L'esilio di don Santoro potrebbe finire: la Curia vuol evitare un secondo caso Isolotto

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di Maria Cristina Carratù

Sembrava una decisione irreversibile, su cui non tornare più. E invece «l´esilio» di don Alessandro Santoro, il prete delle Piagge che nello scorso novembre l´arcivescovo Giuseppe Betori ha allontanato dalla sua comunità per aver celebrato il matrimonio di una donna nata uomo, potrebbe presto finire. E´ quello che lasciano pensare le trattative sottotraccia avviate fra piazza San Giovanni e Diacceto, nel Casentino, dove don Santoro è stato mandato «per un periodo di riflessione» sotto la supervisione della Fraternità di Romena. Trattative che riguardano, appunto, un suo eventuale ritorno alle Piagge, dove ha lasciato una comunità “indignata” e “orfana” nonostante l´arrivo di don Renzo Rossi. Ma dove il vescovo aveva intimato al prete ribelle di non mettere più piede, neppure in privato. Ma a quali condizioni la Curia e Santoro potrebbero incontrarsi? Il ritorno, infatti, non deve apparire né come un´abiura da parte dell´ex cappellano delle Piagge, che lui non sottoscriverebbe mai, né come un improvviso ripensamento dell´arcivescovo, ovviamente non spiegabile.

Un atteggiamento conciliante nei confronti di Santoro, o almeno orientato a rimarginare in qualche modo la ferita delle Piagge, era già emerso nelle scorse settimane dal confronto di Betori con il clero nel consiglio presbiterale, mentre pochi giorni fa un´analoga indicazione è arrivata anche dal collegio dei consultori, sorta di “senato” dotato di poteri consultivi. Mentre fin dall´inizio lo stesso arcivescovo è apparso preoccupato di evitare un «secondo Isolotto», cioè uno strappo del tessuto ecclesiale come quello che negli anni ‘60 ebbe per protagonista la comunità di base di don Enzo Mazzi, sospeso dall´incarico di parroco, ma tuttora prete, con intorno un gruppo non del tutto “allineato” dal punto di vista dottrinario, e considerato da Betori una spina nel fianco. Santoro ha sempre detto di aver ubbidito all´arcivescovo per non «esporre all´anatema» anche la sua gente, ma, come alle Piagge ammettono in molti, «la brace cova sotto la cenere». Come dire che il risentimento potrebbe esplodere sotto forma di «secessione» dell´intera comunità al seguito del suo prete, appunto in stile Isolotto. La mano tesa a Santoro dovrebbe servire anche a far rientrare questo rischio, ad evitare alla diocesi di Firenze un record di dissidenza interna.

Resta da capire quale forma di ripensamento, indispensabile per giustificare un suo eventuale ritorno alle Piagge, Betori può far accettare a Santoro. E´ certo che si tratterà di una dichiarazione scritta, dai contenuti da definire. L´arcivescovo potrebbe chiedere al prete di riconoscere di aver sbagliato a non tener conto, nel celebrare un matrimonio nullo in partenza per la Chiesa, della sensibilità della comunità ecclesiale nel suo insieme, dove, peraltro, egli ha pur deciso di rimanere. Santoro potrebbe chiedere che gli venisse riconosciuto di aver agito non per voglia di rottura ma per amore evangelico, e per rispetto dell´autenticità di un´esperienza di vita. E magari ottenere dalla Diocesi l´avvio di un ampio confronto culturale sul tema della sessualità e della appartenenza di genere, alla luce della fede e della sensibilità diffusa, già proposto, senza risultato, al predecessore di Betori, Ennio Antonelli. In ogni caso, i tempi saranno brevi. A quanto pare l´arcivescovo intende portare una decisione al consiglio presbiterale del prossimo 23 aprile.

Fonte Repubblica Firenze

0 Comments

  1. Giancarlo Zani

    SPERO PROPRIO CHE DON SANTORO RITORNI ALLE PIAGGE LO MERITEREBBE PER LA SERIETA’ E LA COMPOSTEZZA CHE HA DIMOSTRATO IN QUESTA VICENDA CON LA CURIA FIORENTINA, MA LO MERITEREBBE ANCHE LA COMUNITA’ CHE E’ STATA ESEMPLARE NELLA FERMEZZA DI VOLERE LA GUIDA CHE L’HA FATTA TANTO CRESCERE IN QUESTI ANNI.

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  2. red

    Ecco la nota della Comunità inviata al giornale La Repubblica.

    Leggere sul giornale di domenica che Alessandro Santoro potrebbe tornare alle Piagge è stata per noi una buona notizia. I sei mesi di riflessione voluti dal vescovo sono stati per noi un tempo difficile e lungo, in cui il rischio corso è stato quello di veder disperdere quindici anni di impegno cristiano e sociale all’interno del nostro quartiere. Ciò fortunatamente non è avvenuto. Abbiamo vissuto un periodo, lo viviamo tuttora, in cui abbiamo continuato la nostra azione di ricerca interiore accompagnati dalla nostra volontà, dal Vangelo e dai volti delle persone che incontriamo giorno dopo giorno.

    Dal 26 ottobre scorso ad oggi siamo riusciti, con spirito immutato, ma anche con innegabili difficoltà, a consolidare le tante attività dedicate al riscatto degli ultimi, ai quali dobbiamo la nostra obbedienza e la nostra fedeltà. E per noi anche il matrimonio di Sandra e Fortunato rappresenta un “camminare con” chi è alla ricerca di riscatto. Lo abbiamo fatto con semplicità, aprendoci al richiamo del messaggio di amore totale contenuto nel Vangelo.

    E’ per questo che leggere quanto da voi pubblicato ci consente di sperare che il muro di incomprensione e di mancato ascolto, oggi ancora presente, possa cominciare ad essere smantellato, mattone dopo mattone. Ci troviamo di fronte alla concreta opportunità di praticare una fase di dialogo e confronto virtuoso tra San Giovanni e le Piagge. Ci domandiamo però quali possano essere i termini della “trattativa” utile a sanare, grazie ad una comprensione reciproca, quella incrinatura creatasi all’interno della comunità cristiana di una città come Firenze, sede cardinalizia, da sempre capace di cogliere i segni dei tempi e di generose aperture.

    La Comunità delle Piagge

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