L'arte dei migranti

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Aggregazione, condivisione, confronto ed arricchimento: è questo che vi vogliamo trasmettere con questo dossier un po’ anomalo, che prende spunto non da una notizia o da un problema, ma piuttosto dall’osservazione di una realtà, per una volta positiva, sempre più evidente anche nella nostra piccola città. Gli stranieri qui presenti non si accontentano di lavorare, ma desiderano anche esprimersi creativamente, e lo fanno.
Questo perché, come diceva il nostro Dante – migrante non per scelta, anche lui! – “fatti non foste a viver come bruti…”.
Nella nostra carrellata veloce abbiamo incontrato soprattutto musicisti. La musica è l’arte più congeniale ai migranti? Certo, è un linguaggio universale che non conosce ad esempio le barriere dell’espressione in una lingua sconosciuta, come può accadere per la poesia e la scrittura. Né deve appoggiarsi su materiali costosi e deperibili come la pittura, la scultura e le arti figurative in genere.
Invece la musica non ha bisogno di quasi nulla per esistere e rinnovarsi ogni volta che si tocca uno strumento. La musica è gratis, si suona per piacere e gira nell’aria per chi vuole ascoltarla…
Linguaggio universale, dicevamo, eppure anche peculiare e diverso per ogni luogo. I migranti dei vari paesi hanno ciascuno la propria musica e i propri strumenti, e un diverso modo di viverla, festoso o riflessivo, religioso o laico, individuale o di gruppo.
Il nostro viaggio in questo mondo di suoni nuovi ci ha portato a conoscere molti musicisti per caso o per necessità, ma anche musicisti “veri” costretti a volte a piegare la loro passione all’esigenza concreta di sbarcare il lunario. Pochi ci riescono, in realtà, suonando alle feste della propria comunità, ai ritrovi oppure per la strada.
Alcuni sono più legati alle proprie tradizioni, altri le rinnovano, altri ancora le superano e tentano altre vie, portandosi dietro ugualmente la loro identità e la loro storia personale.
Qualunque forma prendano, l’arte e la creatività espresse dagli immigrati costituiscono un patrimonio interessantissimo e poco valorizzato.
L’arte e la comunicazione creativa ci sono indispensabili come la riorganizzazione della mobilità, la gestione dei rifiuti, le ristrutturazioni e tutto il resto.
Firenze oggi è profumata di spezie esotiche in vendita nei minimarket del centro e percorsa da voci di “forestieri”, ricchi e meno ricchi, che per piacere o per necessità la popolano.
Ma è anche intristita e sfigurata da megaprogetti e megacantieri di cui non si coglie la misura umana e che ci parlano invece di assimilazione, di potere, di sviluppo insostenibile, di mancanza di coraggio e di fantasia.
Una volta centro vitale ed aperto alle differenze, la nostra città non dovrebbe trascurare il tesoro multicolore che l’arricchisce, ma apprezzarlo nel suo valore e condividerlo al meglio.
Chi vive lontano dal proprio paese ha forse più di altri l’esigenza di esprimere se stesso e comunicare ciò che sente al mondo estraneo in cui si trova.
Testimoniare l’esistenza di queste forme di espressione, come abbiamo cercato di fare, inevitabilmente lasciando fuori qualcuno, è solo il primo passo di un percorso più ampio che vorremmo intraprendere nella nostra veste di laboratorio di informazione.
Stiamo infatti lavorando ad un evento-concerto-mostra in cui vorremmo miscelare insieme più forme espressive, più colori e più suoni, destinato ad una città che vogliamo aperta di occhi, orecchie e cuore… una città colorata come una bandiera della pace, o come i passeggeri che aspettano l’autobus alla stazione, con in testa ognuno una musica diversa.

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