24 settembre 2018

Le mani sporche della BNL

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Prima definizione: OCP sta per Oleoducto Crudos Pesados, vale a dire 500 chilometri di oleodotto che attraverseranno l’Ecuador, passando per una quarantina di centri abitati e undici aree naturali protette, con buona pace di una valutazione d’impatto ambientale (VIA) messa insieme in “ben” due mesi di tempo. Seconda definizione: Consorzio OCP sta per Alberta Energy Company, Repsol-YPF, Perez Companc, Occidental Petroleum, Agip e altri, vale a dire una buona fetta di aziende petrolifere sudamericane e multinazionali, che potranno disporre liberamente dell’oleodotto per vent’anni. Problema: l’attuale produzione di petrolio del Paese è di 80 mila barili di greggio pesante al giorno. L’oleodotto ne potrà trasportare 450 mila al giorno. Domanda: quanti altri buchi e pozzi faranno queste attivissime aziende, posto che, una volta che la struttura c’è, sarebbe un peccato non sfruttarla, come la legge del profitto comanda? Soluzione del problema: l’oleodotto non è solo un tubo che porterà petrolio in giro, magari versandone di fuori un po’ ogni tanto, lasciando una scia di anomalie statistiche sull’incidenza dei tumori nel territorio, sloggiando interi villaggi e contribuendo all’estinzione di piante e animali unici al mondo. L’oleodotto è un progetto ben preciso, che punta a quintuplicare la produzione di greggio di un Paese che è già il sesto esportatore mondiale. L’ha capito anche la Banca Mondiale, secondo cui la VIA non tiene conto degli “effetti collaterali” del progetto, come l’apertura di altri 2,4 milioni di ettari di foresta amazzonica allo sfruttamento petrolifero. Ironia della sorte, purtroppo in questo caso i soldi per il progetto non vengono dalla Banca Mondiale, ma la sua opinione è importante lo stesso: il rispetto delle sue regole è un obbligo anche per le banche coinvolte, e speriamo che non lo sia solo nella teoria ma anche nella realtà.
A proposito di banche, sembra che 50 milioni di dollari di finanziamento vengano dalla nostra italianissima BNL. Ecco perché lo scorso 14 dicembre, quando la BNL apriva i suoi sportelli alla frenesia delle donazioni di Telethon, gli attivisti della campagna contro l’OCP si sono dati appuntamento davanti alle sue filiali per chiedere un po’ di coerenza. La banca non ha apprezzato, sostenendo che il messaggio di Telethon non era stato capito. I clienti invece si sono divertiti, e i banconi delle filiali si sono riempiti di piantine verdi lasciate lì da chi passava. Si dirà che non è molto di fronte ai rischi che corre la foresta amazzonica, ma se è vero che Moody’s (l’agenzia di rating che giudica la validità dei progetti e la sicurezza degli investimenti) ha retrocesso l’OCP nella sua classifica anche grazie alla campagna di sensibilizzazione internazionale, vuol dire che le azioni simboliche riescono ad avere effetti molto concreti.

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