Le idee chiare di Nory

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Sono dal parrucchiere, in Via Carducci 18, a Firenze per incontrare Nory, la proprietaria del negozio, una giovane donna cubana. Avverto subito la differenza rispetto ai “soliti” parrucchieri e non per qualcosa di particolarmente diverso: è proprio lei, Nory, la sua presenza, la dinamicità e l’allegria che trasmette a tutti.
“Ecco la nuova Marilyn!”, dice Nory sorridendo alla cliente che si è appena fatta bionda. Si respira un bel clima e simpatiche sono anche le altre due ragazze, sempre straniere, che lavorano con lei.
Come è riuscita a diventare proprietaria di questo negozio? Lo racconta lei stessa, a fine giornata, una delle tante in cui ha lavato, tagliato, fatto acconciature. A Firenze è arrivata circa dieci anni fa; la sua famiglia è rimasta a Cuba. Lei ha sempre lavorato come parrucchiera. Ha studiato, si è fatta conoscere e apprezzare; molte sue clienti di oggi sono le stesse che frequentavano i negozi in cui lavorava precedentemente.
Un giorno, un bruttissimo incidente stradale le cambia la vita: finisce in coma. Sulla pancia, che scopre, una lunga cicatrice ricorda il trauma subito. Dopo l’incidente, le arrivano i soldi del risarcimento. è così che Nory riesce a comprare il negozio.
“Ho sempre pensato che prima o poi avrei avuto un negozio tutto mio; se non ci fossi riuscita, avrei sicuramente cambiato lavoro: la giardiniera o la profumiera, non so. I soldi dell’incidente sono stati importanti ma avrei comunque provato a cercarli in altri modi. Mia madre mi ha sempre detto che per vivere bisogna lottare. La maggior parte dei cubani che conosco lavorano ma tanti non possiedono una consapevolezza precisa del perché sono qui o del perché se ne sono andati da Cuba. A volte sembra anche un po’ una moda andarsene dal proprio paese. Ci sono persone che una volta qui, non si creano una propria realtà: è una questione di culla! Per alcuni, l’importante è solo il fatto di essere arrivati in Italia!”
Nory ricorda la classica domanda “come sei arrivata qui?”, che tante volte le hanno rivolto, e di quanto può essere irritante il sentirlo ma, su alcuni aspetti, lei stessa è critica con gli stranieri.
“Puoi anche avere i soldi ma, per aprire un negozio, occorrono anche delle qualità: se sei educata e hai rispetto per gli altri, non ci sono tanti problemi. Quando si vive in un altro paese, è importante inserirsi, adeguarsi”.
Cosa significa “adeguarsi”? Non si rischia così di perdere anche un po’ delle proprie radici?
“Adeguarsi, per me, fa parte dell’essere umano: significa essere umili, imparare e mettersi in gioco. Non posso parlare male del mio paese perché, almeno a Cuba, studiare è obbligatorio. L’istruzione è molto importante. Lo sbaglio grosso, quando si vive in un paese diverso dal tuo, è non cambiare le proprie abitudini. Non penso che l’adeguarsi sia negativo; anch’io ho subito qualche piccola discriminazione ma non sono mai stata ipocrita e sono convinta che con l’educazione e il rispetto si possa fare tanto. Se vai via dal tuo paese, è perché non ci stai bene, perché vuoi migliorare la tua vita. Allora devi aprirti agli altri. Bisognerebbe lavorare sull’istruzione degli stranieri che già sono qui. Io non voglio rimanere a vita a fare la parrucchiera. Non posso neppure fisicamente. Vorrei continuare a studiare e bisognerebbe aiutare chi ha voglia di fare. Per me, si dovrebbe dare un periodo di prova a chi viene qui, cinque anni sarebbero sufficienti, per dimostrare di sapersi trovare una sistemazione: una stanza dove vivere, insomma e un lavoro. L’Italia è stata come l’America ma nessuno mi ha mai dato niente! Dovevo andare a fare la puttana come tutte le cubane? E, invece, l’hai mai vista una cubana che fa i tortelli a mano?”.
Questa è Nory, una piccola parte della sua vita. Inutile dirvi che è già diventata la mia prossima parrucchiera!

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