La pasticca dei bimbi buoni

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Dal 3 Ottobre scorso per decreto ministeriale il Ritalin, una potente anfetamina a base di metilfenidato, è passato dalla tabella degli stupefacenti a quella degli psicofarmaci.
Da quella data il farmaco, appartenente alla famiglia della morfina e della cocaina, può venire usato per “curare” i bambini affetti dal così detto “Disturbo da Deficit dell’attenzione con Iperattività” (ADHD o DDAI).
Nello stesso periodo in alcune scuole d’Italia è partito un progetto chiamato “Prisma”, sponsorizzato da istituti privati, per individuare bambini affetti da questa sindrome tramite questionari per gli insegnanti le famiglie.
Le domande poste riguardano comportamenti molto comuni non solo nei bambini realmente “disturbati” (la cui percentuale in Italia è estremamente bassa), ma anche in bambini ribelli o un po’ “agitati”, come si trovano normalmente nelle aule scolastiche. Ai genitori viene per esempio chiesto se il figlio fa errori di negligenza, si dimena sulla sedia, se corre e si arrampica o parla troppo, se si agita o ascolta poco.
Bastano poche risposte affermative ed il genitore viene invitato ad una “visita più approfondita”, che potrà condurre alla prescrizione della medicina.
L’impressione è che si voglia per forza porre sotto controllo farmacologico tutti quei bambini che non stanno alle regole, sono ribelli e non si conformano ai canoni sociali stabiliti.
Numerose ricerche hanno evidenziato come i bambini veramente iperattivi (disturbo che non comporta nessun tipo di deficit cognitivo) riescono a superare tale disturbo mediante psicoterapie ed interventi pedagogici mirati, senza l’uso di alcun farmaco, tanto meno del Ritalin che servirebbe soltanto a nascondere i sintomi senza intervenire a fondo sul problema.
La questione risulta ancora più allarmante alla luce della situazione degli USA, dove il farmaco è in uso da molto tempo, e dove alcuni pediatri e psichiatri hanno lanciato un vero e proprio allarme dopo aver riscontrato nei bambini trattati con il Ritalin effetti collaterali talvolta devastanti: alcuni di loro, ormai adulti, non riescono a condurre una normale vita sociale, rimanendo dipendenti dalla sostanza.
Perfino la casa farmaceutica che produce il Ritalin, la multinazionale Novartis, nella scheda tecnica specifica che: “un uso abusivo del farmaco può indurre una marcata assuefazione e dipendenza psichica con vari gradi di comportamento anormale […] si richiede un’attenta sorveglianza anche dopo la sospensione del prodotto poiché si possono rilevare grave depressione e iperattività cronica.”
Nonostante questo, però, la Novartis ha invaso il mercato americano facendo pressioni su psichiatri e pediatri affinché prescrivessero il Ritalin a quanti più bambini possibile, tanto che i piccoli americani “impasticcati” sono ormai circa quattro milioni.
La stessa azienda ha caldeggiato le ricerche italiane ed è prossima al lancio della novità, malgrado le proteste sollevate anche da noi da una parte della comunità scientifica, ovviamente ignorate dal ministro Sirchia, espressione di un Governo disposto anche a giocare con la pelle dei bambini pur di far muovere ingenti quantità di denaro ed accontentare le potenti multinazionali e gli istituti di ricerca privati.
E che faremo noi, genitori dell’era Ritalin? Diremo ai nostri figli di stare molto attenti: di non esprimersi liberamente, di nascondere le emozioni, non correre o saltare in pubblico, non agitare mani e piedi durante una lezione di matematica, e stare sempre zitti. Solo così eviteranno visite specialistiche dove li giudicherebbero “un po’ troppo agitati” e li rincoglionirebbero con il Ritalin (laddove non avesse già provveduto la TV).
Magari alle Piagge il Ritalin verrà direttamente irrorato dagli aerei, chissà!!
Che bella cosa vivere in un Paese dove tra un po’ si finirà in galera per una canna, ma in compenso si possono tener buoni i bambini con una sostanza che fino a due mesi fa era considerata una droga!

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