Le storie di Rai Tre, Augias intervista Santoro sulla Chiesa. Tra Verità e Carità… e omofobia.

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«… Chiesa: Verità o Carità?» E’ stato questo il titolo e il filo conduttore dell’intervista ad Alessandro Santoro realizzata da Corrado Augias all’interno del programma “Le Storie – diario italiano” in onda su Rai Tre. 25 minuti da non perdere, che partono con una dichiarazione del vescovo Raffaele Nogaro, deluso dall’istituzione totale e totalizzante che è diventata la Chiesa cattolica oggi in Italia: «Sono un uomo di Chiesa, addirittura Vescovo convinto, ma non nego di soffrire molto perchè questa è una Chiesa che non convince , che non sa dialogare con il mondo di oggi, non è la Chiesa della provvidenza di Dio. Io credo invece che la Chiesa non debba mai essere giudizio, ma sempre comprensione, provvidenza, aiuto.»

[Clicca qui per vedere l’intervista integrale]

Corrado Augias intervista Alessandro Santoro
Corrado Augias intervista Alessandro Santoro

La Chiesa di Betori, vescovo di Firenze è invece la Chiesa del giudizio e della punizione, dell’incapacità di comprendere la complessità della nostra società, una Chiesa omofoba e violenta, quella stessa violenza usata dalla Curia fiorentina verso la Comunità delle Piagge e Alessandro Santoro, prete di strada cacciato dalla sua gente.

0 Comments

  1. david

    ho seguito la trasmissione “Le storie” e la conversazione tra Corrado Augias e Don Santoro. La faziosita’ di questo giornalista si é subito manifestata mettendo in onda una dichiarazione del Vescovo Nogaro che niente aveva a che fare con il “matrimonio” celebrato da Don Santoro. Non risulta che il suddetto Vescovo abbia mai celebrato o aurorizzato un rito del genere.

    Nel corso della trasmissione il buon Augias ha definito Don Santoro un seguace di Don Milani; tutti sapiamo che Don Milani era molto avanzato per l’aspetto sociale ma molto conservatore sui valori morali e mai si permise di
    andare contro gli insegnamenti della Chiesa.

    Corrado Augias é considerato un anticlericale ateo e massone,e non risparmia occasione per mettere in cattiva luce la Chiesa.Nei suoi libri nega la divinita’ e la resurrezione di Cristo,considera i Vangeli canonici manipolati e prende per buoni quelli apocrifi. è sempre prontissimo a dare spazio a quanti manifestano dissenso nei confronti della Chiesa. L’intervista a Don Santoro é servita alla sua causa,ma ha reso un brutto servizio alla comuniuta’ delle piagge.

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  2. Sabatino

    Così giusto per non far perdere tempo ai vari Severino, Luca, Simone, Matteo e quanti altri…dopo Vanity fire, il vernacoliere ecco a voi Augias…e non finisce mica qui mi sa…quindi o smettete di occuparvi di noi oppure adeguatevi.

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  3. silvia

    La chiesa non ha bisogno di Augias per mettersi in cattiva luce, sa farlo molto bene da sola. Sul commento ‘Corrado Augias é considerato un anticlericale ateo e massone,e non risparmia occasione per mettere in cattiva luce la Chiesa.Nei suoi libri nega la divinita’ e la resurrezione di Cristo,considera i Vangeli canonici manipolati e prende per buoni quelli apocrifi’ dico Augias è un uomo di studio e non di fede. La differenza tra il primo e il secondo è che uno vuole capire , l’altro vuole credere.

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  4. Urbano

    “Lo strumento fondamentale per controllare la realtà è il controllo delle parole. Se tu puoi controllare il significato delle parole tu puoi controllare le persone che devono usare le parole”. (Philip Dick)
    Bisogna che noi per primi impariamo a controllare le parole e distinguerle l’una dall’altra. Sostituire la parola chiesa, quando occorre con:
    Vaticano
    Chiesa cattolica
    Gerarchia
    Curia romana
    Curia vaticana
    Comunità dei fedeli
    Popolo di Dio
    Comunità di base..
    Così come:
    cattolicesimo (come insieme di principi teorici)
    cattolicesimo reale (come applicazione pratica nella realtà storica del momento)..
    Così, per cominciare..
    Nota: buona la precisazione e distinzione di Silvia, salvo l’uso del termine chiesa per “gerarchia ecclesiastica” o altro a scelta come da sopra.

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  5. massimo parrini

    In realtà Alessandro con Don Milani ha molti punti in comune, forse anche riguardo al carattere…
    Casomai è paragonarlo a S. Francesco che è profondamente sbagliato: perchè del santo giullare di Dio, lui ha proprio pochino. Alessandro infatti non ha molto a cuore il resto del creato che non siano gli ESSERI UMANI per cui decide di spendersi (e per i quali si spende realmente fino in fondo, quasi annullandosi).
    Alessandro è pur sempre nel filone antropocentrico della cultura cattolica (ok come termine?), quindi non proprio in quella di S. Francesco.

    Poi dell’intervista ci sono altre due cose che mi hanno messo dei dubbi.

    Innanzi tutto Alessandro ha esordito subito con una bella frase sul fatto, giustissimo anche per me, che non c’è bisogno di un simbolo come il Crocifisso per dimostrare la propria fede, insomma che non servono i simboli per vivere la fede.
    Bene… Allora continuo a farmi una domanda già fatta a cui nessuno mi ha voluto/potuto rispondere: che bisogno hanno Sandra e Fortunato di un “simbolo” come il matrimonio cattolico per sentirsi amati da Dio ed amarsi compiutamente fra loro? Quindi perchè “assecondarli” in questo?

    Infine… Accoglienza delle persone a 360 gradi… Scusatemi ma quello che ho già scritto in passato dimostra che Alessandro e la sua Comunità fanno tanto ma non sono proprio il massimo dell’accoglienza a 360 gradi…

    Infine una cosa…
    Io penso che la Comunità ed Alessandro fanno bene, a continuare la loro “campagna” per cercare di smascherare la gerarchia della Chiesa riguardo alle sue ipocrisie ed idiozie, anche se ormai mi sembra che sia evidente a tutti.
    Però questa è una cosa che dovrebbe essere quasi “interna” al mondo cattolico.
    Tanto per dirvi: ad uno come me che gli deve frega’?

    Forse sarebbe meglio impegnarsi e portare avanti le varie problematiche che riguardano veramente tutti.
    Le Piagge sono una cosa più grande della loro Comunità, ci sono anche altre problematiche oltre alla vicenda Santoro, forse anche più importanti, come cose belle da valorizzare e da far conoscere.

    Ecco, credo che bisognerebbe concentrarsi su questo tutti insieme, pur lasciando a chi vuole d’impegnarsi per sperare in un cambiamento anche delle dottrine cattoliche.

    Insomma, tanto per spiegars e per fare un esempioi: quando sentiremo Alessandro, nelle tante interviste che rilascerà dicendo più o meno le stesse cose, magari anche su Topolino (liberissimo), parlare del fatto che Le Piagge sono tuttora utilizzate da tutti, enti pubblici come ditte, come privati cittadini quali discariche dove buttare di tutto? E che questo danneggia soprattutto le ultime aree che potrebbero invece essere valorizzate nella loro valenza socio-ambientale?

    Ciao!
    Massimo

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  6. david

    Giovanni XXIII diceva che bisogna distinguere l’errore dall’errante,ma alle Piagge mi sembra venga tollerato anche l’errore e non mi riferisco solo alle ultime vicende. Questa linea é stata sperimentata in molte chiese protestanti; in nome dell’amore hanno permesso e tollerato tutto con il risultato che non hanno piu’ fedeli. Vedi anche la continua emorragia di Anglicani verso la Chiesa cattolica.Mi auguro che anche questo post non venga censurato come il precedente. Se vi volete consolare tra di voi fate pure.

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  7. Sabatino

    Cominciavo a preoccuparmi, erano giorni che il sig. Parrini non spargeva veleno sulla nostra comunità, e sinceramente ho pensato anche al peggio. Per un attimo ho pensato che le due poiane posate sul suo tetto lo avessero scambiato per una succulenta preda, fortunatamente così non è stato. E’ veramente straordinaria l’attenzione con cui ci segue passo, passo ed ogni volta ci onora delle sue sentenze innalzandosi a chi sa cosa e chi sa chi. Ogni volta a ricordarci che noi siamo solo una piccola parte e che alle Piagge c’è ben altro e di gran lunga più importante. Mi sorge a questo punto spontanea una domanda, ma perché allora tutta questa spasmodica attenzione nei nostri confronti? Perché non dedica tutte le sue energie a tutto quello di cui è circondato? Perché infierire così su uno sparuto gruppo di salottieri borghesi? Lei che poi è un grande ecologista impegnato e noi invece che l’ecologia la usiamo soltanto per creare posti di lavoro. Sa questo Suo comportamento mi riporta all’adolescenza, quando dopo una delusione amorosa sembra che il mondo ci caschi addosso, quando la gelosia fa venire i crampi alla bocca dello stomaco e l’idea di non contare più niente per l’altra/o ci tormenta, e l’unica difesa diventa demonizzare l’altro. Ma poi per fortuna si cresce, si matura e si accetta la realtà per quello che è. I matrimoni si fanno in due e bisogna che Lei si rassegni una volta per tutte, noi facciamo a meno di Lei e direi anche egregiamente bene e Lei sicuramente meglio fa e saprà fare senza di noi. Ora però penso sia giunto il tempo di crescere, di maturare e lasciare che ognuno continui per la sua strada..
    Senza rancore
    Varriale Sabatino della Comunità delle Piagge

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    1. red

      Crediamo che sia molto noioso per chi legge dover seguire questo scambio di polemiche personali infinite. Per questo, DI NUOVO, invitiamo tutti cortesemente a commentare gli articoli restando sul tema, e ad usare la propria posta privata o altri mezzi per i botta e risposta. In caso contrario, ci vedremo costretti a non approvare i vostri post.

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  8. Barba Gianni

    Credo sarebbe più opportuno un confronto vero , sul contenuto della trasmissione ”Le storie” di Corrado Augias , andata in onda il 2 dicembre,invece di cercare di rifiutare la realtà a, quando non è gradita o mette in discussione “certezze” e convinzioni considerate assolute ed immutabili.
    Ovviamente ognuno e libero di dissentire in tutto o in parte con quello che a detto Don Alessandro Santoro e con le domande del conduttore.
    Più difficile mi pare cercare di cancellare ,con “anatemi” quello che questo prete ,insieme alla sua Comunità, quotidianamente fanno , nella “baracca-chiesa” di via Lombardia e nel territorio circostante, come conseguenza, così come mi sembra detta il Vangelo,dell’ aver messo al primo posto del loro vivere ed operare, l’attenzione verso gli ultimi.
    Una piccola chiesa ,con la c (minuscola) , spoglia e senza tanti orpelli, ma viva e partecipata, che non mi meraviglia, non piaccia ai “benpensanti” ancorati alla tradizione, alle abitudini e alle certezze secolari.
    Fare credere che prima della celebrazione del “matrimonio” tutto andasse bene “ tra le Piagge e Piazza del Duomo ,penso lo credano in pochi,anche tra quelli che non abitano da queste parti.
    Don Santoro e la sua “baracca” facevano e fanno “scandalo” a prescindere e non da oggi .
    Per il semplice motivo che questa è una Comunità, sensibile ai problemi sociali dei poveri, degli immigrati, come dei bambini ,dei giovani e anziani, che ha sempre posto a base del suo agire una interpretazione vissuta e profonda del Vangelo e del messaggio cristiano ,intrecciata a valori forti della sobrietà, della giustizia sociale e del bene comune, che non sta zitta, ,si schiera , partecipa , pone domande e chiede risposte.
    Ma così facendo disturba ed alla lunga , visto l’andazzo, e molto facile entrare in contrasto con le gerarchie ecclesiastiche e potentati politici ,economici ecc, avvezzi a autocelebrarsi, autoassolversi, autoriprodursi.
    Nel commento di David che contesta la trasmissione viene citato il Vescovo Raffaele Nogaro.
    Ma non mi sembra che l’esperienza vissuta, la visione della chiesa e il pensiero di questo vescovo, coincidano con quelle dell’Arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori .
    Nel libro “Ero straniero e mi avete accolto. Il Vangelo a Caserta” ,l’autore , il vescovo Nogaro,osserva :”Abbiamo un Papa meraviglioso, per tanti versi: ha tanta sapienza, ha tanto cuore, però a volte sembra essere distante dalla gente. Invece, la Chiesa non dovrebbe mai esprimere giudizi, reprimere senza speranza, dividere definitivamente. La Chiesa dovrebbe amare di più senza contropartite, senza resoconti. C’è già la società che controlla l’uomo in tutti i suoi comportamenti, la chiesa dovrebbe invece comprendere, capire, amare di piu. Altrimenti una Chiesa dell’otto per mille, dotata di tanta potenza, con tanta ricchezza, tanto prestigio, tanti titoli, la Chiesa che si autoafferma, che si preoccupa di fare bella figura, alla fine diventa una Chiesa che non dice più niente a nessuno, nemmeno ai credenti “.
    Non mi pare serva spendere soldi per costruire una nuova chiesa in mattoni ,come sembra si dica in giro, al posto della “baracca-chiesa” ,ma solo consentire a Don Alessando Santoro di ritornare a fare il cappellano , espiata la “colpa” .
    Questa sarebbe una bella novità ,ma dubito che l’Arcivescovo il 9 dicembre in visita pastorale alle Piagge faccia anche questo annuncio.Ovviamente ben lieto di sbagliare previsione.

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  9. david

    nella Chiesa ci sono stati e ci sono tanti preti che spendono la propria vita per i poveri senza tanto clamore e non sono stati mai puniti dai loro Vescovi. A Firenze potremmo ricordare Don Facibeni e lo stesso Don Rossi che attualmente sostituisce Don Santoro alle Piagge.

    quello che non convince di Don Santoro é l’amore a senso unico; ha invitato in modo spettacolare Beppino Englaro alle Piagge e forse é stato uno degli ispiratori per conferirgli la cittadinanza onoraria e non ha speso una parola per quelle Suore che amorevolemnte hanno assistito sua figlia (viva) per 17 anni. Perche’ non ha invitato alle Piagge i coniugi Gorla che per 37 anni hanno assistito con amore la propria figlia nelle stesse condizioni di Eluana Englaro?Non meriterebbero anche loro la cittadinanza onoraria a Firenze?

    Sono queste le contraddizioni che non convincono. Vi ho gia’ spedito un messaggio piu’ o meno con lo stesso contenuto ma non l’avete pubblicato. Questo é significativo!

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    1. red

      David, il messaggio non era arrivato… comunque i contenuti sono sempre gli stessi, la tua opinione è chiara. Parli di amore a senso unico, non possiamo che ripeterti che non è così. Forse oltre a leggere i giornali dovresti venire alle Piagge per capire cosa intendiamo. O forse resteresti comunque della tua idea, ma almeno con coscienza della realtà.

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  10. Maurizio Sarcoli

    dato che è stato spesso ciatato don Milani e la sua obbedienza voglio riportare brani da una lunga lettera dal titolo ‘Un muro di foglio e di incenso”, scritta nel 1959 per una rivista cattolica che non lo pubblicò (penso di intuire perché leggendo la lettera). Ringrazio Gianni della comunità che me lo ha segnalato, buona lettura (il testo integrale è nel libro “Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana” di Arnoldo Mondadori editore, p. 122 e seguenti)

    “…E ora facciamo un altro passo innanzi: abbiamo mostrato che la critica ai cardinali e ai vescovi è lecita, diciamo ora addirittura che è doverosa: un preciso dovere di pietà filiale. E un nobile dovere anche, proprio perché adempirlo costa caro.
    Criticheremo i nostri vescovi perché vogliamo loro bene. Vogliamo il loro bene, cioè che diventino migliori, più informati, più seri, più umili. Nessun vescovo può vantarsi di non aver nulla da imparare. Ne ha bisogno come tutti noi. Forse più di tutti noi per la responsabilità maggiore che porta e per l’isolamento in cui la carica stessa lo costringe. E non è superbia voler insegnare al vescovo perché cercheremo ognuno di parlargli di quelle cose di cui noi abbiamo esperienza diretta e lui nessuna. L’ultimo parroco di montagna conosce il proprio popolo, il vescovo quel popolo non lo conosce…” (p. 125)
    Vedi dunque che non è sdegno per i vescovi che occorre, ma per noi stessi, figlioli vili e egoisti che abbiamo amato più la nostra pace che il bene del nostro padre e della nostra Chiesa.
    E più avanti..
    “…Fermiamoci dunque un poco in esame di coscienza. Potevano quegli infelici saper qualcosa sul mondo che li circonda e su se stessi? C’è qualcuno che li corregge? Abbiamo mai provato a parlar loro francamente così come si parlerebbe al nostro figliolo colto in fallo? No, via, bisogna confessarlo, nessuno di noi si è curato di educare il suo vescovo. E se tanti vescovi vengon su come li vediamo, sicuri di sé, saputelli, superbi, ignoranti, enfants gàtés (in it. bambini viziati, nd.r.), come potremo volerne male a loro noi che non abbiamo fatto nulla per tender loro una mano e riportarli al mondo d’oggi e all’umiltà cristiana e alla giusta gerarchia dei valori? E questo loro essere così non è per la Chiesa un male molto più grande di quanto non lo potrà essere quel po’ di turbamento che in qualche animo debole potran fare le critiche? È meglio conservare il piedistallo alto nell’illusione di coprire un po’ alla meglio la vuotezza dei vescovi o è meglio buttar giù il piedistallo e ottenere, per mezzo di un po’ di critica, vescovi capaci di non dir sciocchezze e in più splendenti di quell’umiltà che è virtù cristiana e quindi in nessun modo disdicevole in un vescovo?…”(p.
    e parlando della vita di un qualsiasi vescovo…
    “…Passa per il mondo senza toccarlo. Non abbastanza alto per essere illuminato dal Cielo. Non abbastanza basso per insozzarsi la veste o per imparare qualcosa. Fa errori puerili, s’intende di tutto, giudica la storia, la politica, l’economia, le vertenze sindacali, il popolo con la beata incoscienza di un infante, con l’innocente pretenziosità del generale di armata o del contadino di montagna. È appunto come il generale di armata e come il contadino di montagna un uomo cui nessuno fa scuola. Un infelice. E tanto più è un infelice per il fatto che nel frattempo perfino i laici cattolici hanno aperto un po’ di occhi. Loro che il muro di incenso non proteggeva dai morsi della storia.
    E come è tragico e ingiusto che il Pastore sia rimasto indietro alle pecore! E come potremo non reagire a questo fatto assurdo? Il rispetto? Tacere non è rispetto. È dare una spallucciata dopo aver visto degli infelici che non sanno vivere, gente in mare che non sa nuotare. Disinteressarsi del prossimo è egoismo. Disinteressarsi dell’educazione di fratelli che hanno in mano tanta parte del bene della Chiesa è disinteressarsi della Chiesa! Meglio essere irrispettosi che indifferenti…”((p. 129-130)
    “…E come vorrei saper dare a questo mio articolo un accento così accorato che nessun malintenzionato potesse dire di me che calco le orme dei nemici della Chiesa! E come vorrei far capire che la stessa notiziola identica, scritta con le identiche parole, quand’è sul « Ponte » (rivista di politica economia e cultura fondata da Pietro Calamandrei, n.d.r.) è cattiveria distruttrice, quand’è in bocca nostra è amore appassionato per una Chiesa in cui viviamo, da cui non ci siamo mai staccati neanche in prove durissime, una Chiesa che vogliamo migliore e non distrutta. E quale mai interesse se non di Paradiso ci può far star con lei dopo le figure che ci ha fatto fare? E come dunque si può sospettare i nostri atti?” (p.130)
    è interessante no? Ciao, Maurizio Sarcoli – comunità di base delle Piagge

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  11. don severino

    Ho visto la trasmissione,desidero solo far notare una cosa che parla da sola perchè si capisca chi è davvero don ale e tutto quanto quello che è accaduto. “parlando del crocefisso,don ale dice che lui “non lo porta perchè è un simbolo il quale potrebbe allontanare persone da lui,ok. allora domando e chiedo,lui indossa una sciarpa che è un simbolo,ok. della pace,ok. di un significato,ma pur sempre un simbolo,e portare quel simbolo non potrebbe come ogni altro simbolo allontanare chi in quel simbolo non si riconosce?” Ecco basta questa piccola ed insignificante cose,per dimostrare la non fondatezza di tutto l’impianto della comunità,non basata sul vangelo ma basata su delle persone,inoltre,don ale non doveva essere in riflessione a romena? e che ci faceva in TV? probabilmente in TV si medita meglio e si sponsorizza meglio i libri.

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  12. Maurizio Sarcoli

    Mi perdoni don severino (detto OK), ma quando viene a trovarci? “la non fondatezza di tutto l’impianto della comunità,non basata sul vangelo ma basata su delle persone” di cui scrive è un’espressione ambigua nel senso e comunque mi trova in disaccordo (l’impianto della comunità è solido, infatti la comunità si sforza di andare avanti).
    Potrà giudicare in nostro ‘impianto’ dal vivo, nella realtà materiale e spirituale che viviamo ogni giorno, invece che dissertare e giudicare dal suo PC, tramite uno spazio virtuale (internet), cioè ‘diversamente reale’.
    La aspettiamo, venga, Maurizio

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  13. Fabio

    ho sempre pensato che il prete debba essere un “promotore spirituale” e non un promotore sociale” . La societa’ cambia se cambia il cuore delle persone; battersi contro la societa’,contestare tutto e tutti serve a poco se non c’é una conversione personale. Questa é la differenza tra il Cristianesimo e il Marxismo.E lo si é visto nei paesi del socialismo reale. Forse anche Don Milani cadde in questo equivoco , lo stesso Padre Balducci e ci sta’ cadendo anche Don Santoro.

    Don Santoro dice che obbedisce prima al Vangelo che al Vescovo. Ma il Vangelo va’ letto integralmente; Cristo amava anche la Maddalena ma le diceva”Vai e non peccare piu'”.

    Tra le tante accuse di Don Santoro alla Chiesa non poteva mancare il riferimento all’oro e ai “luccichii” con evidente riferimento ai paramenti sacri e agli anelli episcopali o papali. Certo potrebbe essere superato anche questo aspetto,ma bisogna ricordare anche il significato simbolico dell’oro nella liturgia, infatti lo si usa in moltissime religioni . L’anno scorso in Cina in un tempio buddista ho visto un Budda alto 15 metri verniciato in oro zecchino. Ci fu’ detto che per la verniciatura fu’ impiegato un quitale d’oro offerto dai fedeli.

    Cmq non credo che che i Vescovi,il Papa o i semplici preti utilizzino paramenti dorati per vanita’. Tutti sanno che Benedetto XVI da cardinale nella vita privata vestiva in modo dimesso.

    Sono d’accordo con Don Severino quando dice che Don Santoro ansiche’ stare in riflessione a Romena é andato ospite di una strasmissione condotta da un giornalista come Augias che non perde occasione per combattere la Chiesa e strumentalizzare i cattolici dissidenti. Complimenti,ma il Vangelo non parla anche di umilta?

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  14. Cora

    Scusa Fabio, ma com’è che dici le stesse cose di Alessio? siete la stessa persona? ancora con questa storia del Budda d’oro… Non conosco abbastanza il buddismo per sapere se questo è coerente o meno con i principi di quella religione, comunque visto che Alessandro è un prete cattolico penso abbia il diritto di parlare della sua, che conosce… e non penso che i luccichi a cui si riferisce siano solo quelli dei paramenti… Ti sei mai chiesto quanti soldi ha il Vaticano?

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  15. fabio

    Cara Cora,

    Alessio e Fabio non sono la st essa persona,ma due amici . Prima di spedire i messaggi parliamo di varii argomenti e magari poi ripetiamo gli stessi concetti.

    Ho riportato l’esempio del Budda d’oro per dire che in tutte le religioni l’oro ha un significato simbolico.

    Mi hai fatto la domanda classica e un po’ retorica di quanti soldi ha il Vaticano. Si me la sono fatta,ma me ne sono posta anche un’altra; come li spende i soldi che ha? Premesso che una grande organizzazione come la Chiesa cattolica presente in tutto il mondo,necessita di strutture e anche di danaro per mantenerle,Il Vaticano risulta essere l’unica istituzione che da’la maggior parte del proprio bilancio per la promozione sociale,assistenza agli ultimi,costruzione di ospedali scuole ecc.soprattutto nei paesi sottosviluppati.Inoltre deve sostenere le Chiese povere e sacerdoti che altrimenti non avrebbero mezzi di sostentamento.

    Mi aspettavo che tu ni chiedesse anche perche’ il Vaticano possiede una banca. Un solo esempio: quando nella Chiese cattoliche di tutto il mondo si organizza una colletta per le Missioni,o per progetti specifici o soccorsi in occasione di sciugure,terremoti ecc. i soldi raccolti sono inviati a Roma in Vaticano. Anche Madre Teresa depositava i soldi che riceveva per i poveri nella banca Vaticana. Certo c’é il rischio di operazioni finanziare sbagliate o inganni,ma non dobbiamo farci troppo facilmente influenzare dalle illazioni di Maltese o di Augias. Le mele marce sono ovunque e anche tra i membri della Chiesa certo,ma tutti sappiamo che Cristo fu tradito da un apostolo.

    Nessuno é perfetto,nemmeno Don Santoro anche se crede di essere l’unico ad essere fedele al Vangelo.

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  16. Maurizio Sarcoli

    fabio, alessio, floris, matteo, david ecc. non sarebbe l’ora di gettare la maschera? state facendo perdere un sacco di tempo a tutti/e: dite chi siete e perché rispondete in modo così ossessivo, ripetendo cioè gli stessi due-tre concetti, che sono tra l’altro gli stessi di don Severino.
    A me è venuto un dubbio, ma prima di esporlo scrivo una premessa: nel 2001 don severino fu punito perché sosteneva la causa dei gay e dei preti gay, partecipando anche al gay pride, motivo per il quale il vescovo Piovanelli lo allontanò per un lungo periodo.
    Lui adesso dice che fece bene, ma io penso di no. Faceva bene don Severino a chiedere alla gerachia cattolica di gettare la maschera sull’omosessualità e in genere sulla pulsione e pratica omosessuale di alcuni preti.
    Espongo il mio dubbio: non è possibile che sia un gigantesco senso di colpa, una ‘omofobia interiorizzata’ (cioè l’assunzione del punto di vista omofobo da parte dell’omosessuale) alla radice dei commenti ossessivi di don severino e di un gruppo collegato a lui? (almeno concettualmente)
    Se avessi ragione (ma magari ho torto) vorrei dire una parola a queste persone: Gesù vi ama e non avete bisogno di dimostrare nulla a nessuno, il vostro modo di essere non ha niente di sbagliato.
    Sbaglia invece la gerarchia ecclesiale cattolica a costringere gli omosessuali laici e preti al silenzio e all’isolamento.
    Detto questo: per favore ragazzi, non scaricate le contraddizioni che non siete riusciti a sanare nella vostra vita sopra chi sta vivendo un momento diffcile (la comunità di base delle Piagge), quella del riconscimento come cattolici omo è la vostra battaglia. la nostra adesso è sopravvivere come realtà non allineata al’interno di un meccanismo che tenta di annientarci perché diamo fastidio (il dissenso rompe).
    Guardate dentro di voi e provate a camminare in pace, ciao, Maurizio

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  17. fabio

    come ho gia’ detto siamo alcuni amici cattolici praticanti,ma non abbiamo nessun contatto con Don Severino e siamo sorpresi di apprendere quello che dice Sarcoli. Non abbiamo nulla da nascondere,non siamo gay e non abbiamo nulla contro i gay. Esprimiamo semplicenente dei pareri sullle sfide di Don Santoro al suo Vescovo e alla Chiesa. E non solo a proposito del famoso “matrimonio”. Abbiamo detto quello che molti hanno pensato : Se don Santoro non si riconosce piu’ in questa Chiesa (parole sue quando ha ricevuto Beppino Englaro) é libero di lasciarla. Per rinnovare la Chiesa ci vuole ben altro. Non vi facciamo perdere piu’ tempo; é piu’ gratificante dialogare con chi la pensa come voi suppongo, ma c’é anche chi pensa in modo diverso da voi. E’vietato?

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  18. don severino

    Chiedo scusa se intervengo di nuovo ma lo faccio perchè non mi è stata data una risposta chiara a….Nella trasmissione don ale dice del crocifisso quello che tutti si può ascoltare,ma io domando,lui indossa una sciarpa che è un simbolo come lo può essere il crocefisso,si è mai chiesto se le stesse motivazioni per cui non porta la croce potrebbero essere valide anche per questo altro simbolo?

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