17 novembre 2018

L’arte di ricreare con arte

image_pdfimage_print

Marenna, Rossella e Aniko: una architetta sarda, una restauratrice di tessile fiorentina ed una ungherese laureata in lingue. Tre giovani donne ed un unico sogno. Creare il nuovo dall’esistente. La parola magica è riciclare. Un’arte, non c’è dubbio. Perché bisogna saper vedere oltre.

Pensate, ad esempio, ad una scatola di scarpe. Rivestita con una stoffa carina, magari un pezzo di un vecchio lenzuolo, può diventare di tutto: un contenitore di regali, un semplice porta oggetti, un articolo decorativo sistemato sulla libreria. Oppure pensate a quel vostro vecchio vestito che ormai non mettete più perché ha le maniche fuori moda. Tutto si può riciclare: vestiti, tessuti, oggetti. E tutto può assumere una nuova veste. Si chiama restyling, modifica del design o del modello di un prodotto o di un manufatto per migliorarne l’estetica, un rifacimento creativo insomma.

Ma partiamo dall’inizio. Siamo a febbraio del 2007. Nasce l’idea. Con l’aiuto di “Vivaio Imprese”, progetto di orientamento e accompagnamento alla creazione di impresa realizzato con il contributo di enti pubblici, associazioni, cooperative e studi associati, l’idea prende forma e, quasi inaspettatamente, si concretizza la possibilità di partecipare alla imminente Mostra dell’Artigianato. Una sfida non indifferente per chi è solo all’inizio. Ma la scommessa è vinta grazie anche all’aiuto di Maria, sarta delle Piagge dove, speriamo a breve, nascerà un vero e proprio laboratorio di sartoria. Migliaia di persone e uno spazio espositivo importante dove finalmente poter far vedere le proprie creazioni. “La risposta della gente è stata buona”, dice Marenna, mente creativa del gruppo. Molta la curiosità, trasversale all’età e all’estrazione sociale. Sui vestiti esposti, la storia della loro origine. Sul cartellino espositivo, chiaramente frutto di un riciclo, si poteva scoprire come il vestito a balze di Marilù o la gonna larga di Rossella erano diventate un ricordo lontano perché piccoli pezzi di un nuovo mosaico. Nuovi capi di abbigliamento da indossare.

Qualcosa era cambiato e non solo nei vestiti. “Non si poteva fare marcia indietro; quello era il segno che si poteva iniziare”. Ed è così, dal soggiorno di casa, che si passa all’Atelier di Via Sercambi, alle Cure. Uno spazio che contemporaneamente vuole diventare laboratorio di sartoria e vetrina aperta al pubblico. L’idea è quella di utilizzare anche il giardino in modo da organizzare incontri all’aperto, presentare i vestiti, organizzare serate a tema. Un atelier molto particolare, dunque. Si direbbe unico, in questa città. Certo c’è ancora tanto da fare. Siamo solo all’inizio e le cose non sono così semplici come possono sembrare. Ma l’idea è sicuramente vincente.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *