La Santa degli emigranti

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Sapevate che esiste la Santa dei Migranti? Si tratta di Francesca Cabrini, la cui ricorrenza viene celebrata il 22 dicembre. Grazie alle fantastiche risorse creative del nostro giornale, siamo riusciti ad avere un’intervista in esclusiva per il Pianeta, nell’anno 1892. Conosciamo meglio il ritratto di un’anima attraverso la sua avventura soprannaturale sul mondo terreno.
Dal nostro inviato nel 1905
Los Angeles – Abbiamo incontrato Madre Cabrini il giorno dell’inaugurazione di un grande orfanotrofio. Mentre i bambini sfilano intimiditi nelle loro divise, Suor Francesca torna con la memoria alla sua infanzia trascorsa nelle campagne lombarde.
“Sono nata a Sant’Angelo Lodigiano nel 1850, sa, ero un’orfana anch’io e mi ricordo quando sulla sponda del fiume Venera costruivo barchette di carta, vi mettevo viole mammole raccolte nel prato che poi facevo trasportare dalla corrente. Le viole erano le mie missionarie e le barchette i grandi bastimenti che solcavano i mari per giungere in terre lontane.”

è vero che voleva diventare un’esploratrice, sulle orme di Marco Polo e per questo trascorreva il suo tempo libero studiando l’Atlante?
Beh, più che esploratrice, volevo essere missionaria in Cina, ma l’incontro con il vescovo Scalabrini è stato determinante per la mia vita: è stato lui per primo a parlarmi della condizione di estrema indigenza in cui si trovavano gli emigrati in America. Poi, ancora indecisa, ho incontrato il Papa, che mi ha detto: “Non a Oriente, Cabrini, ma a Occidente!”

E l’ha convinta?
Come potevo non accettare il suo consiglio? Lei accetterebbe il consiglio del capo dello stato?

E dopo, che è successo?
Ho già attraversato 28 volte l’Atlantico, per me ormai è come la strada dell’orto! Da allora mi sono dedicata completamente agli emigranti. Sono ancora tanti ad attraversare l’Oceano verso gli Stati Uniti d’America in cerca di lavoro e di fortuna. Qui, fino a pochi anni fa, non avevano alcuna assistenza civile e sociale e in gran parte cadevano in malanni, miseria e ignoranza. In America gli italiani sono considerati “schiavi bianchi”, e vengono insidiati già alla partenza e all’arrivo da loschi procacciatori che ne sfruttano l’ignoranza e il bisogno. Pensi che nei bar delle città ci sono cartelli con scritto l’ingresso è vietato a negri e italiani. Quando sono arrivata qui la prima volta ho trovato i nuovi arrivati senza scuole, senza ospedali, senza chiese, mentre quella parte di italiani che erano riusciti a far fortuna ben si guardavano dal sostenere altri italiani come loro, che vivevano di stenti in condizioni di estrema povertà!

In che modo ha affrontato i problemi dei migranti?
Darsi da fare in queste grandi città americane non è semplice. Subito mi son resa conto che era necessario un programma che permettesse di recuperare gli italiani indigenti e di far riacquistare dignità della propria cultura.Per attuarlo, occorreva agire sulle nuove generazioni: anche i figli più poveri, ricevuta un’istruzione decorosa, sarebbero potuti diventare rappresentanti dignitosi della comunità italiana e buoni cittadini americani. In realtà, il vero problema era il disinteresse sociale in cui tutti quegli adolescenti erano lasciati, senza nessuna cura e nessuna protezione.

Programma, recupero, istruzione… mi sa tanto di politica! In Italia abbiamo Berlusconi: più benessere e meno tasse per tutti. Madre, lei come ottenne i fondi per il suo programma, attraverso delle convention molto americane?
Capisco dove vuole andare a parare: finanziamenti illeciti, riciclaggio di denaro, ecc. No, tutto alla luce del sole e, ovviamente, della Volontà Divina.
Purtroppo i politici affrontano il problema dell’emigrazione dal punto di vista dell’ordine pubblico, con qualche provvedimento di polizia, ma senza nessuna intelligenza per immaginare forme di tutela economica e sociale.

Proprio come accade attualmente in Italia… e la Chiesa?
Nemmeno la Chiesa cattolica d’America poteva fare qualcosa. Allora in tutta New York si contavano sulle dita delle mani i preti che parlassero l’italiano. Gli emigrati inoltre erano tenuti a contribuire economicamente al sostegno delle attività parrocchiali per poter frequentare la chiesa, e questo sforzo era impensabile per gli italiani.

E allora?
Con le mie sorelle abbiamo percorso le città in lungo e in largo per cercare aiuti, rifiutando per principio ogni discriminazione. Bottegai di ogni razza e religione, uomini d’affari… e se un benefattore si decideva a firmarmi l’annuale assegno di trecento dollari, ero capace di fermargli la mano sull’ultimo zero, con un sorriso e poi – come abituata a fare con i bambini – gli guidavo la mano fino a tracciarne ancora uno. Non bisogna forse insegnare la carità come si insegna a leggere e scrivere? È così che ho ottenuto le donazioni per finanziare ospedali, scuole, orfanotrofi per i miei ragazzi.
Già, da buona business-woman americana, ha imparato subito la lezione: i soldi non hanno bandiera…
Guardi, ho aiutato più persone io, di quante Roosevelt ne abbia messe sulla strada! Ho fondato sessantasette istituti in due continenti!

Ah, capisco, è per questo che è considerata una santa moderna?
Scusi, sono già diventata santa? Non lo sapevo.
è un’anticipazione in esclusiva, come la sua intervista. Torniamo alla domanda.
Beh, a me piace agire, ardentemente e velocemente. Con le mie opere cerco di dare una scossa a quel cattolicesimo secolarizzato che di solito si mantiene sulla difensiva. Le va?

Si spieghi meglio.
Modestia a parte, penso di dare un contributo all’emancipazione femminile, soprattutto e non solo nei confronti della gerarchia ecclesiastica. Infatti le mie sorelle possono assumere autonomamente responsabilità importanti all’interno delle varie strutture.

Ho capito, una specie di femminismo prima del femminismo… e c’è dell’altro?
Ho soltanto cercato di portare prospettive fresche per trovare soluzioni nuove… per questo non sto mai ferma, lavoro, guadagno, investo e viaggio. Del resto, è troppo piccolo il mondo, vorrei abbracciarlo tutto! Ma ora posso farle io una domanda?

Dica, Madre.
Cosa prevede il mio cammino?
Beh, di solito queste richieste le poniamo noi, umili esseri terreni, a voi illuminati. Comunque, sarà beatificata nel 1938 e canonizzata nel 1946. Pio XII nel 1950 la dichiarerà patrona di tutti gli emigranti. Aggiungo inoltre, ma non ascolti, che abbandonerà il suo corpo a Chicago, un giorno d’inverno, il 22 dicembre del 1917.
I nostri emigrati dissero che l’italiano Colombo aveva scoperto l’America, ma solo lei, Francesca, aveva scoperto gli italiani in America.
Anche i santi migranti hanno il loro paradiso… interculturale, ovviamente.

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