24 settembre 2018

Le magnifiche 7

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previsto dal bando per la privatizzazione della gestione dei servizi idrici dell’Ato 3. Dopo la valutazione delle proposte, i soggetti individuati dalla Commissione di gara saranno ammessi alla fase di presentazione dell’offerta. Per aggiudicarsi la gestione dei servizi idrici, le aziende dovranno presentare la loro offerta, articolata in una parte “tecnica” ed una “economica”. Peccato che, secondo quanto stabilito dal bando di gara, sarà l’offerta economicamente più vantaggiosa a sancire il vincitore, pesando sul punteggio finale di un buon 80%.
Recenti sviluppi politici hanno però bloccato il procedere della gara. Il Senato, infatti, ha cambiato le carte in tavola per Publiacqua, approvando un emendamento alla finanziaria che impone l’affidamento del servizio idrico tramite gara pubblica. Non più concessioni dirette, come quella ventennale affidata a Publiacqua, ma entro tre anni il servizio dovrà essere affidato tramite gara d’appalto. E le magnifiche sette che faranno? Perse le motivazioni per entrare nell’azienda fiorentina, molto probabilmente diserteranno l’appuntamento. E l’eventuale gara da fare entro il 2006 non dà certezze a Publiacqua, che deve cominciare una corsa sfrenata per diventare una temibile concorrente delle grandi multinazionali dell’acqua.
Un altro colpo è venuto da tre dirigenti Ds, Amato, Bassanini e Morando. È loro la proposta di un ulteriore emendamento per imporre il passaggio immediato alle gare d’appalto. Cosa che renderebbe nulle le concessioni finora assegnate. Dure le reazioni del Comitato italiano per un contratto mondiale sull’acqua, che ha parlato di “durissimo colpo, che stronca il dibattito e rende l’Italia primatista mondiale in privatizzazioni”. L’emendamento è stato poi cassato nelle votazioni di fine anno per l’approvazione della Finanziaria, ma non si può cancellare la gravità della cosa.
Le privatizzazioni dei servizi pubblici sono un affare che richiama squali di ogni grandezza e schieramento politico.

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