13 dicembre 2018

Le inchieste di Genova

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Gli avvocati del Genoa Legal Forum stanno pensando di organizzare un convegno nazionale sui diritti civili, l’uso della custodia cautelare, le nuove ‘prassi penali’ di alcune procure, insomma sui tanti dubbi suscitati dalle inchieste sui ‘fatti di Genova’. Sono ancora in carcere quattro persone arrestate all’inizio di dicembre perché accusate di devastazioni e saccheggi nelle ‘giornate di Genova’. Secondo la procura sussiste il pericolo di reiterazione del reato, per quanto nessuno dei quattro abbia ‘approfittato’ in tal senso dei 16 mesi trascorsi fra il G8 e il momento della carcerazione. Era proprio indispensabile imprigionarli? E che dire di quei manifestanti sottoposti a misure cautelari (dall’obbligo di firma agli arresti domiciliari) perché ‘sorpresi’ a lanciare una o due pietre durante i disordini di via Tolemaide, dopo la carica al corteo autorizzato delle tute bianche? Anche per loro il capo d’imputazione è pesantissimo, devastazione e saccheggio, pena minima otto anni.
La sensazione generale è che si stia affermando una nuova prassi giudiziaria, insofferente verso le piazze e pronta a recuperare l’antica logica repressiva già vista in Italia negli anni del terrorismo. Perciò suscita preoccupazione il fatto che fra i tanti filoni d’inchiesta aperti a Genova non ce ne sia uno sui cosiddetti fatti di strada, ossia le cariche delle forze dell’ordine in via Tolemaide il venerdì pomeriggio e quelle del sabato al grande corteo che sfilava sul lungomare, con tutto ciò che ne seguì: caccia all’uomo, pestaggi di persone inermi, lancio di grandi quantità del pericoloso gas lacrimogeno CS.
Insomma, nelle aule di tribunale sarà impossibile ricostruire il contesto generale dei fatti, così sappiamo già che la verità giudiziaria sarà molto parziale. Resterà deluso anche il Parlamento europeo, che in una sua delibera votata a maggioranza ha parlato di “sospensione dei diritti” durante il G8 di Genova e si è ripromesso di vigilare sull’esito delle indagini intraprese in Italia per garantire giustizia e ripristino della legalità. All’estero, evidentemente, hanno idee molto chiare, anche nelle istituzioni, su quale sia la posta in gioco quando si parla delle “giornate di Genova”: le garanzie costituzionali, il libero esercizio del dissenso, i diritti civili. Il parlamento italiano finora si è disinteressato di tutto questo. I deputati avranno presto un’ultima occasione per recuperare la credibilità perduta, visto che le opposizioni hanno ripresentato una richiesta formale di istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti di Genova. La prima firmataria del progetto di legge è Graziella Mascia di Rifondazione comunista, gli altri sono il verde Marco Boato, Gianclaudio Bressa della Margherita, il socialista Enrico Buemi, Carlo Leoni dei Ds e Gabriella Pistone del Pdci. I nostri onorevoli avranno ancora paura di ricercare la verità o si faranno finalmente coraggio?
Lorenzo Guadagnucci (pubblicato su Linus)

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