Limiti e abusi della psichiatria

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“Bisogna cambiare il linguaggio per ritornare a parlare dell’uomo e delle sue esperienze. Il linguaggio della psichiatria va rifiutato proprio perché falsifica l’esperienza degli uomini, classificandoli ed aggredendoli con le sue nominazioni”.
È una vera rarità sentire parole come queste, e scoprire che dietro quelle parole c’è l’esperienza trentennale di un medico assolutamente speciale, che da anni lavora per scardinare i potenti meccanismi che regolano il mondo della psichiatria. Un potere, quello degli psichiatri, aumentato a disminura perché sempre più diffuso è il ricorso a categorie mediche per diagnosticare i nostri malesseri.
Ma chi è il cosiddetto “malato di mente”? Ed esiste davvero una malattia della mente?
Tutte queste domande hanno un senso nuovo dopo aver ascoltato Antonucci; sotto accusa è il sistema di potere sempre più forte che permette, a tutt’oggi e per i motivi più vari, di sequestrare una persona, di rinchiuderla in istituti, costringendola alla dipendenza da farmaci e da decisioni terapeutiche più o meno convincenti. “È l’inizio di una carriera senza ritorno; non si ritorna mai alla pari nel giudizio degli altri dopo un’esperienza in istituti psichiatrici”.
Quale difetto mentale, quale mancanza nel cervello, occorre per diagnosticare la schizofrenia, l’isterismo, la depressione? Già, perché oggi anche la depressione si cura con gli psicofarmaci.
Racconta Antonucci che, attualmente, “anche il gioco d’azzardo è considerato malattia mentale. L’Università di Pisa, alcuni anni fa, ha comunicato con enfasi la notizia che gli psichiatri di quell’istituto stavano considerando come disturbo di mente persino la passione amorosa. Con la campagna proibizionista contro il fumo di sigarette, si va insinuando l’idea che, per superare la dipendenza dal tabacco, intesa come dipendenza psichiatrica, si debba ricorrere sia ad interventi psicologici che a terapie farmacologiche”.
è chiaro, invece, che è il pensiero ad essere ritenuto molto pericoloso; quello di chi la pensa in maniera diversa, forse ‘strana’, rispetto alla maggioranza di quelli che si conformano. Ma secondo Antonucci non esiste nessun fondamento clinico, niente nel corpo o nella mente di una persona, che riconduca ad una malattia.
Parole che pesano come macigni: è “il complesso del fastidio”, che nasce a livello sociale, “quando una persona viene ritenuta senza pensiero”, un “non uomo”.
E la psichiatria diventa lo strumento attraverso la quale diminuire questo fastidio. Ma i mezzi di repressione, nonostante la chiusura dei vecchi manicomi, anche se più moderni sono purtroppo sempre gli stessi.
“Anche Hitler era pazzo! Certo, ora che è morto! Ma durante il nazismo gli psichiatri erano tutti con Hitler, perché era lui ad avere il potere”.

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