23 settembre 2018

La rivoluzione nel barrio

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“23 de enero”: è il nome di uno dei tanti quartieri (barrios) periferici che
circondano Caracas. Superaffollato, povero, composto da austeri palazzoni
colorati detti “blocchi” e piccole abitazioni “fatte a mano”, il “23 de enero”
è in realtà un quartiere speciale. Come ci spiega Juan, portavoce della
Coordinadora (Coordinamento) Simon Bolivar, “Il quartiere è nato all’inizio
degli anni ’60, è stato protagonista di lotte politiche e sociali contro le
dittature e i governi filoamericani ed è sceso in prima linea contro il golpe
antichavista del 2002. Tanti sono i giovani di questo quartiere rimasti sul
selciato sotto i colpi dell’esercito. C’è anche un graffito dedicato ad uno
studente di 15 anni ucciso nel ’76…”. La storia si fa memoria nelle parole di
Juan, mentre del presente costruito attraverso la lotta e la partecipazione
della gente ci sono tracce disseminate in tutto il quartiere.
Cominciamo dalla Biblioteca. Due sale molto ampie ospitano decine di volumi,
un’aula multimediale e un Info Point. “Questo è un luogo molto importante per
la vita della comunità,” spiega l’attuale direttrice “lo frequentano non solo
giovani e bambini, ma anche adulti e anziani. In quest’aula si svolgono
infatti i corsi di alfabetizzazione attivati grazie alla Mission Robinson”.
Robinson era lo pseudonimo dell’amico e maestro di Bolivar, Simon Rodriguez, e
la missione di cui ci parla la direttrice è solo una delle tre iniziative
intraprese dal governo per promuovere l’accesso al sapere da parte dei più
poveri. Le altre due si chiamano Mission Ribas e Mission Sucre.
Tradizionalmente esclusi dalle istituzioni educative per l’impossibilità di
pagare le tasse di iscrizione o i costi dovuti agli spostamenti e al vitto,
dal 2003 i poveri di tutte le età possono imparare gratuitamente a leggere e
scrivere o completare la propria formazione scolastica attraverso corsi
avviati all’interno delle proprie comunità.
Non a caso lo slogan della Mission Robinson è “Yo sì puedo”(io posso), uno
slogan che è diventato anche il ritornello di una canzone dei Sontizon, il
gruppo caraqueòo di salsa hip-hop proveniente dai ranchitos (accampamenti) del
quartiere El Valle e tra i più coinvolti nel processo bolivariano.
Così grazie agli stanziamenti previsti dalle missioni Robinson e Ribas, per la
prima volta in Venezuela i ceti popolari possono accedere all’educazione
primaria e superiore.
La Mission Sucre riguarda invece l’Università: il governo offre un contributo
per coprire almeno parte delle spese.
Queste tre missioni si inseriscono all’interno di un progetto governativo di
più lunga durata, che consiste nella creazione di scuole e università
bolivariane, cioè gratuite e fondate sull’idea che sono le istituzioni
educative a recarsi sul territorio e a costruire insieme alla comunità
progetti e saperi che abbiano ricadute positive sulla comunità stessa.
Insomma, un cambiamento radicale.
“Oltre ai corsi di alfabetizzazione” continua la direttrice della biblioteca
“le persone vengono qui anche per utilizzare i computer e Internet. Il
Ministero dell’Innovazione Tecnologica ha aperto una centinaio di Info Point
in tutta Caracas perché tutti possano utilizzare Internet. La gente che abita
nei quartieri più poveri non può infatti permettersi di comprare un computer e
quindi senza iniziative del genere rimarrebbe esclusa. Qui almeno per mezz’ora
si può anche navigare gratuitamente. L’Info Point è molto frequentato anche
dai medici cubani che partecipano alla Mission Barrio Adentro. Sono medici
volontari, venuti direttamente da Cuba per prestare servizio nei barrios.
Approfittano del centro per comunicare con le loro famiglie.”
Ebbene sì, nei quartieri più poveri di Caracas le cure di primo soccorso e non
solo (ci sono anche dentisti, oculisti, ecc.) vengono effettuate dai medici
cubani: ‘petrolio in cambio di medici’ è l’accordo siglato Chavez-Castro. Un
accordo che il governo venezuelano è stato in un certo senso costretto a
sancire, data la reticenza dei medici venezuelani a frequentare i quartieri
stile favelas. Su 100.000 medici, infatti, solo 29 hanno risposto all’appello
del governo di recarsi dentro i barrios per curare la gente. I medici
venezuelani preferiscono aprire cliniche private e dedicarsi alla chirurgia
estetica.
La tendenza sta lentamente cambiando, tuttavia per ora a curare i poveri, che
non possono permettersi nemmeno l’ospedale pubblico perché bisogna comunque
pagare le medicine, ci sono loro, i medici cubani. Ne incontriamo uno, sempre
qui, al 23 de enero. Camice bianco, volto sorridente, ci riceve nel piccolo
ambulatorio, dove lavora e vive. “Sono un volontario” ci spiega “non
percepisco nessuno stipendio integrativo per essere venuto qui. Il governo
cubano passa il mio stipendio direttamente alla mia famiglia e io ricevo
qualche aiuto solo per comprare il cibo. Visito le persone, prescrivo le cure
e distribuisco gratuitamente medicinali. Le persone che vengono in questo
ambulatorio non possono permettersi di pagare medicine e cliniche private.
Alcuni soffrono di cuore, altri di diabete e non si sono mai curati”.
La Mission Barrio Adentro ha portato alla costruzione di diversi ambulatori
nei vari quartieri periferici della città, mentre la Mission Milagros, che
prevede un viaggio a Cuba per interventi chirurgici gratuiti agli occhi, ad
esempio alla cataratta, consente anche agli anziani di vedere finalmente i
propri nipoti.
Ora tocca ai medici cubani. In un futuro prossimo i neolaureati delle
università bolivariane non esiteranno a venire qui, dentro il barrio, anche
loro.
Per altre informazioni: www.el23.net

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