21 settembre 2018

La partecipazione come falsa partecipazione

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Trenta anni fa, parlando del “progresso come falso progresso”, Pasolini ci
insegnava come smascherare la falsità e la menzogna dietro quelle parole
pronunciate così spesso da finire per essere usate senza riflettere. Ancora
oggi una vera comprensione delle cose, presupposto di un giusto agire, passa
per una vera riflessione sulle parole.
Oggi, nella Firenze del 2005, circola una parola che è stata caricata di
equivoci e falsità da chi vuole cooptarla in sé pervertendone il senso: questa
parola è PARTECIPAZIONE, che diventa quindi una falsa e finta partecipazione.
Per essere chiari, il soggetto artefice della falsificazione di questa parola
è l’attuale amministrazione comunale fiorentina, che a partire dalla campagna
elettorale per le amministrative del 2004 l’ha sbandierata come slogan
vincente, espressione della propria volontà di aprirsi alla cittadinanza e di
coinvolgerla nel processo decisionale.
A distanza di quasi un anno dalle elezioni, questa amministrazione non ha
realmente costruito un processo di partecipazione, sia per quanto riguarda la
stesura del programma di mandato, sia per quanto riguarda il Forum per il
Piano Strutturale (che è cosa di questi giorni). La presunta partecipazione è
in realtà una finzione.
Le assemblee che si sono svolte non sono state un momento di partecipazione,
ma al più un momento informativo. Ma partecipazione ed informazione sono due
concetti distinti. Del resto, contestiamo anche il carattere informativo di
suddette assemblee (pensiamo a quella che si è tenuta lo scorso 10 marzo, al
circolo Arci Il Progresso, relativa al Quartiere 5): questo perché la
propaganda raramente è informazione, e ciò che la presidente del Quartiere 5
Stefania Collesei, l’assessore alla Partecipazione Cristina Bevil
acqua, l’assessore all’Urbanistica Gianni Biagi, l’architetto Gaetano Di
Benedetto hanno messo in piedi è stato un teatrino di propaganda.
Presupposto fondamentale di una reale partecipazione è la capacità
decisionale, mentre queste assemblee hanno al più un carattere consultivo; e
naturalmente è opportuno attendere le decisioni finali del Consiglio comunale
per capire quanto di questa consultazione verrà recepito. Al momento possiamo
solo dire che l’altra sera l’assessore Biagi ha sottilmente già fatto
intendere che la consultazione dei cittadini conterà poco.
Questa amministrazione si fa vanto di aver compiuto una scelta politica
coraggiosa nell’ “andare oltre quanto prevedono le norme, per offrire a tutti
un’opportunità di partecipazione alle scelte per il futuro di Firenze” (citato
dall’opuscolo “Firenze sarà. La città che vogliamo”). Ebbene noi ci
preoccupiamo proprio per questa condizione “metanormativa”, poiché è proprio
dove non esistono norme certe e codici ben chiari che si entra nell’area
dell’equivoco, dove non si capisce bene cosa realmente accade. Pertanto
sarebbe stato auspicabile, anzi necessario, un passaggio normativo e
codificante prima di avviare il percorso di partecipazione (ovvero falsa
partecipazione). Così almeno i compiti dei rispettivi soggetti e le regole del
gioco sarebbero state, anche se non per forza condivisibili, almeno chiare.
A quando la vera partecipazione?

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