L'invisibilità che uccide. Perdonaci Carmen

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di Katja Fitermann per l’Altracittà

Carmen Ghidescu, cittadina rumena nata a Iasi avrebbe compiuto 42 anni il prossimo 18 ottobre ma si è spenta lo scorso giovedì, a causa di una broncopolmonite, dopo un lungo calvario fatto di sofferenza, solitudine, indigenza e indifferenza.

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Piazza Santa Maria Novella, casa a cielo aperto di Carmen

Voleva morire. O almeno così aveva più volte detto agli operatori e agli ospiti della struttura della Caritas in via del Porcellana, presso la quale era stata accolta lo scorso inverno. La stessa struttura dalla quale era stata poi allontanata circa un mese fa, a causa della ricaduta in una pesante dipendenza dall’alcool che gravava, inevitabilmente, sulle altre ospiti, tutte donne immigrate in situazione di difficoltà e alcune anche con figli piccoli.

Ha dormito tante volte in piazza Santa Maria Novella, sotto gli sguardi dei passanti (Carmen era una bella donna, ancora abbastanza giovane e terribilmente provata fisicamente per non passare inosservata); ma persone come lei, in questa società, diventano misteriosamente invisibili a tal punto da non sconvolgere nessuno e finire per scomparire dietro la bella architettura antica del centro storico di Firenze.

Eppure le richieste di aiuto, sia da parte di Carmen stessa che dagli operatori del Centro di Accoglienza della Caritas sono state fatte più volte, al Distretto per la Salute Mentale di Borgo Ognissanti, presso il quale era già stata presa in carico dalla dr.ssa Musacchia, al 118 (con segnalazione alle forze dell’ordine – a causa degli evidenti segni di violenza subita – senza risposte concrete ed efficaci a parte di nessuno).

Anche i ricoveri brevi in ospedale, con dimissioni immediate, in seguito alle violenze subite e allo stato di ebrezza, non sono stati sufficienti per evidenziare una situazione di grave pericolo di vita per lei, al punto da poter avviare un trattamento socio-sanitario obbligatorio per tentato suicidio, come invece dovrebbe accadere nel caso di pazienti a rischio di vita e/o incapaci di rispondere per se stessi.

Carmen era di nazionalità rumena e i rumeni non residenti – nonostante siano cittadini dell’Unione Europea – si trovano seriamente in difficoltà dal punto di vista sanitario nel nostro paese, impossibilitati ad avere un medico di famiglia e ad accedere a cure particolari, come può essere, ad esempio, l’inserimento in strutture sanitarie per curare la dipendenza di alcool. E’ importante inoltre sottolineare come sembrino esistere risposte sanitarie concrete per la tutela della salute mentale degli immigrati, anche se questi sono spesso a rischio a causa dell’immigrazione stessa e dei problemi ad essa collegati.

Lo scorso lunedì, Carmen era stata all’ospedale di Santa Maria Nuova per un forte dolore al torace, ma è poi stata dimessa perché non c’erano segni di traumi particolari e tre giorni dopo, lo scorso giovedì, Carmen è deceduta per broncopolmonite. Una morte prevedibile, date le precarie condizioni di salute psicofisica della straniera e il suo stato di emarginazione e indigenza (non mangiava più, dormiva per strada, spesso poco vestita, sdraiata su una panchina o sull’erba per circa quattro settimane).

L’invisibilità di Carmen, come l’invisibilità dei poveri di questa città di Firenze, è causata dalla nostra incapacità di riconoscere queste persone come individui con i nostri stessi diritti, uguali a noi (e chiamo in causa anche le Istituzioni pubbliche: forze dell’ordine, i servizi socio-sanitari, tutti!!!). Un’ invisibilità che uccide, annulla e cancella l’identità di tante persone! Una invisibilità colpevole, della quale nessuno può esimersi dalla propria responsabilità!

Se il corpo è il documento storico dei diseredati, poiché l’unica cosa di cui i poveri possono disporre, credo che la storia della nostra società civile debba passare attraverso la lettura accurata di questi corpi degradati e ignorati che costituiscono dei veri documenti storici viventi.

0 Comments

  1. lorenzo

    Grazie, Katia, per questa sofferta denuncia. Poiichè siamo abituati, ahimè! a chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati, speriamo almeno che la morte della “invisibile” Carmen tocchi le coscienze di quanti operano nei settori incriminati, affinchè tali fatti non si ripetano e non ci abituiamo mai alla invisibilità degli altri.

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  2. Ranieri

    Carmen Ghidescu, povera donna, che ci facevi giovane, bella, sola e alcolizzata a Firenze? Perché non è rimasta a Iasi, o comunque nella tua patria? In romania non si muore di fame, e peggio di così non potevi certo vivere; qualcuno con cui stare l’avrai avuto! Perché Carmen sei venuta a pesare sulle nostre coscienze, noi che viviamo a 2mila km di distanza? Mi dispiace per la tua sorte, ma perché devo chiederti scusa Carmen? Ti sembrerò cattivo e insensibile Carmen, ma non abbiamo sbagliato tutti e 2? Addio Carmen, addio.

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  3. maurizio sarcoli

    Ranieri scrive: “In romania non si muore di fame, e peggio di così non potevi certo vivere; qualcuno con cui stare l’avrai avuto!”
    aldilà delle affermazioni false sulla Romania che vive una situazione economica e sociale molto diffcile, mi preme sottolineare un’altro aspetto del commento di ranieri che è lo specchio di un atteggiamento più generale che ormai diffuso nella società: se le contraddizioni del sistema in cui viviamo sono messe in evidenza da un evento noi non mettiamo in discussione il sistema ma neghiamo l’evento o almeno lo neutralizziamo dal punto di vista etico (abbassando il livello dell’accaduto da fatto a opinione).
    Il problema non è quindi che una persona, un essere umano è morto nell’indifferenza della città, il problema è che Carmen ha fatto scelte sbagliate nella sua vita (venire e Firenze, assumere alcool…) determinando così il proprio destino.
    Chiedo a ranieri di riflettere come lo chiedo a me stesso: poniamoci dei dubbi, domandiamo, informiamoci perima di affermare certe cose.
    Io non posso accettare che la morte di una persona che dorme per strada sia una ‘morte annunciata’ di una persona che in realtà quasi non esisteva per la sua invisibilità, una ‘non persona’.
    Non abbiamo paura che la cornice di cui facciamo parte si sgretoli se la mettiamo in discussione, proviamo costruire una città e una società che garantisce la salute e la protezione a tutti indipendentemente da come si chiamano, dove sono nati e che storia hanno alle spalle.
    Il problema non è essere buoni o cattivi, ma stare nella realtà con la sua complessità o raccontarsi fiabe rassicuranti per dormire sonni tranquilli,
    addio ranieri, addio, maurizio sarcoli

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  4. RANIERI

    aldilà che la romania non è la sierra leone, ossia non si muore di fame, (dovè l’affermazione falsa?) il discorso di maurizio è giusto. Dirò di più: sono pienamente daccordo! Ciò significa che non sono stato compreso. La mia intenzione non era quella di eliminare l’evento da un punto di vista etico, ovvio che nessuno dovrebbe morire a quel modo, a Firenze come ovunque. Semplicemente intendevo esprimere la mia opinione sul fatto che se una donna muore così non è solamente colpa nostra. Anche Carmen ha avuto le sue responsabilità e non si può negarlo; Il sistema degradato è sì un nostro errore e sarebbe bello seppure utopistico renderlo perfetto, ma, preso atto che la vita per un senzatetto a Firenze fa schifo, non posso non vedere come abbia sbagliato nelle scelte questa donna per arrivare a ritrovarsi in un paese straniero sola e alcolizzata per poi morire di broncopolmonite. Non è immaginabile alcuna prospettiva peggiore in Romania. Dunque avrebbe fatto bene a non venire mai a Firenze; questo senza voler deviare dal fatto che è morta una persona. E’ morta a causa della struttura del sistema, ma il sistema è così. La realtà è così. Invitiamo ospiti a cena senza avere nessuna portata da dargli. Per cui è morta anche per colpa nostra, ma un po’ di colpa, e secondo me neppure poca, cel’ha anche lei. E non lo dico per mettermi in pace la coscienza, figuriamoci. Se guidando a 150 km/h esco fuori strada perché il comune non rifà l’asfalto da anni e una buca mi fa sbandare non è solo colpa del comune. Se fossi andato più piano non sarei uscito di strada, con questo nessuno nega il fatto che bisognerebbe rifare l’asfalto. Eppure la strada era così e io ho continuato a premere l’acceleratore.

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    1. red

      Ranieri, dovresti davvero informarti meglio sulla Romania… Secondo recenti dati (fonte: CIA), il 25% della popolazione è sotto la soglia di povertà. Forse non tutti moriranno di fame, non sarà la Sierra Leone… però avrai sentito parlare dei bambini che vivono nelle fogne a Bucarest, più di 5000… dell’8% di disoccupati… forse sai che mentre qualcuno diventa ricco, magari un imprenditore italiano, tanti restano poveri e guadagnano appena quanto basta per campare, male, in una casa troppo piccola senza riscaldamento…
      Pane e cipolla non sempre bastano ad essere soddisfatti della vita. La mancanza di futuro spinge la gente a viaggi a volte vani, nella speranza o nell’illusione di trovare altrove qualcosa di meglio. Te lo potrebbero raccontare i nostri emigrati di ieri, se partirono perché morivano di fame o volevano provare a costruire qualcosa per sé o per i loro figli.
      Cosa ne sappiamo noi dei motivi che hanno portato Carmen in Italia, del suo passato, della sua vita? Nulla. E’ insensato pensare che avrebbe fatto meglio a non partire, è una conclusione arbitraria, malfondata e presuntuosa che ci porta fuori strada.

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  5. Ranieri

    Ma scusate, giusto per sfatare il mito che solo noi stiamo bene e gli altri no: http://www.carta.org/campagne/decrescita/esperienze/moneta/17818
    oppure http://www.affaritaliani.it/economia/ottomilioni_istat_poveri15072010.html

    Saliente è quantomeno questo punto : “E’ ancora l’Italia a essere in cima alla classifica negativa sia per l’indice di povertà tra i bambini che fra la popolazione anziana. Riguardo alla condizione dei bambini, l’Italia, insieme alla Romania, ha un indice di povertà che raggiunge il 25 per cento, mentre la media europea è al 19 per cento.”
    Certo, se non sbaglio è ritenuto povero colui che non raggiunge il 50 o il 60% del reddito medio nazionale, per cui i poveri italiani sono meno poveri di quelli rumeni, ma a sua volta il costo della vita in italia è completamente diverso.
    E le imprese italiane là danno quasi un milione di posti di lavoro e contribuiscono a una bella percentuale di pil: certo delocalizziamo per sfruttare i bassi salari, ma non sfruttano i migranti anche qui, spesso in maniera addirittura peggiore? Inoltre si sarà certamente letto, o googlando lo si trova sicuramente, dei molti cittadini rumeni che tornano in patria, dei bambini reimmatricolati nelle scuole rumene ecc; per molti il gioco non vale più a candela. E aggiungo una piccola insignificante impressione personale: quando lo scorso anno sono stato a Costanza sono rimasto deluso. Che idee mi avevano inculcato! Mi aspettavo un paese del 3 mondo, invece ero decisamente in europa.
    Tutto questo indipendentemente dalla storia di Carmen. Resto comunque convinto che avrebbe fatto bene a restarsene a casa; no dico, che poteva accadergli di peggio? Resto per cui a sua volta convinto che se è andata così la colpa è nostra almeno quanto sua. E non solo nostra come asserisce l’articolo, tutto qui. La discordia è nata da questo punto. Il che non significa, come mi ha accusato il signor Sarcoli, abbassare il livello dell’accaduto da fatto a opinione: il fatto resta il medesimo, è chi l’ha causato discutibile.

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  6. Maurizio Sarcoli

    Visto che Ranieri proprio non vuol capire la differenza tra avere la possibilità di cegliere e non averla gli consiglio di andare in Romania a vivere, provare a osservare altre situazioni oltre quella con cui è venuto in contatto e fare paragoni meno scemi tra le condizioni di vita tra i poveri in Italia e in Romania.
    Il sistema in cui viviamo è così anche perché ci sono persone come te Ranieri che non vedono come ci sia una colpa italiana nella povertà della Romania o meglio la affermi mentre la neghi: l’Italia non si interessa dell’economia rumena, le serve la manodopera a basso costo.
    Dal crollo dei regimi filosovietici l’economia dei paesi ex comunisti si è aperta al libero mercato di fronte al quale chi è più forte detta le regole.
    La Romania sta aspettando di entrare nell’area della moneta europea e data la sua posizione debole e la sua dipendenza dall’ingresso in Europa per la sopravvivenza minimizza tutte le umiliazioni cui è sottoposto il suo governo (l’ultima il rimpatrio forzato dei rom rumeni messo in atto dalla Francia di Sarkozi).
    Dico questo per uscire dal ragionamento di Ranieri sul caso singolo che continua ad avvitarsi su se stesso: il paragone dell’auto è testimone di una possibilità di consumo diversa da chi non si può permettere neanche una bicicletta.
    Nella nostra società come adesso in quella rumena il libero arbitrio dipende anche dalle possibilità in campo e queste da una questione di reddito.
    Lo stesso si può dire del rispetto e del riconoscimento sociale.
    Non conosco la storia di Carmen ma il ragionamento che propongo a Ranieri e agli altri lettori è proprio che dobbiamo prima conoscere e poi parlare.
    I giudizi così sicuri (e ripetuti) sulle attribuzioni di responsabilità si realizzano facilmente usando una logica lineare che poco a a che fare con le dinamiche che viviamo nella vita reale.
    Ogni nostro giudizio (il mio, quello di ranieri) non dipende da una logica universale ma dalla nostra posizione. Non siamo in un racconto giallo nel quale dobbiamo scovare il colpevole: questa è la realtà e in questa realtà io e Ranieri siamo più garantiti di Carmen che ci piaccia o no.
    Non fingiamo altro per comodo, ciao, Maurizio Sarcoli

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  7. Ranieri

    tralasciando il paragone scemo sui poveri in cui non ho capito dove stia la scemenza (è povero chi non raggiunge il 60% del reddito medio nazionale per cui, ai fini statistici, in italia è considerato povero chi non raggiunge una certo reddito, in romania chi non ne raggiunge un’altro. Sarà per il costo della vita che è diverso che dite? poi c’è chi non guadagna niente né qui ne là) parlare di colpa italiana nella povertà della Romania è ridicolo, a meno che non si creda, chessò, a un’imminente ridistribuzione della ricchezza a livello mondiale. “Nel 2007 l’ interscambio con l’ Italia è stato di 11,4 miliardi, con un attivo di 1 miliardo e 400 milioni sulla nostra bilancia dei pagamenti. Le imprese italiane impiegano 800 mila persone e contribuiscono al Pil rumeno per una quota stimata tra il 7 e il 10%.” Semmai hanno bisogno di altri investimenti! E se fanno male a qualcuno quel qualcuno tuttalpiù siamo noi, ed è ovvio che approfittano dei salari bassi, mica ci investono perché i rumeni sono più simpatici. La legislazione Rumena non è mica quella di uno stato africano, è stata profondamente modificata negli ultimi anni: hanno ratificato la convenzione dell’organizzazione internazionale del lavoro e ovviamente hanno accolto l’acquis comunitario per poter entrare nell’ue. E nemmeno qualche mese fa c’è stata a Bucarest la più grande manifestazione sindacale dal crollo del blocco sovietico. La crisi non li ha aiutati, ma disoccupazione,il lavoro nero, la corruzione sono problemi che abbiamo decisamente anche noi. Loro in più hanno la fuga della forza lavoro (nessuno nota che è un problema per la romania disperdere 2 milioni di abitanti in europa, ossia il 10% della popolazione eh?), e anche dei cervelli (altro problema che abbiamo anche noi). Ma il Signor Sarcoli potrebbe proporre all’aiir di chiudere tutta la baracca: Gli 800mila potrebbero emigrare e lo stato farà a meno dell 7% di pil, s’arrangeranno! Bisognerebbe forse dargli ancora del tempo alla Romania e smettere di continuare a considerarla uno stato del 3 mondo. Poi voglio evitare di parlare delle insignificanti buffonate di Sarkozy, il rom contro i rom. E non parlo più di Carmen, perchè o mi sono espresso male e non mi si è capito. In fondo il primo a fare attribuzioni di responsabilità non sono stato io, ho solo dato una variazione di quella che era stata fatta nell’articolo, persino senza negarla a ben vedere. Ciao, Ranieri

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  8. maurizio Sarcoli

    La sua competenza nella argomentazione economica mi fa pensare lei sia in contatto con il mondo imprenditoriale italiano che investe in Romania. .La preoccupazione ad autoassolversi è in questo caso chiara, come quella ad assolvere l’Italia dall’accusa di colonialismo economico della Romania, anzi dei rumeni.
    Mi piacerebbe che una persona aggiornata come lo è lei sui dati economici della Romania si potesse confrontare con qualcuno di pari competenza nella situazione sociale del paese. Attenzione non è ironia la mia. Credo che serva un confronto serio e documentato per superare la polemica e capire dove stanno andando i rapporti tra i due paesi.
    sono contento che abbiamo deciso di lasciare riposare in pace Carmen, ma anche per non lasciare che accada ancora. Sul fatto che non vogliamo si ripeta quanto è successo penso siamo d’accordo.
    sulla responsabilità italiana nei guai rumeni invece no, come sul fatto che sarkozi fa buffonate contro i rom.
    Se le sembra una buona idea ci sia un dibattito pubblico su questo e magari si rende disponibile a partecipare io lancio la proposta: troviamoci al centro sociale il pozzo o in un altro luogo pubblico a disposizione e ragioniamo dati alla mano di cosa succede a firenze, in romania e se
    Un ultima nota: quando si parla di terzo mondo forse si ignora che è anche una definizione positiva, un’autodefinizione proposta negli anni ’50 per definire un sistema economico e ideologico diverso da quello capitalista e quello comunista sovietico, era la terza posizione dei paesi ex coloniali non allineati. quindi non riguarda la situazione storica della rimania in quegli anni. Insomma terzo mondo non vuol dire per forza e solo sottosviluppo.
    arrivederci, teniamoci in contatto, Maurizio Sarcoli

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  9. Mariangela

    ho accompagnato delle persone (una quando i cordoni delle borsa del Comune erano già chiusi ma al centro d’ascolto hanno pagato loro, credo di aver capito) a fare il biglietto per rientrare in Romania, dopo lo sfratto violento di questo genneio all’ex Osmatex, ora sono disperati perchè per curare i bambini all’ospedale vengono chieste cifre impossibili, mi telefonano per supplicarmi di parlare con l’ospedale o mandare io dei soldi (venti euro per un piccolo intervento su un bimbo), magari i Rom bluffano e fanno quello che gli viene addebitato abitualmente ma io so che è la verità in grandissima parte…
    Vorrei sapere cosa dice il console, quello che quando i sindaci gli chiedono “come va”, risponde cha va tutto bene, “è stato attivato ogni opzione possibile per accogliere al meglio chi rientra” falso su tutta la linea a qunto mi risulta, ma gli aiuti dove li mettono?-

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  10. Ranieri

    Maurizio Sarcoli la sua è un’idea più che buona e se le riesce la metta in pratica, ma credo che lei mi sopravvaluti di gran lunga; dubito di avere gli strumenti per poter sostenere un dibattito del genere. Poi, puttroppo, in questo momento vivo tra Pisa e Genova e la mia cara Firenze la vedo veramente poco. Inoltre, e forse la stupirà, non potrei prenderne parte come difensore degli imprenditori senza se né ma. Argomentarle il perché è veramente troppo lungo. La saluto, Ranieri

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