Le occupazioni a Firenze, tra profughi e senza casa

image_pdfimage_print

di Katia Raspollini

Cinquecento famiglie vivono a Firenze in alloggi occupati.

La geografia delle occupazioni a Firenze apre uno scenario su numerosi edifici che sin dal 1991 registrano la presenza di numerose persone che da anni non hanno una collocazione definita sul territorio della città.

Le situazioni più “calde” sono rappresentate dall’ex ospedale Meyer e dell’ex-ospedale Luzzi.

In queste strutture abitano nuclei familiari che non hanno diritto alla residenza come all’assistenza sanitaria.

Recentemente presso la struttura dell’ex Meyer, occupata dal 3 gennaio di quest’anno e in cui vivono 142 persone, è stata effettuata una procedura di accertamento sull’identità delle persone presenti da parte della polizia. Durante l’accertamento gli occupanti hanno denunciato azioni di devastazione e saccheggio, come avvenuto anche durante lo sgombero degli occupanti di via Caldieri in zona Castello. Oggi gli occupanti dell’ex Meyer chiedono di evitare lo sgombero che prevedono imminente dopo i fatti accaduti. In questo contesto il movimento di lotta per la casa sottolinea che: “ Fra gli interventi elencati dal sindaco Renzi sembra che sia inserito l’esilio forzato di queste persone” una contraddizione palese con la posizione dell’Assessore Regionale alla casa Baronti il quale riconosce il diritto di residenza per chi di fatto risulta essere senza alloggio. Di fonte all’ “azione sgombero” della nuova amministrazione è avvenuto, come tentativo di mediazione, un incontro tra l’Assessore Albini e il consigliere Cruccolini con il Movimento di lotta per la casa, ma, come ci dice Dario, militante del movimento:

“Il nostro tentativo di mediazione si è infranto col pretesto della legalità: in realtà la nuova giunta ha altre clientele che le impediscono di interessarsi del destino di qualche famiglia in difficoltà. La teoria della bellezza del nuovo sindaco non concepisce la presenza di poveri nella città, per questo si criminalizzano e si cacciano”. Ecco infatti in perfetta coerenza con questa linea la recente ed ennesima ordinanza comunale sul decoro, sostenuta e promossa dall’Assessore Mattei, che individua come indesiderabili quei mendicanti che insistano troppo o cerchino di far leva sulla pietà dei passanti…

L’unica situazione che di fatto non è più da considerarsi un’occupazione è lo stabile di via Luca Giordano dove ha sede “l’Associazione di Mutuo Soccorso in memoria di Abucar Moallim” .

Qui vivono numerosi rifugiati somali a cui il comune ha concesso di gestire la struttura.

Ma anche in questo caso qualcosa si è fermato, spiega Dario: “La fase di accordo con il comune è stato interrotta dopo le elezioni; di fatto non è stato ancora firmato il contratto di affitto del fondo, né è stata data risposta al progetto di attività presentato…L’esperienza prosegue in forma autogestita. Il comune sembra preferire spendere soldi in vigili urbani piuttosto che in progetti di integrazione per i rifugiati e i profughi che scappano dalle guerre”.

Ci sono inoltre in città altre situazioni simili, che non compaiono sulle cronache locali ma continuano ad essere sospese: le occupazioni più antiche riguardano l’ex asilo Ritter in via Reginaldo Giuliani e l’ex l’Istituto Bice Cammeo in via Aldini, composte complessivamente da 24 nuclei familiari. In questo caso, gli occupanti sono stati assolti dal reato di occupazione e hanno costituito due cooperative di auto recupero a cui la giunta precedente aveva concesso un finanziamento. “Attualmente il nuovo sindaco non vuole invece incontrare le cooperative, impedendo di completare il programma d’intervento” come precisa il Movimento di lotta per la casa. Inoltre abbiamo il caso dell’Ex – Ospedale Poggiosecco, occupato dal 2001 da 60 nuclei familiari e l’Istituto previdenziale Architetti ed Ingegneri con sede in viale Matteotti occupato nel 2003. In merito al primo, nel 2007 l’Assessore De Siervo promosse un progetto d’intervento attingendo ad un finanziamento ministeriale di oltre un milione di euro per trasformare la struttura in alloggi sociali. Ad oggi le famiglie di Poggiosecco vivono nelle medesime condizioni di due anni fa. Dove sono finiti i soldi ?

Il secondo invece è in attesa di sgombero per la nuova costruzione della sede dell’ordine. Trattandosi di un’occupazione abusiva, l’Enel ha preteso il pagamento di diverse migliaia di euro per mantenere la fornitura di energia elettrica, trasformando le sue quote in una potenziale pigione affittuaria.

Infine, alcuni consiglieri del PdL hanno riportato l’attenzione sull’edificio di via Masaccio dove aveva sede la Telecom, vuoto e abbandonato da anni, e di recente divenuto ricovero per “centinaia di persone”, secondo quanto denunciato da Francesco Torselli, con conseguenti disagi e problemi per gli abitanti e i commercianti della zona.

Il Comune dovrebbe a breve attivarsi per individuare un immobile dove realizzare un centro per accogliere i richiedenti asilo, grazie anche agli stanziamenti statali previsti da un recente protocollo d’intesa. La struttura, che secondo le previsioni aprirà a primavera, potrà ospitare però soltanto fino a 130 persone, ed è quindi appena un primo passo per risolvere il problema dei rifugiati, che si inserisce in quello più ampio dell’emergenza abitativa.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *