Le Grandi Scelte per Firenze

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Domenici blocca i lavori alla Fortezza. Siamo d’accordo con lui. Ma questa assonanza termina nell’esatto momento in cui dichiara che il blocco trae origine dalla ricerca di consensi in nome della costruzione della ‘Firenze moderna del futuro’. Abbiamo infatti una diversa idea di modernità e sviluppo: per noi lo sviluppo deve mettere al centro i bisogni della persona e deve essere sostenibile sia sul piano ambientale che sociale.

I fiorentini hanno capito, subendone gli effetti sulla propria pelle, che il sindaco e la giunta identificano la modernità con un’idea di sviluppo quantitativo che privilegia meccanismi puramente economici rispetto alla qualità della vita dei cittadini. Gli ultimi anni hanno dimostrato che questa città ha un’altra idea di modernità: pensiamo al
Social Forum Europeo, ai movimenti per la democrazia, per la pace, per un’economia di giustizia, al moltiplicarsi di forme di cittadinanza attiva, allo svilupparsi di nuove esperienze a sinistra – anche Unaltracittà/Unaltromondo ha questa matrice. E invece ai problemi reali di una città che vuole guardare al futuro non vengono date risposte.

Noi vorremmo che Firenze attuasse Grandi Scelte (non Grandi Opere, o meglio non le attuali Grandi Opere): la realizzazione della tramvia, in ritardo di anni rispetto ai tempi annunciati; decine di chilometri di corsie preferenziali per autobus; percorsi ciclabili; il treno metropolitano; spazi sociali e la destinazione delle aree dismesse decisa dal soggetto pubblico con una progettazione partecipata; lo sviluppo di progetti per gli alloggi in affitto, per l’accoglienza dei migranti; la promozione di un diverso stile di vita che riduca la produzione dei rifiuti; una visione della cultura capace di fare ricerca e innovare e non solo di attrarre turisti al botteghino.

Su questa diversa idea di modernità si è saldata la coalizione che lo scorso giugno ha ottenuto il 12,3% alle amministrative premiando quella sinistra critica che vuol portare questa idea nell’agenda del centro-sinistra unito per battere non solo Berlusconi ma anche la cultura del berlusconismo.

Nell’ottica ‘sviluppista’ sostenuta da Domenici, in nome di un malinteso dinamismo economico, veniamo condannati a stili di vita insostenibili. Le grandi trasformazioni urbane sono gestite dai privati, con irrisori poteri di indirizzo e di controllo della pubblica amministrazione. Una delle grandi sfide dei prossimi anni sarà il destino dei grandi contenitori interni alla città (cinema Apollo, Sant’Orsola, San Salvi, Manifattura Tabacchi, panificio militare). Come intenderà muoversi il sindaco? Dando il via agli ennesimi project financing? Chi autorizzerà i progetti? Con quali procedure istruttorie? Chi e con quali tempi li valuterà a fondo? La storia della Fortezza è esemplificativa.

di Ornella De Zordo

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