Le Piagge rispondono alla Curia. Non ci interessa la chiesa di mattoni.

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Don Giovanni Momigli, parroco di San Donnino e braccio destro del vescovo Betori, descrive sulla Nazione, grazie alla penna di Maria Serena Quercioli, il futuro prossimo venturo della Comunità delle Piagge: una vera e propria cesura con 15 anni di lavoro dalla parte degli ultimi, presto alle Piagge una chiesa di mattoni e una bella parrocchia con annesso oratorio. Tra un’invenzione e l’altra – stupefacente quella della narrazione di un “lungo lavoro di mediazione fra la Comunità di Base e la Curia fiorentina” – esce nero su bianco il disegno di normalizzazione della nostra esperienza. Ecco il testo di Momigli e a seguire la risposta della Comunità delle Piagge.
LA CURIA: IL FUTURO DELLA CAPPELLANIA
Il quartiere avrà la parrocchia E le attività proseguiranno
Una chiesa per il terzo millennio: Fuksas a Foligno
Una chiesa per il terzo millennio: Fuksas a Foligno

Le Piagge non saranno penalizzate e la vicenda don Santoro deve restare interna alla Curia. La decisione del vescovo, monsignor Giuseppe Betori, di allontare il sacerdote dal popoloso quartiere alla periferia di Firenze è condivisa e appoggiata dall’ambiente ecclesiasitico per tutelare il pensiero e l’immagine della Chiesa, dello stesso don Santoro e delle Piagge. Su questo nessuno ha dubbi. Il “vicino di casa” di don Santoro, don Giovanni Momigli – parroco di San Donnino – ha svolto un lungo lavoro di mediazione fra la Comunità di Base e la Curia fiorentina, lavoro che ancora non è finito: «La chiesa sta vivendo una fase delicata», ammette «e forse ora è meglio restare in silenzio».

Sulle Piagge da tempo la Curia vorrebbe edificare una chiesa e la “missione” di don Renzo Rossi e dei sacerdoti che magari l’affiancheranno sarà proprio quella di portare la parola di Dio fra quei 5000 abitanti del quartiere che la vivono con grande distacco. Solo una minima parte di loro frequenta la Comunità di Base e le tre parrocchie dislocate fra Peretola, San Biagio a Petriolo e Brozzi, chiese che comunque non potrebbero contenere numericamente questi fedeli. Un nuovo progetto di evangelizzazione sta per aprirsi sul quartiere. Costruire una chiesa in mattoni sarebbe un primo segnale di avvicinamento ad una realtà sociale case popolari, emarginazione, disoccupazione e precariato. Proseguiranno la loro strada le opere nate grazie al sostegno di don Santoro come il centro sociale Il Pozzo, l’Isola del Riuso, la cooperativa di giardinaggio e il commercio equo e solidale e dei prodotti di Villore.
Resta poi l’amicizia e il contatto con i sacerdoti dell’area pistoiese, come don Paolo Tofani, che non abbandoneranno le Piagge. Una nuova chiesa alle Piagge e gli spazi annessi favorirebbero ulteriormente l’attività del catechismo, la nascita di un oratorio per l’estate e altre attività di socializzazione. La Curia fiorentina insomma con l’allontamento di don Santoro non vuol chiudere il discorso con il quartiere, ma restare vicino ai fedeli. Sarà un cammino difficile, sul quale si frapporranno altri ostacoli, ma don Renzo Rossi proverà a gettare le basi per rinforzare le “fondamenta” delle Piagge. (Maria Serena Quercioli – La Nazione)
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La Comunità delle Piagge: La Curia continua a calare le sue decisioni dall’alto su un territorio che si rifiuta di conoscere
Apprendemmo dalla stampa dell’allontanamento di don Alessandro Santoro dalle Piagge. Sempre dalla stampa ci giunse la notizia dell’arrivo di don Renzo Rossi. Ancora una volta dalla stampa veniamo a sapere della possibile futura edificazione di una chiesa in mattoni alle Piagge e di un “nuovo progetto di evangelizzazione sul quartiere”.

La sensazione che ne ricaviamo è quella di un potere che cala dall’alto le sue decisioni sovrastando senza rispetto la storia, il pensiero, i sentimenti, la fede di un’intera comunità. Di nuovo il vescovo si offre a noi non come figura benevola e paterna, ma come padrone distante e distratto. Di nuovo il vescovo e la Curia progettano senza conoscere. E senza voler conoscere.

È vero, alle Piagge non esiste un edificio chiesa. Tuttavia nel nostro percorso di comunità cristiana questa mancanza di struttura ci ha permesso di riscoprire l’essenziale: che la Chiesa è fatta prima di tutto dalle persone e con le persone. La Chiesa deve ritrovare la strada come luogo di incontro e di confronto. È sulla strada, infatti, che solitamente incontriamo Gesù quando leggiamo insieme il Vangelo.

Così, anche se non abbiamo un edificio chiesa, abbiamo un altro spazio, il centro sociale, un luogo che accoglie tutti e tutto, una porta aperta a tutti. Qui si svolgono tutte le attività, dal doposcuola alle riunioni del giornale alle assemblee delle cooperative alla celebrazione domenicale. Qui c’è un crocifisso, sempre presente qualunque cosa facciamo: per chi è credente è il segno di una Presenza tra noi, per chi non è credente è comunque un segno di accoglienza. Così, nessuno ha mai chiesto di rimuoverlo. La nostra comunità è, tra le altre cose, l’incontro di credenti e non credenti: una distinzione che per noi sfuma e perde di peso proprio nello stare insieme mettendosi in ascolto della Vita. Se non altro, crediamo che in un tempo in cui troppo spesso la religione è usata come strumento di potere, di esclusione, di odio, possa essere considerato un fatto positivo questa concreta dimensione di incontro tra diversi che ogni giorno sperimentiamo nella nostra piccola comunità.

Non pretendiamo di avere verità assolute in mano, né di essere maggioranza schiacciante ergendo su questa base pulpiti da cui gridare prepotenti ingiunzioni. Tuttavia sentiamo profondamente di essere parte vera e piena del cammino di chi cerca di sporcarsi le mani con la vita, chi nel tentativo di intravedere quel sogno di Dio per l’uomo, chi pur senza dirsi credente prova a vivere qualcosa di altro da sé aprendosi all’incontro con chi è prossimo.

“Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo, 18, 20).

0 Comments

  1. Rosa L.

    Complimenti davvero! Sono quasi 30 anni che esistono Le Piagge, con i loro problemi, e la Curia se ne accorge adesso, dando generosamente “un primo segnale di avvicinamento”?!?! che si concretizza in una bella chiesa?!?!
    se non fosse tragico sarebbe ridicolo.

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  2. stefano de martin

    Bello sarebbe stato discutere del progetto con don Alessandro e la comunità delle Piagge!
    Non è sbagliato pensare di investire energie e risorse su spazi per la collettività, sopratutto in un’area così delicata; ma la storia ci insegna che i progetti devono farsi prima di tutto pane nella testa, nel cuore e nella pancia delle persone altrimenti rischiano di depositare cattedrali che hanno il solo obiettivo di allontanare gli uomini dalla propria anima e di avvicinarli ad un senso di smarrimento e di subalternità.
    Mi vengono in mente le lunghe e animate discussioni per aule scolastiche perfette, per la pulizia dei bagni, per la varietà della mensa, per l’igiene e la sicurezza dei bambini che costringevano in pochi minuti finali il confronto sulla educativa, sul senso dello stare insieme, sugli interessi e passioni da alimentare (ma di quello poi, in fondo, non si doveva parlare perché la competenza era esclusivamente degli insegnanti). Ad ogni riunione calavano i partecipanti mentre i custodi pulivano meglio le cattedre e i bambini portavano le stoviglie da casa (e i bocciati non diminuivano mai)

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  3. Maurizio Sarcoli

    Una chiesa alle Piagge? Vorrei che ci fosse da parte della curia un poco più di onestà: noi abbiamo raccolto più di 1500 firme di piaggesi e non piaggesi che vogliono il ritorno di don santoro e la prosecuzione del lavoro al Pozzo come da lui ha impostato insieme a noi. Chi sono gli interlocutori piaggesi della Curia citati nell’articolo della Nazione? Con chi stanno parlando? Sono certo che siano in grado di raccogliere 3000 adesioni di abitanti delle Piagge all’idea di costruire una chiesa alle Piagge: dove sono queste adesioni? Strano, non riesco a vederle. Può darsi che la curia voglia comunque costruire una chiesa alle Piagge, spendere qualcosa come un milione di euro per farla bella e importante, ma questa chiesa sarà chiusa dopo la messa (sarà troppo preziosa per lasciare la porta aperta a chiunque) e molte persone delle piagge sentiranno che la chiesa è troppo bella perché loro abbiano il coraggio di frequentarla.
    Torniamo sempre al punto di partenza: betori in persona deve venire alle Piagge, prendere la temperatura della zona, incontrando le eprsone, le loro storie e tutto in punta di paidi…come ha fatto Santoro: questa serie di ordini camuffati da pietà è il ballo di un elefante in una cristalleria.
    Il vescovo sappia che con tutti questi annunci sta creando confusione nelle persone più fragili delle Piagge, quelle che prima di Alessandro nessun prete della sua diocesi si filava manco di striscio. Le persone che non hanno bisogno di una cattedrale nel deserto, ma di una persona che le ascolti e le accompagni nel percorso di riconquista della propria dignità: la chiesa ipoptizzata è un muro davanti questo cammino: ma come si dice in questi giorni di anniversario dell’89 ‘prima o poi tutti i muri cadono’…
    Maurizio Sarcoli, membro della comunità delle Piagge

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  4. lucia mazzeschi

    Sono profondamente sconcertata ,di come e’ stata gestita la “Situazione piagge”.Non c’e’ alcun sentimento umano che la caratterizza.Anzi, questi sono stati RIMOSSI. Il dolore, grande , di chi ha lavorato giorno e notte,non ESISTE. Non puo’ essere che venga ignorata questa esperienza,in nome e a pro di qualcos’altro. Io auspico che vi sia ancora ,se SPERARE e’ concesso,una profonda riflessione, da parte di TUTTA la CURIA. Non tralasciate, le cose fatte.Esse hanno un valore infinito!

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  5. massimo parrini

    Beh, in effetti,
    quest’idea di credere di risolvere tutto costruendo una bella chiesa è un’altra bella toiaiata!

    Una cosa sulla quale anche come WWF potremmo anche dire qualcosa in contrario.

    Una cosa del genere: se la Curia vuole investire sul benessere delle Piagge invece di costruire una chiesa di mattoni, cementificando un’altro pezzo del quartiere, perchè non costruisce una chiesa verde, finanziando il recupero della Palude delle Piagge?

    Ciao!
    Max

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  6. Pingback: Betori e l’uso dell’informazione. Il caso Momigli/Nazione e alcune domande in cerca di risposta | l'Altracittà

  7. scilla

    Io non vivo alle Piagge, appartengo ad un’altra religione e mi unisco profondamente al vostro pensiero, ai vostri valori ed alle vostre delusioni. Spero con tutto il cuore che sempre più persone come voi prendano consapevolezza dello stao dei fatti per riavere ciò che non appartiene a nessuno.
    Vi abbraccio tutti, ciao.

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  8. Piera Fabris

    E’ molto bella, coraggiosa e profonda la vostra risposta. Penso a quanto don Alessandro ha saputo vivere insieme a voi l’insegnamento del Vangelo, trasmettendovi quanto di veramente essenziale e “scandaloso” è in esso racchiuso.
    Torno a chiedere “perchè privare un gregge del suo pastore” soprattuto quando raggiunge questi risultati? Ma è solo una domanda retorica. Penso a quanta amarezza, quanto dolore avranno colpito don Alessandro al momento del distacco. E come saranno dure ora le sue giornate, anche se certamente saprà trovare la forza per continuare…..Ma NON E’ GIUSTO!!!!

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  9. paolo capretti

    Condivido il comunicato.

    Le Piagge con una chiesa di muro sarebbero una cosa diversa.
    Il muro delimita, divide, intimorisce. Le piagge sono un luogo aperto ( forse un po’ scomodo da gestire) ma nessuno si sente intimidito nell’avvicinarsi .

    Se un giorno ci saranno strutture in muro devono essere decise e gestite dalla comunità non progettate da altri.

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