"Legge Baronti", le critiche del Movimento

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di Floriana Pagano

Per il Movimento di Lotta per la Casa, questa nuova legge è “scandalosa”. Sono tanti i punti critici che portano Marzia a definire così quella che, se approvata dal Consiglio Regionale, sarà la nuova legge sull’edilizia residenziale sociale, fortemente voluta dall’assessore Baronti. Una volta si chiamavano “case popolari”. Oggi si chiamano “alloggi sociali”. Ma quello che non c’è più, a sentire il Movimento, è proprio il ruolo pubblico nella gestione delle politiche abitative.  La gestione di un bene pubblico come l’edilizia popolare non può essere trattata come se il gestore fosse un privato.

Marzia si riferisce, in primo luogo, al fatto che, per la determinazione del canone di locazione, la legge individua delle fasce in base alla situazione economica dell’assegnatario, l’ISEE (la situazione economica equivalente). La situazione economica e la composizione del nucleo familiare saranno, infatti, i principali parametri di determinazione del canone di locazione. E fin qui, sarebbe tutto normale. Ma, proprio in riferimento alla situazione economica, la legge stabilisce che “superato per due anni consecutivi il limite massimo fissato per la fascia della permanenza nell’alloggio, il canone di locazione è determinato in misura pari al doppio del costo base dell’alloggio”. I canoni degli affitti, dice Marzia, sono già stati ritoccati rispetto al passato. Ma come verranno interpretati, per esempio, i casi di quelle persone che, una volta andati in pensione, si ritroveranno con quel piccolo e sudato gruzzoletto, già ampiamente tassato, responsabile del loro improvviso innalzamento di reddito? Oppure il caso in cui la situazione economica migliora perché i figli iniziano a lavorare? Perché il costo degli alloggi deve cambiare e la famiglia subire un aumento del canone di locazione? La Regione e/o i Comuni, soggetti attuatori degli interventi insieme ai privati, secondo Marzia “non si devono comportare come il privato con le case che sono state costruite con i soldi dei lavoratori”.

C’è però il problema di mantenere in vita il patrimonio pubblico delle case popolari, garantendo degli introiti e anche un ricambio degli inquilini, visto che la domanda non diminuisce.

Marzia ha partecipato a tutti i dibattiti e agli incontri con l’Assessore sulla nuova legge. Inizialmente, racconta, “non ero maldisposta. Mi sono incazzata dopo, rileggendo la legge. Non viene risolto il più grosso dei problemi che è quello della morosità di chi non ha colpa perché magari perde all’improvviso il lavoro o perché perde il marito unica fonte di reddito”. Tutti coloro che hanno subito sfratti, in questi ultimi anni, anche se incolpevoli degli eventi di mancata corresponsione, è perché si sono ritrovati in situazioni simili e oggi “non hanno diritto a partecipare ai bandi pubblici per l’assegnazione di un alloggio popolare”. La nuova legge non risolve questo problema che è gravissimo. “Non è stata cambiata nessuna regola a riguardo”, sostiene Marzia. L’art. 52 della nuova legge affronta il tema della cosiddetta “morosità incolpevole” ma si pone un’altra criticità. Coloro che, a seguito di eventi imprevedibili, non saranno in grado di pagare una mensilità, saranno segnalati ai servizi sociali tramite comunicazione scritta al comune competente che, “dopo aver valutato la situazione personale o familiare documentata dall’assegnatario, può disporre l’attivazione di interventi di sostegno economico e sociale al nucleo familiare”. Marzia dice: con la segnalazione ai servizi sociali, scatta un controllo sociale che pone la persona in una situazione di perdita della dignità. “Siamo in una casa popolare o nella casa del grande fratello?”

La questione non è semplice. Marzia, però, parla con cognizione di causa. Conosce bene le situazioni di chi vive negli alloggi popolari, un’esperienza provata sulla propria pelle. Oggi abita in una casa popolare del centro storico in qualità di occupante non abusiva. Fino al 2001, quando le è cascato addosso il mondo. La casa in cui vive era assegnata al marito e alla suocera. Morti entrambi, lei e le sue due figlie hanno rischiato di perderla, pur trovandosi in situazione di povertà e di mancanza di reddito, per delle assurdità burocratiche che, purtroppo, non sono mai casi isolati nel nostro paese.

Anche i contratti costituiscono un’altra criticità della legge. Il contratto sarà rinnovato ogni quattro anni tacitamente, a meno di perdita dei requisiti. E, anche in questo caso, il pubblico si comporta come un privato. “Se tutto risponde al reddito”, dice Marzia, e se quindi ci si comporta come se si fosse un privato, “il resto non vale. Spero solo che questa legge non passi. Non deve passare”.

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