15 dicembre 2018

Le Piagge, “Storia di un quartiere senza storia”

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di Luca Kocci

La storia viva di un quartiere, degli uomini e delle donne che lo abitano e della Comunità cristiana di Base che continua a lottare e a lavorare per scrivere un’altra storia. Tutto questo racconta Francesca Manuelli nel libro “Le Piagge. Storia di un quartiere senza storia”, pubblicato per la prima volta nel 2007 da L’Ancora del Mediterraneo e ora rieditato dalle Edizioni Piagge.

Il libro recensito
Il libro recensito

È un “tentativo di raccontare le origini e lo sviluppo delle Piagge”, scrive l’autrice, tenendo conto di diversi punti di osservazione che fra loro interagiscono: storico, urbanistico e sociale. “Ho voluto inoltre ricostruire storicamente il percorso generativo e lo sviluppo della Comunità di Base delle Piagge, della quale faccio parte da alcuni anni, un’esperienza nata all’interno del territorio nel 1994, che opera in ambito spirituale, sociale e politico e trova nell’inserimento all’interno del contesto periferico un fondamentale elemento costitutivo”.

La storia delle Piagge, quartiere sorto alla periferia occidentale di Firenze a partire dalla fine degli anni ’80, è “il racconto amaro di una progettazione negligente, di risorse e servizi carenti e di famiglie dal passato difficile parcheggiate alla periferia della città”, scrive nell’introduzione lo storico Paul Ginsborg. Ed è anche “la storia di un giovane prete radicale e della sua comunità che hanno tentato, spesso sfidando l’impossibile, di dare al quartiere un altro futuro, introducendo idee di collettività dove non esistevano, aprendosi agli individui e alle famiglie in molti modi diversi e tentando di legare il quartiere ad alcune delle ipotesi più avanzate di un concetto alternativo di modernità”.

piagge-dallalto
Il quartiere delle Piagge visto dall'alto

Nel 1994, infatti, don Alessandro Santoro chiese al vescovo di Firenze di poter lavorare alle Piagge e nel mese di novembre celebrò la prima messa all’aperto, insieme ad un gruppo di abitanti, accanto alle “navi”, gli edifici popolari del quartiere. “Non cercò di costruire una chiesa, intesa in senso materiale – prosegue Ginsborg – ma piuttosto una comunità di base, che si sarebbe aperta ai molteplici bisogni degli abitanti delle Piagge. Andò ad abitare in uno degli appartamenti delle ‘navi’ e, nel 1996 venne costruito un piccolo prefabbricato che lui e i membri della comunità dichiararono centro sociale, denominato “Il Pozzo”, tutt’oggi luogo della vita e delle molteplici attività della comunità: il commercio equo e solidale, i progetti di riciclaggio, il consumo critico, la finanza solidale, il giornale “L’Altracittà”, il laboratorio politico “Cantieri solidali” che partecipa attivamente alla vita civile della città.

La comunità delle Piagge “ha fatto la scelta dei poveri, fondamentale per la Chiesa, anche per la Chiesa italiana”, scrive il comboniano Alex Zanotelli, amico della prima ora della comunità. “Le Piagge sono lentamente diventate una provocazione positiva, nel cuore della Chiesa e della società italiana. Questa scelta non dovrebbe essere solo della Comunità di Base delle Piagge, ma la scelta quotidiana della Chiesa, per i poveri, che sono tanti in Italia, gli esclusi, i carcerati, coloro che non contano, una scelta che deve portare la Chiesa dalla parte dei perdenti, degli sconfitti, degli emarginati, degli umiliati, e deve fare questo con semplicità di mezzi”, come si fa alle Piagge: una provocazione che serve alla Chiesa “per riflettere, per pensare, per convertirsi”.

[Fonte Adista]

0 Comments

  1. gianni

    carissima Altracittà,
    come molti altri credo sto seguendo con sconcerto la vicenda di donSantoro e la giusta e condivisibile presa di posizione della comunità delle Piagge verso l’atteggaimento del vescovo. Non pensate sia il caso di lanciare una manifestazione cittadina a Firenze che ponga sul tavolo una buona volta il tema molteplice dei diritti civili e di una legge regionale che vada nella stessa direzione intrapresa da obama in america? la figura di Don Santoro deve essere difesa in un momento difficile e delicato non solo per gli equilibri interni della chiesa ma dello stesso stato italiano

    cordiali saluti
    gianni

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