Le coop antimafia crescono, si uniscono e puntano anche al turismo sostenibile

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di Luigi Spezia Placido Rizzotto e Pio la Torre della provincia di Palermo (lavorano terre che erano di Riina, Provenzano e Brusca) e Terre di Puglia di Brindisi si sono consorziate in «Libera Terra Mediterraneo», nuovo soggetto imprenditoriale guidato da Lucio Cavazzoni, che cura la commercializzazione, la comunicazione, le modalità di un «turismo responsabile»: due agriturismi sono il fulcro di questa attività che serve a far conoscere il cammino intrapreso contro la mafia.

L’obiettivo del progetto «Libera Terra», nata con la spinta profetica di don Luigi Ciotti e l’intervento dello Stato, non è solo un posto di lavoro per giovani della zona. C’è l’ambizione di «aprirsi agli agricoltori del territorio che condividano un’idea di qualità fondata su produzioni buone, pulite e giuste»: è anche un progetto sociale e di legalità. Al consorzio partecipano Alce Nero Mielizia, Slow Food, Banca Etica, Coopfond e Firma TO.

L’impegno per consolidare lo sviluppo imprenditoriale arriva dall’Agenzia cooperare per Libera Terra, coordinata da Simone Fabbri, promossa da 50 cooperative aderenti a Legacoop, che nasce nel 2006 per studiare piani di fattibilità, sovrintendere al controllo della qualità dei prodotti, formare gli operatori. «In Sicilia abbiamo ritrovato lo spirito delle origini in un rapporto reale di scambio», chiosa Ethel Frasinetti, direttrice di Legacoop Bologna.

Per le coop agricole siciliane è strategica la produzione vinicola, con la prossima apertura a San Giuseppe Jato della cantina «Centopassi» comune alle coop Rizzotto e La Torre, che finora si servono di una cantina sociale del posto. Produzioni biologiche e ricerca di vini di qualità, presentati al recente Vinitaly (Catarratto, Nero d’Avola, Grillo). Il fatturato previsto per i vini «Centopassi» sarà di 512 mila euro nel 2008 fino a raggiungere 1.148.000 euro nel 2012 (per i vini pugliesi 700 mila euro).

Le tre coop aderenti a «Mediterraneo» e le altre realtà del circuito «Libera Terra» mostrano un trend positivo per tutta la gamma di prodotti (da pasta di semola a legumi, da olio a vino): il totale del fatturato è passato dai 483 mila euro del 2004 al milione 486 mila euro del 2008 per i dati di vendita del circuito Coop, ai quali vanno aggiunti 830 mila euro in punti di vendita specializzati. «Un risultato straordinario se consideriamo che l’offerta non riesce ancora a soddisfare la domanda totale dei consumatori», dice Carlo Barbieri di Coop Italia.

Non basta certo per battere la mafia, ma c’è una sensazione di cauto ottimismo, in un momento in cui la mafia ha scelto la strategia del silenzio. Al di là dei numeri, che sono ancora piccoli, conta l’esempio di cambiamento sociale che queste coop rappresentano nel sottrarre alla mafia il controllo del territorio.

[Fonte Affari e finanza]

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