11 dicembre 2018

L’ingiustizia del carcere

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Nel mese di novembre i cancelli di Sollicciano si sono aperti: hanno lasciato entrare decine di persone che con la legge non avevano pendenze, nonché due asini con prole.
Questo evento è stato costruito dall’Associazione Pantagruel, e ha reso possibile il mescolarsi tra detenute, e individui senza limitazioni della libertà.
Gli incontri non sono stati strutturati, e hanno preso forme diverse nei vari appuntamenti.
Il primo si è tenuto il 19, di sabato. Per l’occasione c’è stato dato libero accesso allo spazio verde del “femminile”, molto carino, con campo sportivo, prato, giochi per bambini. Eh sì, perché nonostante che le madri siano facilitate ad avere pene alternative, quelle che si trovano sprovviste di un’abitazione idonea vengono trattenute dentro, con o senza (dopo i 3 anni) figli. I bambini sono stati scarrozzati in lungo e in largo dagli asinelli. Anche le ragazzine (appena maggiorenni) si sono divertite e prese in giro a vicenda. Il rinfresco ha attirato anche chi di socializzare non aveva voglia, ma poi si è fatto coinvolgere lo stesso.
Che differenza passa tra un detenuto ed uno che non lo è? Detenute sono state scambiate per visitatrici, visitatrici per detenute.
La giustizia ha un corso lento: qualcuna di loro è lì dopo dieci anni di vita passati senza delinquere.
La giustizia sfavorisce le classi sociali più deboli: troppe sono lì per miseria, per avere troppi figli e un uomo che non li mantiene. Le stesse non hanno la possibilità di avere pene alternative, per la mancanza di sostegno alle medesime classi sociali.
E così una piccola non ha mai vissuto fuori dal carcere; un nascituro rischia di venire alla luce dietro le sbarre se l’istanza dell’avvocato di ufficio non arriverà in tempo. Chi non ha parenti porta i vestiti estivi anche d’inverno.
Pantagruel cerca di stimolare il contatto e il volontariato, all’interno e all’esterno del carcere. I volontari possono fare molto: sia all’interno ascoltando i bisogni, sia all’esterno, cercando occasioni perché i cancelli si aprano, ma per far uscire, questa volta.
La sede dell’associazione è in via Tavanti 20, un negozio di bambole. Bambole fabbricate e vendute dalle detenute (qualcuna in affidamento lavorativo). Se avessero un lavoro su cui poter contare, la maggior parte di loro non si troverebbe lì.
Pantagruel (asspantagruel@virgilio.it) ha due progetti in corso: “La poesia delle bambole” e “Informacarcere”, on line. Nel prossimo futuro, un giornale delle sezioni femminili. Sarà un’occasione di incontro permanente con la città: Firenze e il carcere, una comunicazione che non c’è ma che si vuole creare, per rendere visibile questo non-luogo, dove chi è dentro è inesistente per noi, fuori.

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