di una politica che tende a mercificare la cultura, soprattutto se attuata in un momento di crisi finanziaria per la scuola pubblica; contro un abbozzo di riforma dei cicli la cui chiara intenzione è quella di settorializzare l’istruzione per rendere la scuola funzionale alle sole esigenze di mercato, facendone un luogo di formazione di lavoratori (ergo produttori) piuttosto che di individui; contro l’autonomia dei singoli istituti e delle regioni, ulteriore fattore di discriminazione, soprattutto fra le regioni più ricche e quelle più povere.
Tale analisi, basata su documenti del sito internet del ministero dell’istruzione, va inserita nel quadro più ampio della concezione del diritto allo studio come elemento fondante di un paese democratico: un diritto pertanto da garantire con equilibrio per potersi tradurre nell’espressione di una cultura plurale e libera. Gli studenti percepiscono invece il pericolo di un “ingabbiamento” della cultura, di un processo di omologazione teso ad uniformare coscienze e vedute arroccandole sotto l’insegna di una sola identità e ponendole al servizio di un solo ordine dominante. L’esperienza del Galileo è soltanto una delle molte occupazioni che hanno avuto risonanza in città. La mobilitazione, questa è l’aspettativa, in futuro assumerà altre forme, pur rimanendo coordinata a livello di rete fra istituti. Che il movimento studentesco fino ad oggi disgregato stia riprendendo coscienza di sé? Sarebbe un’ottima notizia.

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