15 dicembre 2018

Libertà di stampa, Italia al 44° posto

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di Mimmo Candito*

Il  Rapporto sulla libertà di stampa, che Reporter sans Frontières pubblica annualmente dopo un monitoraggio su 173 paesi, quest’anno ha ulteriormente penalizzato l’Italia, collocandola a un drammatico 44° posto. La motivazione si basa sulle difficoltà che impediscono ai giornalisti italiani di svolgere il proprio lavoro, per le minacce della criminalità organizzata, per il forte controllo del governo sul sistema dei mass-media, per i progetti di legge che tendono a limitare pesantemente l’esercizio di una completa informazione sull’attività giudiziaria. Il testo ufficiale della motivazione spiega come “tra un progetto di riforma liberticida e le minacce della mafia, la situazione della libertà di stampa in Italia preoccupa sempre più i vicini europei”. E poi precisa: “L’influenza delle organizzazioni mafiose sul settore dei media si rafforza e obbliga gran parte dei giornalisti alla prudenza. Il ritorno di Silvio Berlusconi al potere pone nuovamente la questione dell’accentramento dei media audiovisivi e del loro controllo da parte del potere esecutivo, Le riforme legislative avviate riguardo alla limitazione della pubblicazione di atti processuali costituiscono un’evoluzione incompatibile con gli standard democratici dell’Unione Europea”.berluscanuocegravemente

E aggiunge, infine: “Situazione atipica all’interno dell’Ue, il presidente del Consiglio Berlusconi detiene di nuovo il controllo delle tre reti televisive pubbliche Rai, da una parte, e del principale gruppo televisivo privato Mediaset, dall’altra. Una predominanza che favorisce anche l’autocensura di una parte della professione”. Quest’ultimo è, forse, l’aspetto più drammatico del degrado del sistema informativo nel nostro paese: infatti, mentre per le altre condizioni di fatto su denunciate appare evidente il malfunzionamento, e un atto di denuncia di fronte all’opinione pubblica si rende agevolmente possibile, l’autocensura – che si qualifica nelle forme della omissione, o anche soltanto della attenuazione dei valori informativi, di una notizia – appare per sua natura meno evidente, e dunque una sua denuncia si fa più difficile, quando invece l’autocensura inquina e corrode drammaticamente dall’interno lo statuto di verità cui il giornalismo dovrebbe attenersi.

La condizione critica dell’informazione nel nostro paese è segnalata anche da un’altra autorevole struttura di monitoraggio dell’informazione, il Freedom House americano, che nel rapporto di quest’anno giudica con molta severità l’Italia: “Nonostante l’Europa Occidentale goda a tutt’oggi della più ampia libertà di Stampa, l’Italia viene retrocessa nella categoria dei paesi parzialmente liberi, dal momento che la libertà di parola viene limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra, e causa dell’eccessiva concentrazione della proprietà dei media”.

I due organismi internazionali – Reporters sans Frontières e Freedom House – sono considerati in tutto il mondo come strumenti di controllo autonomi da qualsiasi connotazione ideologica e indipendenti rispetto a ogni possibile identificazione politica. La loro autorevolezza non può essere messa in dubbio credibilmente, e dunque il giudizio severo che entrambi danno sulla deriva del sistema mediatico italiano pone alla società italiana il dovere di riflessioni amare e però urgenti. Senza una informazione libera, autenticamente pluralista, non è possibile formare una opinione pubblica consapevole; oggi, un processo più o meno sofisticato di manipolazione tende a sostituire con una rappresentazione adulterata della realtà quella corretta e problematica costruzione del consenso che nasce solo da una libera dialettica delle componenti d’una società. E l’Italia si trova così a essere l’unico paese dell’ Europa occidentale  che sia stato declassato nella categoria dei paesi semiliberi.

[Fonte Articolo 21]

* presidente della sezione italiana di Reporters sans Frontieres

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