Lilli e l’incappucciato

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Cosa volevano fare da grandi, i “conduttori” dei telegiornali? Sì, quei personaggi che seduti o in piedi o deambulanti ad ogni pasto ci annunciano con lo stesso garbo tragedie e farse, eventi epocali o curiosità, insomma tutto ciò che non possiamo fare a meno di sapere? Che cosa passa nelle loro belle teste telegeniche quando con inattaccabile professionalità rivolgono argute domande agli ospiti in studio, interrogando sul medioriente il commissario Montalbano o finanche Lele medico in famiglia? Nessun sussulto nei loro cuori quando il primo titolo del sommario è ancora una volta il maltempo o il caldo eccezionale? Restano a guardarli sul monitor, tutti quei servizi che ci raccomandano di coprirci bene, metterci il berretto, fare pipì prima di uscire? O forse in quegli istanti la loro mente vaga altrove, e si ricordano di quando da piccoli sognavano di fare i giornalisti? Quando sognavano di andare a caccia di notizie, di scoprire verità nascoste, di smontare bugie, di conoscere altre realtà, vedere cosa c’è dietro i fatti e imparare a raccontarlo alla gente, perché capisca, perché sappia, perché possa scegliere… Sveglia! Il servizio è finito, l’audio troncato di brutto lascia un discorso a metà e una notizia – se mai c’era – monca, tirata via, inutile. Ma chi se ne importa, adesso c’è la cronaca, un po’ di nera, un po’ di rosa, un po’ di vip, un po’ di bontà… “Abbassare politica, alzare cronaca”: vi ricordate l’incappucciato del Caso Scafroglia? “Omettere notizia 2, 5 e 6. Notizia 3, problemi con l’audio, si capisce e non si capisce…” Di recente Licio Gelli – intervistato da Repubblica nel relax dei suoi arresti domiciliari – non ha nascosto la soddisfazione di poter finire i suoi giorni con la certezza che i suoi piani per l’Italia si stanno realizzando. Il piano dell’incappucciato – quello di Scafroglia – prevedeva 3 punti: 1. Smantellare la Rai 2. Rincoglionire i giovani 3. Distruggere la scuola. “…vallette e calciatori, a rotazione!”. Grazie anche al duro lavoro del presidente del consiglio (tessera 1816), entrambi i piani sono già a buon punto.
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Quasi 10 anni fa venivano uccisi in Somalia Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, inviati del Tg3. Miran era un operatore, Ilaria una giornalista. E da giornalisti lavoravano, cercando notizie sul posto, parlando con la gente, seguendo piste e intuizioni, per costruire un’inchiesta sul traffico di armi e rifiuti tossici. Forse per questo sono stati uccisi, ancora non si sa chi e perché abbia voluto farli fuori, che cosa stavano per scoprire di illecito e sporco. Qualche idea ce l’ha data l’ultima puntata di Report che si è occupata del caso, la potete leggere su www.report.rai.it. Lì trovate anche la risposta di Paolo Barnard a tutti quelli che gli hanno scritto a proposito dell’inchiesta “L’altro terrorismo”, ovvero come certi paesi non abbiano le carte in regola per fare i gendarmi del mondo. Ne riportiamo un passo: “Siamo il sottoscala della RAI, mal pagati, nessuno assunto, senza uno straccio di possibilità di far carriera e allora che almeno ci sia lasciata la possibilità di essere liberi. (…) Forse se un coraggio c’è stato fu iniziale, quando col nostro modo di intendere l’informazione ci precludemmo ogni chance di far carriera (…) I potenti temono una cosa sola, e non è il giornalismo. Essi temono l’opinione pubblica, ne hanno il terrore. (…) E chi ha in mano il telecomando? ”

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