Lega Nord, l'inganno padano tra parentopoli e neofascismi

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Sara Capolungo per l’Altracittà

Pochi giorni fa, nel territorio di Ponte a Elsa, nel comune di San Miniato, si è tenuto il “grande  giuramento sul Sacro Suolo”. Il “grande giuramento” è quello ideato e organizzato dalla Lega Nord. E il “Sacro Suolo” è quello di Borgo San Genesio, diventato una sorta di “Pontida Toscana”, a seguito della scoperta di un sito archeologico di probabile origine longobarda. E qui, grazie anche alla presenza del ministro Roberto Calderoli, si sono infiammati i cuori e le menti degli uomini e delle donne di verde addobbati.
Gli stessi entusiasmi si erano manifestati alcuni giorni prima, il 12 settembre, a Venezia, dove si è chiusa la cosiddetta “Festa dei Popoli padani”. Una tre giorni con Umberto Bossi, iniziata con la famosa ampolla del Monviso e conclusasi con l’ennesimo annuncio del federalismo alla Laguna Veneta. Mischiato tra i fedelissimi del Carroccio, l’attore teatrale fiorentino Saverio Tommasi ha cercato di indagare il motivo di cotanto trasporto e sicura identificazione con l’ideologia leghista. Ideologia, appunto, e non politica. Perché qui di politica non si parla e non si discute, ma si fa ideologia nel senso filosofico del termine. Ovvero, formazione delle idee a partire dalle sensazioni.  Sensazioni di paura, di fastidio e di disprezzo: per Roma ladrona, per i rom, per i “terroni” in generale. Alla domanda di Saverio, su quale sia la migliore legge emanata grazie alla Lega, nessuno sa cosa rispondere. Solo silenzio e imbarazzo, ai quali si cerca di rimediare, ripetendo come un mantra, i soliti “Padroni in casa nostra”, “Europa Cristiana” fino all’intramontabile “Noi ce l’abbiamo duro”.
Sembra evidente che i numerosi comizi dei vari Borghezio, Gentilini e Maroni abbiano sortito effetto. Facciamo alcuni esempi. Borghezio, europarlamentare: “Noi vogliamo la Padania bianca e cristiana”; Gentilini, vicesindaco di Treviso: “Io voglio la rivoluzione contro gli extracomunitari” e poi “voglio eliminare tutti i bambini degli zingari perché vanno a rubare dagli anziani” (frasi urlate dal palco della “Festa dei popoli padani” del 2008, per le quali è stato condannato nel 2009 a tre anni di sospensione dai pubblici comizi per istigazione al razzismo); Maroni, ministro dell’Interno, che candidamente scopre la sua politica sull’immigrazione: ”Noi trasformiamo i Cpt; non saranno più centri di permanenza temporanea ma centri di identificazione ed immediata espulsione”. In effetti, sembrava a tutti abbastanza palese.
Ma cosa vogliono i leghisti? Qual è lo scopo ultimo che li spinge a urlare slogan, sbandierare bandiere, saltare ed imprecare? La risposta è nella sostanza sempre la stessa, “la libertà”. Ma da chi? Da Roma ladrona, dagli stranieri, dai rom e dai musulmani, per potersi riappropriare del proprio territorio. Infatti la Lega nasce come movimento territoriale. Anzi, più che nascere, la Lega si presenta come tale. Perché dietro al legame con la propria terra c’è ben altro. Nel documentario francese “Ascenseur pour les fachos”(ascensore per fascisti) del 2008, trasmesso dall’emittente Canal+, Borghezio insegna ai neofascisti francesi le tecniche per riconquistare il potere. “Dovete proporvi come un movimento territoriale, regionale e cattolico” – spiega – “così non sarete etichettati come fascisti nostalgici e riuscirete ad entrare nelle amministrazioni dei piccoli comuni fino a quelle dei più grandi”.
E la Lega, mascherata da forza rinnovatrice, è riuscita realmente a conquistare i palazzi del potere della “Roma ladrona”. Se quindi il mito del territorio è stato, ed è, solo un pretesto per raccogliere voti e nascondere la sua natura da partito di estrema destra, anche il mito della trasparenza e dell’onestà della sua classe dirigente comincia a mostrare le prime crepe. Affiorano così losche dinamiche degne della Prima Repubblica. Da Roma ladrona a Padania ladrona, insomma. Da “parentopoli” alle auto blu di Ballman, presidente del consiglio regionale del Friuli, costretto alle dimissioni. Dal caso del figlio di Bossi, consigliere regionale della Lombardia, alla moglie di Flavio Tosi, sindaco di Verona, che da dipendente regionale è diventata dirigente, fino a Roberto Cota che ha sistemato, sotto l’ombra della Mole, mezza famiglia. Anzi ‘a famigghia padana, come la definisce Vittorio Zucconi su Repubblica. Ma anche il crack della Credieuronord, la banca della Lega fallita miseramente e rilevata da Gianpiero Fiorani, uno dei tanti “furbetti del quartierino”.
Da questa breve e sintetica ricostruzione affiora un partito complesso, ambiguo e sfaccettato,  con innumerevoli lati oscuri.  Su certi intrighi, il sole delle Alpi è meglio che non faccia troppa luce. Per chi, invece, desidera capire cosa si celi dietro l’irresistibile ascesa di un movimento di persone che non leggono (secondo la definizione di Umberto Eco) si consiglia il libro “Inganno padano. La vera storia della Lega Nord” di Fabio Bonasera e Davide Romano, con prefazione di Furio Colombo, da fine ottobre in libreria. Buona lettura.

0 Comments

  1. Arianna

    “Umberto Bossi è l’unico, vero, uomo politico comparso sulla scena italiana negli ultimi vent’anni”. Questa e altre perle scrive Massimo Fini sul Fatto, e non capisco se è un’altra delle sue “intelligenti” provocazioni o semplicemente una boiata. A me la Lega ha sempre fatto schifo e paura, e ora non mi pare davvero migliorata.

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  2. Bruna

    Per favore, non diciamo cretinerie. Solo uno come furio colombo può cacciar le immense balle che sicuramente sono scritte in quel faxsimile di libro. Dimenticavo: il signor furio colombo ed i suoi accoliti si sciacquino la bocca quando nominano la PADANIA e la LEGA NORD.

    Bruna Corvetta

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  3. Bruna

    Per Arianna: sai perchè la LEGA ti fa paura paura? Solo perchè temi che i padani ne abbiano piene le scatole di foraggiare il sud e, soprattutto, coloro che beneficiano di pensioni fasulle, indennità inesistenti, false invalidità.

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  4. gianni

    la signora bruna si prende la briga di postare il suo commento (sempre lo stesso) in difesa della lega nord e della padania in fondo a ogni articolo web che parli del libro “inganno padano”. ma che devozione! che sincero sentimento per bossi e compagnia. bossi e soci sono i peggiori papponi di denaro pubblico per sé e per i vari famigli. stia attenta, bruna, che la pensione la sucheranno pure a lei, a meno che non faccia parte dell’allegro circolo.

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