L’altra economia in 10 punti

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È possibile creare un’altra economia, rispettosa dei diritti della persona e non schiava del culto del massimo profitto? Ci credono e ci lavorano oltre 90 organizzazioni riunitesi a Parma dal 3 al 5 settembre per il Forum “L’impresa di un’economia diversa”, promosso dalla campagna Sbilanciamoci!.
L’alternativa alle politiche neoliberiste si costruisce con proposte e iniziative concrete. Dal Forum esce così una sorta di decalogo che raccoglie gli obiettivi del lavoro dei prossimi mesi. Il testo integrale è on line all’indirizzo http://www.sbilanciamoci.org
1) lavorare ad una legge finanziaria fondata sul ruolo dell’intervento pubblico, della spesa sociale, dell’uso della leva fiscale per lo sviluppo, sulla difesa dei beni comuni dai processi di privatizzazione, con riduzione delle spese militari e sostegno pubblico alle forme innovative di sviluppo sostenibile partecipato e di imprese di un’economia diversa;
2) rilanciare un criterio di solidarietà fiscale attraverso la reintroduzione dell’imposta sulle successioni e le donazioni, l’aumento dell’aliquota per i redditi più alti, la tassazione della rendita e delle speculazioni finanziarie a livello nazionale ed internazionale;
3) introdurre o rafforzare tasse di scopo, in materia ambientale e sociale, volte a condizionare e a orientare in modo virtuoso i consumi (sulle armi, sull’acqua imbottigliata con la proposta di 1 centesimo per ogni litro, sul tabacco, sulle emissioni di Co2 ecc.);
4) sostenere le esperienze di democrazia locale (ricercando forme di cooperazione e lavoro comune con gli enti e le comunità locali per costruire dal basso un welfare dei diritti con il coinvolgimento dei cittadini e della società civile organizzata);
5) difendere gli strumenti e le risorse degli enti locali per garantire l’erogazione di servizi sociali in campo assistenziale e sanitario;
6) ampliare la collaborazione con il sindacato sui temi del lavoro, della difesa dei diritti sindacali e sociali, della lotta contro la precarizzazione, con la ricerca di politiche per allargare, tutelare e qualificare l’occupazione;
7) percorrere con decisione le strade di un nuovo modello di economia, fondato su comportamenti e stili di vita nuovi, su forme di altra economia, su consumi responsabili e di qualità. Il commercio equo e solidale, la finanza etica, l’economia sociale possono essere sostenute con politiche pubbliche mirate e avere maggiore forza dalla costruzione di sistemi integrati come i “Distretti di Economia Solidale”, esperienze significative di consumo e comportamenti etico come i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale), i Bilanci di Giustizia, ecc.
8) investire su alternative che ci sgancino dalla dipendenza dal petrolio, a favore di forme di energia pulita e rinnovabile, con strumenti come la reintroduzione della carbon tax per sostenere l’applicazione degli accordi di Kyoto, incentivi a favore del fotovoltaico, l’orientamento della tassazione della benzina (che non deve essere ridotta) per favorire i trasporti pubblici e collettivi, l’introduzione di una imposta sui SUV (le grandi jeep inquinatrici e mangiabenzina), agevolazioni e sgravi per produzioni e imprese produttrici di energia pulita;
9) continuare a battersi contro le politiche neoliberiste del WTO, del FMI e della Banca Mondiale e gli orientamenti della Commissione europea a livello di accordi del GATS, riaffermando i diritti dei paesi in via di sviluppo e l’esclusione dai servizi di alcuni beni comuni, come l’acqua, battendosi per l’equità e la verifica della filiera etica del commercio internazionale;
10) impegnarsi per la smilitarizzazione dell’economia e per la riconversione dell’industria militare, richiedendo la riduzione di almeno il 10% delle spese militari nel 2005 per arrivare al 50% nel 2010; rilanciare le politiche di cooperazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale, sganciandole dalla politica estera e militare del nostro paese.
Nell’agenda di Sbilanciamoci troviamo le prossime mobilitazioni sulla finanziaria, il Forum sociale Europeo di Londra e il III Forum sull’”Impresa di un’economia diversa” del 2005, senza dimenticare l’impegno contro la guerra in Iraq e contro tutte le guerre del pianeta. Solo una prospettiva di pace e di rispetto dei diritti umani può assicurare la nascita di un’economia di giustizia e l’impresa di un’economia diversa.

Laurea a Firenze per Yunus
L’Università di Firenze ha conferito la laurea honoris causa in Economia aziendale a Muhammad Yunus, il “banchiere dei poveri”. La sua Grameen Bank, fondata in Bangladesh, partendo dal principio che l’accesso al credito è un diritto, ha permesso a molte persone, soprattutto donne, di aprire piccole imprese e sollevarsi dalla povertà. I “microcrediti” vengono concessi su base fiduciaria ed a condizioni accessibili, in una logica di responsabilità personale e familiare. “L’opera svolta da Yunus e dalla Grameen Bank – si legge nella motivazione della facoltà di Economia – si è posta al servizio dei diritti umani e della dignità delle persone del Bangladesh, rappresentando uno stimolo per numerose altre iniziative a livello internazionale”.
Italia biologica

Nel 1993 erano 4.000, adesso sono 80.000. Sono le aziende impegnate in Italia nel settore dei prodotti agricoli biologici secondo una stima dell’Eurispes. Già il censimento del 2000 aveva evidenziato una crescita reale di tutto riguardo: 54.000 le aziende “biologiche” rilevate. Oggi, su un totale di 2.660.000 aziende, le biologiche sono pari al 4% del totale, il doppio del 2000. Questo comparto si presenta, dunque, come “il nuovo motore dell’agricoltura italiana”. L’agricoltura biologica, spiega ancora l’Eurispes, “non è solo un settore in forte sviluppo ma è anche di importanza strategica per il nostro paese, se si pensa che esso rappresenta il 27,5% della superficie biologica utilizzata in tutta l’Unione Europea”.

La Finanza Etica raddoppia
La prossima Giornata Nazionale della Finanza Etica si terrà, oltre che a Bologna, anche a Firenze, con il patrocinio della Regione Toscana. Il tema di questa quarta edizione, che inaugura il 2005 come Anno Internazionale del Microcredito e ospiterà piccoli imprenditori del sud del mondo, sarà “La Finanza Etica per la Pace”. Infatti il microcredito “non è beneficenza e nemmeno un’economia di nicchia”, afferma Marco Gallicani direttore dell’Associazione Finanza Etica, “ma uno strumento finanziario realmente in grado di creare un’economia di solidarietà e di pace.”
Appuntamento dunque a Firenze il 18 novembre e a Bologna il 20. è possibile scaricare il programma completo dell’evento sul sito www.finanza-etica.org.

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