Le chiacchiere volano alto

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Da un po’ di tempo se ne sentono di tutte sul futuro dell’aeroporto di Peretola: “Fanno una “bretella di rullaggio”?!? No, una pista parallela all’autostrada ! Io ho sentito dire addirittura un nuovo scalo! Macchè! Allargano la pista soltanto…” Per fare un po’ di chiarezza, si è tenuto a Palazzo Vecchio un consiglio comunale interamente dedicato al tema. In quell’occasione la destra unita ha gridato all’allarme. “Facciamo qualcosa o la nostra regione diventerà di serie B!”, ha affermato con veemenza Mario Razzanelli dell’UDC. Gli ha fatto eco, prendendola da lontano, la consigliera di Forza Italia Giocoli “La storia della nostra città è legata alla storia dell’eroe di Leonardo Da Vinci e le colline di Fiesole al gesuita Lana che, cento anni prima di Montgolfier, insieme ad un gruppo di frati e di ingegneri fece volare palloni all’idrogeno ad aria calda…”.
Dunque perché indugiare ancora? Firenze deve avere il suo aeroporto! Già, il suo. L’aeroporto di Firenze è invece l’unico aeroporto privatizzato e quotato in borsa in Italia e tra i pochi in Europa e nel mondo. E dal momento in cui le ultime azioni sono passate dalle mani del Comune ai privati, circa un anno fa, nuove prospettive di sviluppo si sono improvvisamente materializzate sul futuro dello scalo fiorentino. Poco importa che ci sia un piano di sviluppo già approvato, che non prevede nessuna ipotesi di ampliamento, ma anzi la riduzione dell’attuale impatto ambientale e l’incremento della sicurezza.
Il compito di chi gestisce una società quotata in borsa non è quello di far si che l’impresa sia sana, funzioni bene e tenga conto del contesto sociale in cui opera. È quello di far crescere il valore delle azioni. È questa la principale responsabilità degli amministratori della società nei confronti dell’azionista. In questo modo viene assolto il principale e più “morale” dei doveri.
E prevedere, ma anche solo ventilare e diffondere notizie di future crescite e maggiori voli, in borsa significa far soldi da subito. Ne sa qualcosa anche il Comune di Firenze, che con la vendita delle sue azioni in tre anni ha guadagnato un bel 35% (Fonte: Ufficio stampa Aeroporto di Firenze).
Chissà… se la stessa logica fosse stata usata per la costruzione della rete elettrica, idrica o telefonica, come sarebbero adesso i poderi ed i casolari sparsi per i monti dell’Appennino?
La privatizzazione, d’altronde, è democratica! In una società quotata in borsa infatti gli azionisti sono i cittadini stessi. Democraticamente e legittimamente, quindi, se state vicino all’aeroporto e volete dire la vostra, ve ne dovete comprare un pezzetto. Ma se passano meno aerei sulla vostra testa guadagnate di meno.
Signore e signori, a voi la scelta. Nel nome dello sviluppo. Intanto i passeggeri (e quindi anche i voli) sono aumentati del 3% rispetto al 2003…

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