Le bandiere della pace restino ai balconi in caso di guerra!

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In queste ore nelle quali sembra già iniziato il funesto conto alla rovescia per il via all’attacco unilaterale contro l’Iraq, la campagna “Pace da tutti i balconi!” ricorda la contrarietà della maggioranza delle popolazioni del mondo a tale attacco e chiede con forza a tutti i cittadini, nel caso sia effettivamente dato il via ai bombardamenti, di non togliere le bandiere dai balconi delle case e degli edifici pubblici e privati, ma, anzi, di partecipare, nella forma e con le modalità che ognuno riterrà più opportuno, a tutte le iniziative di pressione per far sì che il nostro paese non entri in guerra, non la supporti e ne prenda le distanze, utilizzando come segno di visibilità ulteriore proprio la bandiera della pace nei sit-in, nelle manifestazioni e nelle veglie.
“Il nostro impegno per scongiarare la guerra, anche in queste ore drammatiche – spiega il coordinamento della campagna – continua regolarmente e siamo costantemente sollecitati dall’estero a inviare piccoli e grandi quantitativi di bandiere, soprattutto da Germania, Svizzera, Austria, Gran Bretagna, Olanda, Spagna, Stati Uniti, Francia, Australia e Canada. Quello di esporre la bandiera della pace è un gesto che evidentemente anche fuori dall’Italia è visto come un segnale forte del “no” alla guerra da parte della gente comune”.
“Il palazzo del Parlamento europeo di Strasburgo è pieno di bandiere della pace, pendono dalle finestre di Parlamentari, messe da molti assistenti…” lo afferma l’europarlamentare Luisa Morgantini.
E sempre a proposito di Europa, durante le scorse settimane si è svolta, sul sito dell’Unione Europa un’indagine conoscitiva sulla crisi irachena. Per mezzo di un questionario si è cercato di capire cosa pensa la popolazione europea di questa vicenda. A tutt’oggi sono pervenuti più di 83.000 questionari: il 56,9% delle persone ritiene che non si debba assolutamente fare questa guerra, un ulteriore 36,3% che non si debba fare ora. Tutto ciò anche se addirittura il 47,8% ritiene che l’Iraq abbia probabilmente armi di distruzione di massa. L’82,7% degli intervistati afferma che la via da seguire è quella della diplomazia e il 9,1% che si debba rimanere neutrali; in ogni caso, per il 75,6% l?Europa dovrebbe avere su questo genere di questioni una posizione comune. Per concludere, il 79,4% ritiene che alla base della decisione americana ci sia il controllo del petrolio.
Un no alla guerra arriva anche dalla città vittima degli attentanti dell’11 settembre. Scrive la Cnn: “Il Consiglio Municipale di New York, la città vittima degli attentati dell’11 settembre 2001 – gli stessi che spingono il presidente americano George W. Bush ad attaccare l’Iraq – ha votato mercoledì una risoluzione contro un’eventuale guerra. La votazione sulla risoluzione, terminata con 31 voti a favore e 17 contrari, è arrivata dopo mesi di dibattiti. New York non è comunque la prima città americana che si oppone apertamente ad un’azione militare in Iraq. Dal settembre 2002 risoluzioni in questa direzione sono state approvate a Los Angeles, Chicago, Portland e Milwaukee”.
Intanto in Italia le bandiere esposte ai balconi sono 2.500.000. Le richieste, nonostante una fisiologica flessione, sono continue e interessano particolarmente in questo momento il Sud Italia, che è stato l’ultimo ad organizzarsi ma che non è certo l’ultimo per la richiesta di pace.

Rete Lilliput

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