La storia non è finita, neanche in America latina

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La Sala Rastriglia è stracolma, sono almeno cinquemila ad aspettare
l’inizio della conferenza sull’America Latina, moltissimi i giovani.
Dietro al palco uno striscione colorato sintetizza la questione
sudamericana, un problema di conflitto armato, di dittatura politica,
di divario sociale: “Un’altra Colombia è possibile, in pace con
giustizia sociale”.
E’ Estela Carlotto, Madre di Piazza di Maggio, ad infiammare la platea.
Difficile non entusiasmarsi, usa le parole semplici e dirette di chi
non ha rinunciato a lottare: “Non sono esperta dei temi che si
tratteranno in questo seminario, ma voglio raccontarvi la situazione
che ho vissuto in Argentina, per la giustizia, per la memoria, per
sapere dove stanno i trentamila desaparecidos”. Il suo intervento non
si limita a ripercorrere le esperienze drammatiche della dittatura, la
volontà di lottare è forte, la visione sul mondo lucida. Così, Estela
Carlotto non tralascia i temi propri di un social forum e si scaglia
contro il debito dei paesi in via di sviluppo: “In Argentina ci sono il
60% di poveri, nel paese della terra feconda, della diversità di clima,
per il debito illecito che abbiamo, pagato a costo della morte degli
argentini”. Conclude con un filo di speranza che ben presto diventa un
fiume di applausi e voci: “La gioventù deve partecipare, la storia
dobbiamo farla noi non gli altri. Siamo qui perché il mondo deve
cambiare, dobbiamo unirci tutti per farlo”. Si alzano tutti in piedi,
qualcuno intona El Pueblo Unido, l’applauso diventa ovazione.

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