19 settembre 2018

La vita e la legge

image_pdfimage_print

La vita media si è allungata in maniera spettacolare nel corso dell’ultimo mezzo secolo e dunque l’incidenza della popolazione anziana aumenta sempre di più. A questo fenomeno ormai consolidato ne fanno riscontro altri due non meno significativi.
Primo, è scomparsa da tempo la comunità allargata di origine rurale-patriarcale sotto la cui ala più o meno protettiva si consumava l’ultima parte dell’esistenza. Ha lasciato il posto alla polverizzazione affettiva e relazionale della vita urbana così come la sperimentiamo oggi, con la famiglia costretta in una dimensione soffocante e ultraprivatistica.
Secondo, la gravissima crisi dello stato sociale e la strenua riluttanza della classe politica a premere sul tasto fiscale hanno fatto sì che proprio sull’odierna famiglia, cellulare e asfittica, ricada quasi per intero il peso dell’assistenza agli anziani.
In questo scenario si inserisce l’impressionante boom delle ‘badanti’, divenute lo strumento operativo attraverso cui le famiglie realizzano il loro ‘welfare domestico’. La cosa è resa ulteriormente complicata dal fatto che la stragrande maggioranza di queste persone proviene dall’immigrazione extra-comunitaria e rientra dunque in un cono d’ombra fatto di sfruttamento, ipocrisie, vessazioni, pregiudizi. Abbiamo bisogno di loro come il pane e contemporaneamente gli complichiamo maledettamente la vita. Forse vorremmo che svolgessero il loro compito e poi sparissero nel nulla, senza diritti, senza storia, senza lasciare traccia.
La legge Bossi-Fini ha reso organicamente coerente questo sadismo trasformando l’ingresso nel nostro paese e le pratiche di regolarizzazione in un percorso punitivo e grottesco. La normativa è costruita in modo tale da aumentare i problemi di reclutamento e mantenimento degli ‘addetti alla cura’ degli anziani. L’assistito e i suoi familiari si ritrovano datori di lavoro, con incombenze fiscali, previdenziali e amministrative assimilate a quelle di un’azienda, a cui si sommano disposizioni penali assolutamente scoraggianti, fino alla configurazione del reato di induzione all’immigrazione clandestina.
La famiglia è sola, alle prese con anziani non autosufficienti e con un’auto-imprenditorialità non richiesta. Una miscela potenzialmente esplosiva, con tutti i presupposti per creare una conflittualità permanente fra famiglie e badanti, quasi fossero le due controparti di una vertenza contrattuale privata da cui lo stato ‘pilatescamente’ si sfila limitandosi a dettare regole mostruose.
Le pagine che seguono per fortuna ci raccontano di un’altra verità. Ci parlano di persone che nella vita di ogni giorno si sono prima annusate (magari con diffidenza e paura reciproche) e poi conosciute, capite, sinceramente affezionate.
La durezza delle condizioni di vita in patria, la fuga dalla guerra o dalla miseria, la nostaglia struggente per i figli lontani e l’apprensione per la loro sorte, i progetti e le speranze per un futuro dignitoso: piano piano, quasi per osmosi, l’istinto di condivisione che latita dentro ognuno di noi ha quasi sempre squarciato il velo dei pregiudizi e aperto la strada a una rete di relazioni umane e affettive spesso intessute di piccole e grandi complicità. Anche l’intimità e la promiscuità che stanno alla base di tanti faticosi adempimenti di questa professione possono così diventare il presupposto di un rapporto profondo che arriva fino al distacco definitivo, alla morte, con la perdita contemporanea non solo del lavoro ma anche, a questo punto, di una persona cara. Non è raro il caso che allora si apra una gara di solidarietà fra parenti e amici, per garantire continuità di lavoro a chi ha assistito con amore e dedizione il congiunto scomparso.
A dimostrazione del fatto che la vita è sempre ‘altrove’ rispetto alla volontà dei legislatori, ecco dunque che una potenziale ‘mina sociale’ si è trasformata nel più efficace fattore di integrazione dell’immigrazione extracomunitaria, disinnescando pregiudizi e timori con la forza della concreta esperienza umana, di cui spesso solo le donne sanno essere preziose depositarie.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *