26 settembre 2018

La grammatica dell’accoglienza

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Mollate gli ormeggi, abbandonate le zavorre e lasciatevi condurre per mano in
un viaggio alla scoperta dei saperi, guidati dagli occhi dei bambini e dei
ragazzi che frequentano il centro Giufà per l’alfabetizzazione in L2
(insegnamento dell’italiano come seconda lingua). I lavori degli allievi,
dalle elementari al biennio della media superiore, sono stati raccolti dagli
insegnanti del centro e pubblicati insieme all’assessorato alla Pubblica
Istruzione del Comune di Firenze in un nuovo libro didattico.
Allegro e accattivante, così si presenta Non avevo mai visto le case lunghe –
splendido e sensoriale, il titolo nasce da un pensiero del piccolo senegalese
Demba, al quale, arrivando la prima volta in Italia, le case sono apparse
lunghe anziché alte: la copertina lucida, la cura grafica del volume, le
pagine a colori attirano subito la curiosità e invitano a sfogliare il testo
che accoglie disegni, pensieri, storie vissute sulla propria pelle, racconti e
altri contributi dei ragazzi stessi. Cercando di riprodurre il loro linguaggio
e le loro emozioni, le pagine che lo compongono sono la fedele trascrizione di
quanto sperimentato in classe. Tutto sembra fuorché una noiosa grammatica.
È un libro dove tutte le attività, dalla comprensione di un testo alla stesura
di un racconto del proprio vissuto quotidiano, dalla compilazione di una
scheda per un film alla comprensione di un’etichetta, sono pensate per
insegnare l’italiano a bambini che non lo conoscono o lo conoscono ancora poco
per affrontare da soli, in piena autonomia, la scuola e le materie di studio,
ma anche – e forse soprattutto – per creare un clima di accoglienza.
Si tratta di ragazzi fra i quali sono presenti numerosi profughi di guerra o
che comunque hanno subìto il trauma di uno sradicamento dal luogo in cui sono
vissuti, dagli affetti e dalle amicizie, dai propri usi e costumi e sono stati
catapultati in un Paese di cui non solo sanno poco ma, in più non capiscono
neppure la lingua; bambini che presentano carenze sul piano dell’attenzione,
del lavoro in gruppo, dell’organizzazione del tempo e del rapporto con gli
adulti stessi.
In questo contesto si inserisce la collaborazione del centro Giufà con le
scuole del quartiere 4 per l’inserimento dei bambini migranti e prendono vita
un’esigenza e un desiderio: il desiderio di produrre strumenti “vivi”, nati
dallo scambio e dal confronto continuo con i ragazzi, in grado di rispondere
ai profondi bisogni riscontrati nel lavoro di ogni giorno; l’esigenza di
divulgare esperienze significative, diffondendo buone pratiche da esportare in
altre situazioni formative, suggerendo modelli e strategie che costituiscono
un prezioso patrimonio, condivisibile con un pubblico più vasto attraverso la
pubblicazione di un libro.
Non avevo mai visto le case lunghe è un percorso per incontrarsi, conoscersi,
capirsi in cui si offrono strumenti e stimoli, dove c’è la possibilità di
esprimersi attraverso l’uso della narrazione in tutti i suoi linguaggi
compreso quello corporeo: l’ascoltare un racconto, poter dire, scrivere,
disegnare se stessi e la propria storia.
Gli educatori del centro hanno cercato di rispettare silenzi e segreti finché,
quasi sempre e in modo inaspettato, è scattata la voglia di raccontarsi e
rileggere, a volte anche in modo fantastico, la propria esistenza. Ogni volta
che accadeva, era come se in qualche modo i bambini potessero liberarsi almeno
un po’ da un peso troppo grande per la loro età, quello della loro storia
passata o presente.
L’ideale dell’accogliere per sapere è certamente una premessa di minor
esclusione e la base di un’educazione basata sui principi di pari opportunità
per tutti gli allievi.
Occorre creare occasioni per raccontare e valorizzare quanto di originale
viene prodotto nei vari campi del sapere dai diversi popoli del pianeta.
La stima per le risposte culturali può infatti facilitare il rispetto verso
gli altri, anche se differenti da sé, per vivere in un mondo che – speriamo al
più presto – trovi la propria maturità e sensibilità al fine di costruire
insieme un dialogo costante e universale.

Non avevo mai visto le case lunghe, collana “Banyan”, edito dal Comune di
Firenze con l’editrice Vannini, è disponibile in libreria.
www.vanninieditrice.it

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