La rivoluzione silenziosa

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Il Forum per Firenze ha rappresentato un’esperienza di partecipazione unica nel suo genere. Dieci i gruppi di lavoro dedicati a temi specifici (saperi, migranti, lavoro, partecipazione, privatizzazioni, guerra, ambiente e territorio, ecc) e un totale di oltre quattrocento iscritti, principalmente soggetti riconducibili a comitati associazioni e partiti del centro sinistra, ma anche semplici cittadini. Questa esperienza sfata il pregiudizio secondo il quale società civile e sinistra radicale sanno solo contestare, senza riuscire a proporre qualcosa di concreto e praticabile per il governo della città.
Tra i gruppi del Forum, quello dedicato agli stili di vita era probabilmente il più “estraneo” rispetto ai temi classici della politica istituzionale.
In una regione la cui Impronta Ecologica, indice del consumo delle risorse ambientali, è pari a 4 ettari pro capite, quasi il doppio rispetto alla media mondiale (di 2,3, anche se ben al di sotto rispetto a quella di paesi come gli Stati Uniti che sfiorano i 10 ettari), il Forum Stili di Vita dà un segnale di alternativa e coraggio, contrastando l’ideologia dominante, che pensa di eliminare gli squilibri fra Nord ricco e Sud povero innalzando tutti gli abitanti della terra al nostro stesso tenore di vita. Per raggiungere questo obiettivo, secondo i parametri dell’Impronta Ecologica, avremmo bisogno di altri cinque pianeti, per fornire risorse sufficienti e assorbire i rifiuti. Il Forum propone un ripensamento quantitativo e qualitativo dell’apparato produttivo e commerciale, ripensamento che costituirà la colonna portante della discussione di questo sottogruppo, assieme agli altri due filoni di discussione: l’accesso all’acqua intesa come bene comune e il risparmio energetico.
Un buon esempio di questo nuovo approccio è la posizione del Forum sul tema dei rifiuti. La proposta emersa è un impegno a lungo termine espresso dallo slogan “rifiuti zero per il 2020”, in contrasto con la diffusa convinzione che il benessere passi attraverso l’incremento dei consumi e dei rifiuti. Le pubbliche amministrazioni, secondo la visione del Forum, devono recuperare un ruolo educativo, e diffondere una cultura di prevenzione che allarghi il quadro rispetto all’angusto dibattito “discarica o inceneritore” (quest’ultimo opportunisticamente ribattezzato “termovalorizzatore”). Entrambe queste soluzioni, oltre ad essere esageratamente costose in termini di risorse e salute, non incidono sulla radice del problema, che è la produzione dei rifiuti. Formare i cittadini affinché si trasformino da consumatori acritici a utilizzatori consapevoli delle risorse, distinguere tra bisogni reali e bisogni imposti e garantire a tutti il soddisfacimento dei primi, stipulare accordi con aziende, associazioni di categoria e soggetti economici per studiare modi diversi di produrre commercializzare e relazionarsi con l’ambiente… propositi meravigliosi, che elettoralmente appaiono come ingombranti seccature.
Non c’è mai stata una rivoluzione nonviolenta più ragionevole e necessaria di quella dei nostri attuali stili di vita, eppure la politica nei suoi confronti si mostra indifferente o diffidente. Ma “Ogni euro speso è un voto” non è uno slogan più dignitoso di “Un sindaco da guardare negli occhi?”. E la “Guida al consumo critico” non sarebbe infinitamente più utile del fotoromanzo berlusconiano inviato a casa del cittadino elettore?

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