L'inquinamento fa male anche al cuore. I risultati di una ricerca sulla Toscana

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dice Alfredo Zuppiroli, direttore del dipartimento Cardiologia dell’Asl 10.
L’allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità è stato rilanciato ieri nella giornata di studio sull’ "Inquinamento urbano e patologie cardiovascolari"
che si è svolta nel Salone de’ Dugento a Palazzo Vecchio. Lo smog fa male anche al cuore. Lo dimostrano una volta in più i dati della ricerca Riscat (Risultati dei
rischi cardiovascolari e inquinamento in Toscana) coordinata da Alessandro Barchielli, responsabile dell’unità operativa di Epidemiologia dell’Asl 10. "Si tratta di dati chiari che mostrano una correlazione lineare: a ogni sforamento di pm10 rilevato dalle centraline — spiega Zuppiroli — c’è un notevole incremento dei ricoveri per infarto miocardico acuto". E questo succede in sei aeree urbane della Toscana: Arezzo, Pistoia, Lucca, Livorno, ma soprattutto Firenze. L’inquinamento, dunque, è una potenziale bomba per il cuore: "Ovviamente sono più a rischio le fasce deboli della popolazione, come gli anziani, e chi soffre di patologie croniche come l’ipertensione— aggiunge Zuppiroli —. Ma anche le donne, più esposte geneticamente agli effetti dannosi dell’inquinamento".

Qual è il motivo per cui l’inquinamento colpisce il cuore? Perché il particolato più sottile finisce negli alveoli polmonari e da lì viene trasportato nel sangue. Come effetti immediati, nei soggetti predisposti, può generare scompensi cardiaci, aritmie e infarto acuto del miocardio. Mentre alla lunga distanza, un aumento generalizzato dell’arteriosclerosi. Il convegno di ieri è stata l’occasione per dare uno scossone al mondo politico. "Ormai gli allarmi della comunità scientifica suonano da anni inascoltati — incalza il cardiologo Zupiroli —, il fatto è che gli standard governativi non permettono un intervento efficace. Se si pensa che a Firenze le centraline, del tutto legali, sono posizionate a Boboli e in via Ugo Bassi, viene da sorridere". Un problema serio, quello del posizionamento delle centraline di fondo, più volte sollevato ma mai risolto.

Lo studio Riscat ha raccolto dati sanitari e ambientali per il triennio 2002-2005, incrociandoli. Gli eventi coronarici acuti selezionati sono stati 18.520 (soggetti ultra75enni: 57%) di cui il 73,2% rappresentati da infarto acuto del miocardio (portati in ospedale) e il 26,8% da morti coronariche extraospedaliere. Nelle analisi per il pm10 è stato riscontrato un effetto immediato e statisticamente significativo di incremento degli eventi totali negli anziani nella stagione calda (7.6%); il rischio è leggermente più basso (6.2%) nel caso di eventi di infarto (portati in ospedale) dell’inquinante biossido di azoto. L’associazione tra ozono ed eventi coronarici acuti mostra un andamento intermedio, rispetto ai precedenti: per la popolazione generale la stima d’effetto è del 2.0%, ma non statisticamente significativa; negli anziani si raggiunge la significatività sia per gli eventi totali (2.9%) sia per morte coronarica extraospedaliera. In linea con i risultati desumibili dalla letteratura scientifica in materia, lo studio Riscat ha confermato le associazioni tra rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari acute e i livelli di inquinamento ambientale.

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