15 dicembre 2018

La terra dei campesinos

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Una comunità che sia un modello per i contadini sfruttati di tutta l’America Latina. Questo dovrebbe diventare la Finca Valparaíso in Guatemala, a cui si rivolge un progetto del gruppo Mani Tese di Firenze per l’autogestione di un terreno di oltre 100 ettari, da parte di una comunità contadina che lo ha riscattato dopo anni di lotta. Questo progetto ha lo scopo di sostenere la produzione agricola in un’ottica di sviluppo sostenibile e di rispetto della biodiversità, di garantire l’autosufficienza alimentare della comunità, e di formare i contadini che in futuro dovranno gestire tutte le attività produttive. Un’iniziativa promossa da Mani Tese e dal Conic (Coordinadora Nacional Indígena y Campesina), un coordinamento nazionale di organizzazioni contadine in lotta che sostiene la comunità della Finca Valparaìso. “Con questo progetto vogliamo innanzitutto difendere le sementi locali – dice Pedro Esquina, coordinatore nazionale del Conic – perché adesso con il Trattato di Libero Commercio gli Stati Uniti vogliono distruggerle o brevettarle in favore delle imprese nordamericane. Vogliamo difendere le nostre sementi, il mais, i fagioli, le erbe medicinali, che servano per l’autoconsumo della comunità e che siano anche destinate al mercato locale”.
Quella del Guatemala è una delle situazioni più emblematiche dello sfruttamento dei contadini in America Latina e della lotta per l’acquisizione di terre da coltivare. Un paese segnato da 36 anni di guerra civile tra latifondisti, esercito e contadini, che ha provocato morti, persecuzioni, esili e distruzioni. La firma degli accordi di pace nel 1996 destò grandi speranze, ma le cause strutturali della guerra civile non furono rimosse e presto tutto fu rimesso in discussione.
Oggi, a quasi 10 anni dagli accordi, poco è cambiato e la comunità internazionale è stata costretta a segnalare un’evidente crisi del processo di pace. Per questo i contadini hanno iniziato di nuovo ad occupare le terre, come spiega Pedro Esquina: “Siccome lo stato non garantiva lo sviluppo degli accordi di pace il Conic ha lanciato una campagna di occupazioni a livello nazionale, perché ci sono terre di proprietà dei contadini, comunitarie o dello stato che i latifondisti hanno invaso. E questo è stato legalizzato. Allora io lo chiamerei piuttosto recupero delle terre, per obbligare lo stato a rispondere alla domanda di terra, che è stata una delle cause dei 36 anni di guerra che ha passato questo paese.”
Una battaglia, quella dei contadini guatemaltechi, che finora ha visto più sconfitte che vittorie. In alcuni casi sono riusciti ad organizzarsi e a rendersi autosufficienti, come nella Finca Valparaìso, ma secondo Esquina l’unica soluzione è la riforma agraria e la globalizzazione della lotta: “Il problema della terra e della repressione c’è in tutta l’America Latina, non solo in Guatemala, perché gli Stati Uniti hanno la stessa politica per tutti, di un dominio totale sui popoli indigeni e contadini. Per questo ci siamo uniti nel Coordinamento Latinoamericano e in Via Campesina Internazionale. Perché siamo convinti che se lottiamo tutti insieme, in Messico, in Ecuador, in Brasile, in Bolivia, in tutti i paesi, la forza sarà più grande se stiamo uniti.”

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