La Madonna del Terrazzo

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La Madonna del Terrazzo

Col suo Figliol giocondo
Fa le sue grazie a tutto il mondo
Di guardarla non mi sazio
La Madonna del Terrazzo

Questa rima di carattere popolare esprime il culto verso l’immagine dipinta all’interno dell’omonimo oratorio di Via Michelacci. La piccola cappella venne costruita per proteggere un grande affresco di scuola giottesca che smagliante dei suoi colori rendeva bello un grande tabernacolo campestre. Questi tabernacoli, grandi altari all’aperto molto in uso nel Medioevo, venivano disseminati ovunque, lungo le strade, in genere agli incroci, e lungo le viottole di carattere poderale. Tale costume esprimeva la presenza quotidiana della divinità lungo le strade maestre, rivolgendosi a mercanti e pellegrini, e sui luoghi di lavoro, prevalentemente di carattere agricolo.
Il tabernacolo della Madonna del Terrazzo nasce in mezzo alla campagna all’esterno dell’antico borgo delle Sciabbie a Petriolo. L’appellativo “terrazzo” va inteso come scelta di un luogo formato da una piccola spianata, possibilmente rialzata onde essere protetto dalle continue inondazioni, precauzione insufficiente in quanto l’affresco presenta la parte inferiore completamente cancellata dalle piene.
L’iconografia dell’affresco è assai comune: la Madonna col Bambino sulle ginocchia siede in un trono di stoffa sorretto da due angeli, ai lati San Giovanni Battista e un Santo teologo non identificato. Lo stile, come già accennato, è quello posteriore alla morte di Giotto che lasciò dietro di sé un esercito di pittori, detti giotteschi, che lo imitarono per quasi un secolo. Volendo precisare meglio i riferimenti stilistici, l’affresco è riconducibile al maestro del tabernacolo dei Lippi e Macia attribuito a Paolo Uccello.
Nel XV secolo il tabernacolo venne protetto da un piccolo oratorio, come indica l’iscrizione in facciata: “D.O.M. P. LIMOSINA FATTA DALLA CHOMUNITA’”. Successivamente le parti interne dell’oratorio vennero dipinte a finte nicchie che accoglievano le figure intere di sette Santi, fra i quali sono riconoscibili i santi Sebastiano, Cristoforo, Antonio da Padova, Caterina d’Alessandria e San Francesco. Questo avvenimento è riconducibile all’inizio del Cinquecento e non presenta la mano di un artista affermato, si tratta invece di un piccolo ciclo di puro carattere popolare che lo rende assai interessante nel contesto estetico del periodo: i Santi sono dipinti alla buona, un po’ rozzi e dai tratti campagnoli, potrebbero essere gli abitanti del luogo momentaneamente in posa appena lasciati gli arnesi da lavoro.
L’oratorio non presenta pregi architettonici: oggi interrato di circa un metro appare anche più modesto, le finestre un tempo all’altezza della testa sono oggi a livello della strada. Nell’antica cartografia l’oratorio è rappresentato preceduto da un piccolo recinto delimitato dal muretto, forse “il Terrazzo”. Gli interventi urbanistici effettuati dal 1961 si sono dimostrati privi di rispetto nei confronti di queste antiche testimonianze di arte e religiosità: così come i vicini oratori della Cupola e di S. Anna, anche il nostro ha assunto funzioni di spartitraffico, con tutto ciò che ne consegue. Nel 1960 un camion sfondò la parete dell’oratorio danneggiando le figure di due santi; il piccolo ciclo venne staccato e portato nella chiesa di S. Biagio a Petriolo, seguito l’anno successivo dall’affresco giottesco, che però, rivendicato dai parrocchiani, tornò alla venerazione all’interno dell’oratorio ma fu purtroppo sommerso dall’alluvione del 1966.
Il ciclo pittorico della Madonna del Terrazzo, assai danneggiato dalle vicissitudini suddette è oggi smembrato e disseminato negli ambienti parrocchiali di S. Biagio perdendo così il carattere originario di unità e dimensione. Una sua ricomposizione nella giusta volumetria sarebbe doveroso omaggio a questa testimonianza così bistrattata. Allo stato attuale l’oratorio continua ad essere urtato dai mezzi pesanti a dispetto dell’amore espresso dai cittadini del luogo.
Anche l’oratorio della Madonna del Terrazzo finisce così per ricordarci la vergognosa indifferenza degli organi amministrativi e tutori del nostro territorio ove non vengono rispettate né le cose né le persone.

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