10 dicembre 2018

Le verità fanno paura

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In tanti si chiedono come mai gli iracheni non si ribellano a Saddam Hussein, approfittando dell’ “aiuto” americano. Difficile trovare delle risposte negli special televisivi dedicati alla guerra in Iraq, dove vengono fritti e rifritti luoghi comuni, semplificazioni agghiaccianti, una vera offesa all’intelligenza di chi vorrebbe capirci qualcosa, di chi non si accontenta di sentirsi ripetere che l’America rappresenta il bene e l’Iraq (o il suo dittatore) il male, che chi è contro la guerra è antiamericano e chi è a favore è amico della libertà, che i pacifisti sono antiamericani e la Francia è tradizionalmente ostile all’America. La realtà è più complessa di una partita a Risiko e i media ufficiali si rivelano strumenti di ignoranza e propaganda, sobillatori di odio tra le genti.
Difficile anche trovare delle risposte nei resoconti dei giornalisti dalle trincee. Arruolati, in divisa, si muovono insieme ai militari, raccontano la guerra da un inequivocabile punto di vista: quello dei soldati, gli stessi di cui loro si fanno scudo, gli stessi che bombardano scientificamente. L’informazione di guerra ufficiale è solo propaganda, propaganda della guerra preventiva, propaganda della dittatura della democrazia. E i morti, quelli veri, fatti di carni spappolate, i feriti, quelli che urlano, che piangono disperati, chi li vede? Chi li racconta? E gli affamati e gli assetati? Per loro il sogno della libertà è solo un incubo feroce, un punto di non ritorno, la morte.
Ce lo mostrano le tante immagini che circolano su Internet, i racconti scritti dagli iracheni stessi e pubblicati in rete, i tanti volti ripresi e diffusi dalla TV satellitare Al-Jazeera. Oggi, a differenza della prima guerra nel Golfo, l’informazione sfugge al controllo di regime. La CNN ha perso l’esclusiva e il leggendario Peter Arnett è sotto accusa per un’intervista rilasciata alla TV irachena. Alle immagini dei curdi gasati da Saddam, fanno eco quelle dei corpi esanimi dei soldati americani, mostrate da Al-Jazeera. Le ultime, a differenza delle prime, suscitano scandalo, non sono funzionali all’idea della guerra pulita, combattuta coi guanti.
Al- Jazeera è forse la novità di questa guerra, il più importante network televisivo del mondo arabo. Al- Jazeera offre un diverso punto di vista. Le immagini non sono neutre. Sullo schermo non si vedono solo i prigionieri iracheni umiliati, ma anche i volti spaventati dei soldati americani catturati. Tutti ora si rendono conto che in entrambi i campi contrapposti si avverte la stessa disperazione, lo stesso smarrimento.
La crudele realtà della guerra sta entrando in tutte le case.
Anche nel mondo arabo le cose sono cambiate. Se prima le televisioni erano unicamente quelle di stato, adesso con le antenne paraboliche è possibile sintonizzarsi sui canali satellitari. I cittadini egiziani hanno potuto vedere le manifestazioni pacifiste in America ed in Europa e ascoltare i discorsi del Papa.
Non è certo un caso se per le strade del Cairo, durante le manifestazioni di solidarietà con l’Iraq, si inneggiava a Chirac e al Papa.
Forse le nuove tecnologie di comunicazione (Internet, Tv satellitare) possono riuscire mettere in crisi l’informazione ufficiale e le sue bugie.
Aspettiamo con impazienza la nascita di Indymedia Iraq.

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