13 novembre 2018

Le coop cementificano il territorio. Il caso di Castello-Rifredi

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Riceviamo dal NextEmerson e volentieri pubblichiamo

In questi mesi potrebbe iniziare un burrascoso cambiamento per la zona di Castello/Rifredi. Preceduta da manovre per nulla trasparenti e un modus operandi strisciante che rimanda ai momenti piu’ bassi dell’amministrazione fiorentina, potrebbe prendere il via la cementificazione dell’ex Cerdec e dell’area dell’ex Star Color. Si tratta in totale di quasi 10 mila metri quadri di terreno.

Senza che quasi nessuno ne fosse al corrente, tantomeno gli abitanti vicini, la concessione edilizia sull’ex Cerdec ha quasi terminato il proprio iter. La cooperativa edilizia Castello potrebbe iniziare i lavori tra breve. Non meno nell’ombra, l’Unica immobiliare, ha ricevuto il via libera per la bonifica dell’ex Star Color, terreno che in parte “ospita” il centro sociale NextEmerson. Entrambe le notizie sono passate totalmente sotto silenzio: la prima resa nota dall’osservatorio di Castello, la seconda da noi del centro sociale.

Onestamente non ci sembra un buon inizio per i progetti di partecipazione e coinvolgimento tanto decantati dalla giunta Renzi. I costrutturi decidono, l’amministrazione acconsente, e noi possiamo fare cenno di sì con la testa a giochi ormai conclusi. Era esattamente quanto accadeva con la giunta precedente. Si tratta di un modello di partecipazione quasi televisivo: si può stare seduti sul divano di casa a guardare fuori dalla finestra le centinaia di migliaia di tonnellate di cemento che ricopriranno Castello.

Le richieste di una piazza per il quartiere sull’area ex Cerdec per ora sono cadute inascoltate dall’amministrazione, andando a realizzare nei fatti le tendenze all’urbanizzazione selvaggia, che ricordiamo, hanno determinato il terremoto giudiziario e il conseguente collasso della giunta Domenici.

Sull’area dell’ex star color ci dilungheremo un poco di più, poichè direttamente coinvolti in qualità di occupanti di uno dei tre capannoni. Proprio in questi giorni la proprietà, l’Unica immobiliare, ha ricevuto il via libera per i lavori relativi alla bonifica dell’area. Ovvio che non siamo contrari alla bonifica dei siti inquinati, ma pensiamo di non sbagliare nel credere che quest’ultima verrà utilizzata strumentalmente per richiedere lo sgombero del centro sociale, la demolizione dell’area, quindi il cambio di destinazione d’uso e la successiva cementificazione.

L’operazione compiuta dall’Unica su via di Bellagio ha tutte le caratteristiche della classica manovra speculativa: il terreno è stato acquistato a poco prezzo a seguito di un fallimento, ma l’area a ridosso del parco delle colline è soggetta ad un vincolo che ne impedisce il cambio di destinazione d’uso. L’Unica attende dunque che qualche gioco di favori, o la pressione degli interessi dei costruttori sulla giunta, sblocchino la situazione e spianino la strada all’inizio della cementificazione.

Nelle aree che da industriali dovessero passare ad uso residenziale si dovrebbe certificare che non siano rimasti residui inquinanti. Ecco perchè l’Unica si scopre improvvisamente paladina dell’ambiente: questa certificazione sarebbe un primo passo per poter richiedere il cambio di destinazione d’uso, o comunque contribuirebbe ad innalzare il valore del terreno. Se poi la bonifica dovesse, guarda caso, comportare la demolizione e il conseguente sgombero del NextEmerson, tanto meglio. L’ex star color di appresta insomma a seguire lo stesso iter della Cerdec.

Al contrario dell’Unica, della Cooperativa edilizia Castello, che da imprese fanno i propri interessi, e dell’amministrazione fiorentina, che si crogiola nei giochi di potere e di palazzo, in questi anni il csa ha cercato di divenire uno spazio pubblico aperto alle iniziative di chi condivida quei valori di base sui quali la nostra esperienza si fonda: l’autogestione, il rifiuto della mercificazione della cultura e del tempo libero, l’ecologismo, l’antifascismo, l’antisessismo e l’antirazzismo. In quanto spazio aperto alla sperimentazione, non paralizzato dalla burocrazia o incatenato alla logica del soldo, il nEXt Emerson viene attraversato da molte esperienze, dalla palestra al corso di tango, i concerti, le presentazioni di libri, il teatro, l’officina, i laboratori di autocostruzione, riuso e riciclo, il mercatino del biologico, e mille altre piccole situazioni che quotidianamente vivono questi spazi.

Tutto questo è stato realizzato in un’ottica mutualistica e volontaria, senza chiedere alcun finanziamento pubblico. Il tessuto sociale che gravita attorno al nEXt Emerson, le centinaia e a volte le migliaia di persone che ogni mese ne fanno una realtà viva rischiano però di essere di nuovo private di questa piazza ideale posta ai margini di firenze, in un quartiere che è diventato suo malgrado simbolo della speculazione edilizia e della malafede dell’amministrazione.

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