L’imam che crede al dialogo

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Un venerdì qualsiasi in Via Ghibellina. Il 14 arriva pieno come non mai e scarica il suo contenuto di umanità. Capita spesso sui bus fiorentini di vedere facce colorate: la Cina, l’Africa, i paesi dell’Est così come quelli del Sud America sono affezionati clienti dell’Ataf. Ma quello che arriva oggi scarica per lo più persone dalla pelle scura. Venditori ambulanti arrivano a piedi con sottobraccio la loro merce. Uomini in giacca e cravatta, ragazzini, poche le donne. E così la moschea di via Ghibellina, “quella del 14”, come la chiamano i suoi frequentatori, nel giro di un quarto d’ora si riempie. Niente a che vedere con lo sfarzo e l’immensità dei nostri luoghi di culto. Un semplice fondo ricoperto di moquette, qualche scaffale con i libri, e tanti ripiani vuoti in cui in breve trovano posto centinaia e centinaia di scarpe. Nel sottoscala una piccola cripta, probabilmente la cantina di qualche vecchio fiorentino, è diventata l’ufficio di Izzedin.
Izzedin Eldir è il presidente della Comunità Islamica di Firenze e della Toscana nonché l’imam della moschea “Al Taqwa” (timore di Dio), quella di via Ghibellina, appunto. Durante la preghiera del venerdì, un po’ come la nostra messa della domenica, Izzedin parla ai fratelli in arabo, poi Omar, il presidente dell’associazione dei giovani musulmani fiorentini, traduce in italiano. Parla dell’importanza di donare il sangue per i musulmani perché “ogni musulmano deve lavorare per costruire il bene”. Si passa al momento delle preghiere. Sono l’unica persona in piedi tra circa quattrocento inginocchiati, che si spargono in ogni angolo libero della moschea. Il tutto dura mezz’ora circa, e dopo la raccolta degli oboli che fanno fronte alle spese di gestione del fondo, scambio due parole con Izzedin.
“Nell’Islam non abbiamo una figura simile al sacerdote – mi spiega – l’imam è la persona che in quel momento guida la preghiera, che tiene la predica del venerdì: chiunque può esserlo, io sono stato eletto dai rappresentanti della comunità, ma posso essere revocato in qualsiasi momento”.
L’attuale guerra permanente ci viene fatta ingoiare come scontro di civiltà, le differenze sono presentate come inconciliabili. Tu cosa ne pensi, Izzedin? “Nella moschea ogni anno, alla fine del Ramadan (il mese di digiuno islamico, n.d.r.) organizziamo una serata di incontro a cui partecipano fedeli e rappresentanti delle altre religioni presenti a Firenze, nonché le istituzioni cittadine. Sai come i musulmani chiamano le crociate? ‘Le guerre dei Franchi’, per rispetto della croce, che è un simbolo religioso e nulla ha a che vedere con la guerra. Così l’Islam non c’entra con l’attuale guerra! Nel mondo i musulmani sono oltre un miliardo. I terroristi sono stimati in ventimila!“
Che cosa è cambiato per un musulmano che vive a Firenze? “Ci sentiamo messi sotto osservazione, ma questo succedeva anche prima. Devo dire però che tante persone esprimono solidarietà con noi. Ringrazio le autorità cittadine, la diocesi, le forze dell’ordine, i giornalisti, che si sono comportati con rispetto. Ma soprattutto ringrazio la gente di Firenze.”

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