10 dicembre 2018

Le mani sulla Piana

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A Castello si costruirà. E si costruirà tanto, per chi sa quale necessità, visto lo spopolamento che da venti anni ormai vede allontanarsi cittadini da Firenze per zone più tranquille nella campagna toscana.
A costruire sarà la Fondiaria, la storica compagnia assicurativa fiorentina che ormai da anni è in mano al famoso palazzinaro degli anni Ottanta Salvatore Ligresti.
Costruisce in grande Ligresti, 1.400.000 metri cubi di costruito in un’area di 440.000 metri quadri, per un investimento di oltre un miliardo di euro. E cosa edifica? Appena 150 case popolari, l’unica cosa che serve a Firenze, dove ancora 1000 famiglie sono in attesa di un alloggio, e poi edifici pubblici (come la nuova sede della provincia), uffici, due alberghi, strade, piazze, scuole, impianti sportivi, un parco pubblico e la nuova caserma per allievi ufficiali dei Carabinieri, che occupa da sola 90.000 metri cubi.
Si tratta senz’altro di un grosso intervento urbanistico, e di un’enorme “cementificazione”.
Di questo si è parlato al cinema AlterCiak in un recente incontro con Gianni Barbacetto: il giornalista di Diario ha raccontato al pubblico chi è questo Ligresti a cui la nostra giunta con una bella stretta di mano ha affidato il futuro della piana. Barbacetto ha scritto numerosi articoli e saggi sul finanziere siciliano, avendone seguito negli anni Ottanta l’escalation in campo edile. Erano gli anni del Piano casa ideato dall’Amministrazione Tognoli per ingrandire la Milano operaia, con l’obiettivo di aumentare le residenze, piano che poi al conto dei fatti diverrà una grande operazione speculativa destinata a incentivare il settore terziario.
Barbacetto ha tracciato un quadro molto cupo di quel periodo: Ligresti mise le mani sul “Piano casa” grazie ad un misto di amicizie politiche e operazioni finanziare non del tutto trasparenti, senza dimenticare i suoi rapporti con importanti tronconi della malavita milanese. Uno su tutti la famiglia Carollo, poi condannata per la cosiddetta “Duomo Connection”, intreccio di crimine organizzato, politica e imprenditoria, che si occupava di spaccio di droga come di investimenti immobiliari, portata alla luce dall’omonima inchiesta che nel 1990 travolse molti fra malavitosi e costruttori di Milano.
A livello immobiliare e finanziario le operazioni di Ligresti sono sempre state dei fallimenti, anche quelle del “piano casa”: malgrado costruisse palazzi per tutta Milano, a conti fatti non riuscì a venderne uno, rischiando la bancarotta, poi evitata solo grazie all’intervento dell’amico Cuccia e della sua Mediobanca.
E questo fu il suo primo tracollo. Il secondo avverrà con Tangentopoli, dove verrà indagato per la mega “mazzetta” ENI-SAI, che fece ottenere alla Sai la gestione di tutti i contratti assicurativi dell’ente petrolifero. Per questa tangente il finanziere verrà condannato a tre anni e sei mesi di carcere, poi ridotti a due anni e quattro mesi, in cui Ligresti non è mai entrato in carcere ma ha usufruito dell’affidamento ai servizi sociali…
Visto il curriculum, Barbacetto ha avanzato seri dubbi sulla statura morale del Ligresti finanziere e imprenditore edile, oggi con Fondiaria Sai anche il più grande assicuratore del nostro paese.
Il film che chiudeva la serata all’AlterCiak era “Le mani sulla città” di Francesco Rosi, denuncia delle speculazioni selvagge del dopoguerra che hanno distrutto il volto di Napoli, Palermo e altri centri con la complicità di una classe politica corrotta e criminale. Allora si risparmiava sulla qualità del cemento e sui calcoli, e “vincolo” era una parolaccia. E oggi, che cosa attende la piana di Castello?

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