La partecipazione come falsa partecipazione

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Trenta anni fa, parlando del “progresso come falso progresso”, Pasolini ci insegnava come smascherare la falsità e la menzogna dietro quelle parole pronunciate così spesso da finire per essere usate senza riflettere. Ancora oggi una vera comprensione delle cose, presupposto di un giusto agire, passa per una vera riflessione sulle parole.
Oggi, nella Firenze del 2005, circola una parola che è stata caricata di equivoci e falsità da chi vuole cooptarla in sé pervertendone il senso: questa parola è PARTECIPAZIONE, che diventa quindi una falsa e finta partecipazione. Per essere chiari, il soggetto artefice della falsificazione di questa parola è l’attuale amministrazione comunale fiorentina, che a partire dalla campagna elettorale per le amministrative del 2004 l’ha sbandierata come slogan vincente, espressione della propria volontà di aprirsi alla cittadinanza e di coinvolgerla nel processo decisionale.
A distanza di quasi un anno dalle elezioni, questa amministrazione non ha realmente costruito un processo di partecipazione, sia per quanto riguarda la stesura del programma di mandato, sia per quanto riguarda il Forum per il Piano Strutturale (che è cosa di questi giorni). La presunta partecipazione è in realtà una finzione.
Le assemblee che si sono svolte non sono state un momento di partecipazione, ma al più un momento informativo. Ma partecipazione ed informazione sono due concetti distinti. Del resto, contestiamo anche il carattere informativo di suddette assemblee (pensiamo a quella che si è tenuta lo scorso 10 marzo, al circolo Arci Il Progresso, relativa al Quartiere 5): questo perché la propaganda raramente è informazione, e ciò che la presidente del Quartiere 5 Stefania Collesei, l’assessore alla Partecipazione Cristina Bevilacqua, l’assessore all’Urbanistica Gianni Biagi, l’architetto Gaetano Di Benedetto hanno messo in piedi ieri sera è stato un teatrino di propaganda.
Presupposto fondamentale di una reale partecipazione è la capacità decisionale, mentre queste assemblee hanno al più un carattere consultivo; e naturalmente è opportuno attendere le decisioni finali del Consiglio comunale per capire quanto di questa consultazione verrà recepito. Al momento possiamo solo dire che l’altra sera l’assessore Biagi ha sottilmente già fatto intendere che la consultazione dei cittadini conterà poco.
Questa amministrazione si fa vanto di aver compiuto una scelta politica coraggiosa nell’ “andare oltre quanto prevedono le norme, per offrire a tutti un’opportunità di partecipazione alle scelte per il futuro di Firenze” (citato dall’opuscolo “Firenze sarà. La città che vogliamo”). Ebbene noi ci preoccupiamo proprio per questa condizione “metanormativa”, poiché è proprio dove non esistono norme certe e codici ben chiari che si entra nell’area dell’equivoco, dove non si capisce bene cosa realmente accade. Pertanto sarebbe stato auspicabile, anzi necessario, un passaggio normativo e codificante prima di avviare il percorso di partecipazione (ovvero falsa partecipazione). Così almeno i compiti dei rispettivi soggetti e le regole del gioco sarebbero state, anche se non per forza condivisibili, almeno chiare.
A quando la vera partecipazione?

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