L'autografo del sindaco? Anche no!

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Riceviamo e pubblichiamo

Caro Matteo Renzi,
oggi mio figlio era alla commemorazione dei caduti del 22 marzo 1944 al Campo di Marte.

E’ tornato a casa con il tuo autografo.

Ho cercato di spiegargli che avere l’autografo di un Sindaco è come avere quello dell’autista del pulmino che li ha portati da Vicchio, paese in cui fortunatamente siamo residenti; in quanto entrambi svolgete una funzione che è al servizio del cittadino e tra le quali non vedo differenza di dignità.

Ma al di là delle spiegazioni che ho cercato di dare ad un adolescente al quale, mea culpa, sono mancato nel mio ruolo di educatore preventivo, ma non postumo, non comprendo questo atteggiamento da rockstar.

Se come dici vogliamo davvero vincere le prossime elezioni dobbiamo utilizzare una diversa epistemologia rispetto a quella dell’apparire, così ben incarnata dal nostro attuale Presidente del Consiglio, e a maggior ragione dobbiamo educare le nuove generazioni.

Caro Matteo, ti prego la prossima volta che uno dei miei figli ti chiede l’autografo digli che glielo farai solo se te ne portano prima dieci: uno del Preside della scuola, uno della bidella, uno dell’impiegato di Publiambiente che pulisce la nostra piazza dopo il mercato, uno dell’impiegata all’anagrafe del nostro Comune, uno della nostra Pediatra, uno del cuoco della mensa scolastica, uno dell’autista del pulmino, uno dell’operaio comunale che taglia l’erba ai lati della strada che conduce a casa nostra, uno della maestra dell’elementari e uno della professoressa delle medie. Solo allora dovresti autorizzarli a raccogliere la tua firma.

Massimo Cappelli

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