La TAV si è fermata a Pagliarelle

image_pdfimage_print

Risale a pochi giorni fa l’ultimo grave incidente nei cantieri dell’Alta Velocità della tratta Firenze-Bologna: Giorgio Botta ha rischiato l’amputazione di una gamba dopo esser stato investito da un mezzo per lo smaltimento dei materiali di risulta. Di fronte all’ennesimo caso di scarsa sicurezza nei cantieri la confusione regna sovrana e la Fillea-CGIL esige chiarezza sulla stampa locale solo dopo aver precisato la diversa ‘appartenenza’ dei lavoratori implicati: il ferito era un dipendente CAVET, con un contratto firmato e riconosciuto dal sindacato, mentre l’autista lavorava per una impresa in subappalto.
Tra i minatori, intanto, la vita scorre immutabile nell’isolamento in cui vivono da 7 anni. La loro rassegnazione appare meno oscura solo se si percorre a ritroso la strada che porta ai 3 paesi di provenienza: Pagliarelle, Acri, Lauria.
Paesi a due velocità: Pagliarelle, nella provincia di Crotone, conta 2000 abitanti d’estate e durante i periodi festivi, quando tornano i minatori, 800 negli altri periodi. Lì certe contraddizioni si respirano come la normalità: oltre due terzi della popolazione lavora perchè si possano risparmiare 7-8 minuti nella percorrenza delle tratte ferroviarie da Napoli in su, mentre la stazione più vicina a casa (un binario unico a 30 km di distanza) è in via di dismissione.
Le donne parlano di una situazione che è peggiorata con l’occupazione dei mariti nei cantieri CAVET: il ciclo continuo, con i turni di otto ore per 6 giorni consecutivi, non permette ai lavoratori di tornare tutti i fine settimana, quando i figli sono a casa. E in paese si incrociano le storie dei minatori che con l’approvazione del quarto turno in galleria si sono licenziati per andare a lavorare più a Nord o addirittura all’estero. Fuori dai cantieri pubblicizzati come ‘i più sicuri d’Europa’.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *